MARCO VOZZOLO.
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LA CORONA DEL RE LONGOBARDO.
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Parte 4.
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2016. Leone Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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CAPITOLO 21.
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Palazzo vescovile. Mattina.
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Isadora, rannicchiata di fronte al camino, discuteva con il cerimoniere sulle contraddizioni delle Chansons de geste, con
castelli, dame e cavalieri costretti ad affrontare pericoli e malvagit in nome dell'amore, mentre nella realt l'essere davvero innamorate creava invece seri inconvenienti alle dame. I suoi occhi puntavano sulle fiamme, ma il suo pensiero era lontano.
Mentre il cerimoniere raccontava di un'opera a cui aveva avuto la fortuna di assistere da un musico provenzale di passaggio, l'animo era rapito al punto che lei si vedeva tra le spire di un drago con lunghe lingue di fiamma, mentre il cavaliere che aveva il compito di salvarla e prendere la sua dote e il suo cuore reggeva la spada e lo scudo arrischiando la sua stessa vita.
In principio era il Verbo. Dio ne era il custode e Dio  il Verbo. Io stesso per concessione di Dio sono il dispensatore della sua incontrovertibile verit in questa parte della terra. Mise la mano sul petto. Porter la tua croce, o mio Signore! La voce di Ildebrando riecheggi nelle sale del suo palazzo come il suono del vento quando le imposte rimangono aperte e fuori c' tempesta.
Adesso il tono di voce di Ildebrando era pi sottomesso, gli occhi colmi di lacrime.
... e io, Signore? A me quale compito avete assegnato in tutto questo? Ho sempre saputo di compiere azioni peccaminose, ma il mio spirito  debole. Mio Signore perdonami, concedimi la salvezza dai peccati che il mio corpo mortale compie su questa terra.
Un rumore somigliante a un forte battito di mani giunse fin all'orecchio di Isadora, che sobbalz. Ne segu immediatamente un altro e un altro ancora.
Il cerimoniere, a quel punto, raccolse la bacinella con acqua e bende, recandosi di gran carriera alla piccola cappella privata del vescovo. L fuori attese con la discrezione cui era abituato.
Di fronte un grosso crocifisso ligneo, Ildebrando volgeva lo sguardo al cielo sferrandosi sulla schiena colpi di frusta chiodata che gli strappavano lembi di carne.
Rigoli di sangue colavano a imbrattare la camiciola bianca che teneva arrotolata alla vita, sopra la veste talare.
Un tonfo sordo fece capire al cerimoniere che la pratica di supplizi cui era dedito era terminata come di sovente, cio con
lo svenimento di chi vi si sottoponeva. A quel punto non restava che entrare e medicare le ferite, aiutandolo a riprendersi.
Un rombo annunci la ripresa dei lanci delle catapulte lucchesi.
Ne seguirono molti altri, poi frane ed esplosioni, mentre urla e scampani risuonarono a ogni angolo della citt.

Porta Gaialdatica.
Ruggero fu subito sui camminamenti.
Rimaniamo al riparo finch non avranno smesso dispose, mentre un grosso macigno volava sopra la sua testa andando a
schiantarsi sul campanile della chiesa di San Benedetto. Con la struttura ormai deteriorata, dopo qualche secondo di esitazione fran completamente, crollando sul tetto della chiesa sottostante che cedette di conseguenza, implodendo sulle centinaia di popolani che credevano di avervi trovato riparo. Travi, pietre, volte e vetri policromi piombarono su di loro, e i pochi rimasti non tramortiti uscirono all'impazzata. Durante la fuga incontrollata venivano scavalcate le macerie e calpestati i corpi, mentre una pioggia di macigni e orci esplodevano al loro impatto, seminando fiamme su ogni cosa. La gigantesca campana rimbalz su un contrafforte, schizzando sul deposito degli orci della pece e distruggendone buona parte.
Ruggero era sotto lo scudo per proteggersi dalla scarica di frammenti. Quando si affacci, vide i volti dei fuggiaschi imbiancati dalla calce e gocciolanti di sangue; fuggivano all'impazzata venendo raggiunti da altri frammenti e cadevano ancora a decine con i crani sfracellati e i corpi martoriati. Un gruppetto di superstiti si riun sotto la gronda di un vecchio torrione, divenuto poi la bottega di un vasaio; l'intera parete est della chiesa croll precipitandogli addosso. Dall'interno della chiesa, i pochi rimasti vivi urlavano i propri strazi. Qualcuno era incastrato tra le rovine del crollo.
Ruggero chiam a raccolta una dozzina di soldati e si lanci dentro ci che rimaneva dell'edificio, portando soccorso ai malcapitati.
Scoppi ed esplosioni rimbombavano ininterrottamente, preavvisando che sarebbe stato un attacco molto pi incisivo del precedente.
Dividendosi in due gruppi, il primo cercava di estrarre quanti pi uomini e donne, mentre l'altro rincorreva gli scampati al crollo riconducendoli alla chiesa per aiutare i Biancoverdi a estrarre i feriti dalle macerie.
Un sibilo roboante si avvert sulle loro teste, terminando in un fragore frastornante. Altri detriti ricaddero nella navata, finendo chi gi era stato schiacciato. Gli occhi di Ruggero fecero velocemente la conta dei suoi uomini, constatando fortunatamente che non erano tra quelli. Le sue mani invece afferrarono una trave grande come un tronco d'albero, aiutate da altre mani Biancoverdi. La donna che si trovava con le gambe spezzate e bloccate doveva essere tratta in salvo.

Palazzo del Comune, sala delle udienze segrete.
Primo pomeriggio.
Filippo esamin la pergamena tenuta stesa sul tavolo da quattro coppe poste ai suoi angoli.
Con l'indice indicava alcuni punti precisi. Questa  la pianta della cattedrale, gli ingressi sono qui, qui e qui. Quello frontale  il principale, che di fatto  sbarrato e vigilato al suo interno da guardie. Vi sono inoltre l'ingresso laterale, che poi  stato murato prima dell'assalto lucchese, e infine questa piccola porta segreta nell'intercapedine tra la parete nord e il campanile. Nessuno la conosce, fatta eccezione di noi che abbiamo questo prezioso documento dagli archivi vescovili.
Filippo continu: Spero non sia costato troppo almeno.
I buoni servigi hanno sempre un prezzo consistente, mio signore intervenne Genserico, che evidentemente aveva pagato lui stesso il tradimento dell'uomo del seguito vescovile.
Quante guardie? domand Filippo senza distogliere lo sguardo dalla carta.
Questo non lo sappiamo di preciso, ma non credo sia un problema. Nel momento in cui i ghibellini si riverseranno in citt si scatener lo scompiglio generale. Ognuno penser a mettere in salvo la propria pelle e sar quello il momento di agire spieg Pancrazio. Dar l'assalto al duomo proprio da quel piccolo ingresso, che sicuramente  il meno presidiato. Porter con me un fornito gruppo di uomini travestiti da modesti contadini; far arrivare un carro su cui caricheremo il tesoro, celandolo con del fieno. Sar a quel punto che, con una scorta adeguata, muover verso la Porta Fiorentina, la parte opposta della Porta di Sant'Andrea da dove si riverseranno le orde ghibelline, da quel momento, la citt diventer una moltitudine di roghi e una distesa di cadaveri, nessuno bader a un carro di contadini. Ci dirigeremo verso la vostra dimora di Badia a Pacciana e
lo metteremo al sicuro.
Il volto di Filippo tradiva qualche perplessit, tuttavia sembrava la soluzione pi sensata e di pi semplice realizzazione. E sia, dunque.
Un fragore scosse le pareti di palazzo, costringendo Filippo al gesto istintivo di portarsi le mani sul capo come a ripararsi dal crollo.
Stanotte. Tutto avverr questa notte stessa. Non ha nessun senso attendere oltre e voi indic Genserico, che sghignazzava voi vi recherete immediatamente all'accampamento del Castracani a consegnare il mio messaggio.  un compito di primaria importanza e, in caso non lo portiate a termine, far rivestire il mio seggio con la vostra pelle.
La spia non parve affatto preoccupata da quelle minacce, tant' che ribatt sfacciatamente: Uscire dalle mura durante un attacco  molto rischioso, mio signore. Senza ricordare l'importanza del messaggio, che se non arrivasse a destinazione comprometterebbe i vostri piani. Pretendo un anticipo sul compenso... mi invoglier a sfidare la morte in modo audace.
Filippo gli lanci un'occhiataccia di sbieco, ma non c'era tempo da perdere e una canaglia come Genserico era
fondamentale. Pertanto, a malincuore, gli fece consegnare dal suo tesoriere due monete d'oro come anticipo.
Le mani della spia le fecero immediatamente sparire mentre attendeva che Filippo scrivesse il messaggio da recapitare.
Filippo sciolse un pezzo di ceralacca alla fiamma di una candela, la fece colare a gocce al centro a sigillarne i lembi e vi affond la parte superiore del suo anello. Le stesse rapide mani che pochi istanti prima avevano afferrato avidamente le monete, adesso infilarono la lettera nella bisaccia.
Cosa attendete ancora? chiese rancoroso il Capitano del Popolo.
Ho un dono per voi, mio signore spieg strofinandosi le mani. La ragazza... Ho scoperto dove si  andata a ficcare: si  rifugiata nella clausura di Santa Beatrice, le monache le danno protezione in cambio di servizi e mansioni... mio signore, non tutte le monache dedicano la vita interamente all'Altissimo e anch'esse languono di piacere se opportunamente sollecitate spieg Genserico imitando un gesto osceno.
Con un'occhiata Filippo fece in modo che il tesoriere consegnasse alla spia altre monete.
Sai come guadagnare bene, non  cos? disse, ma Genserico gi usciva dalla piccola porta per dare seguito agli ordini ricevuti.
L'attenzione volse a Pancrazio: Questa notte.
Questa notte angeli dell'oscurit entreranno in cattedrale, mio signore, e non sar pace ci che porteranno concluse, esplodendo in una tonante risata.
Filippo strinse un pugno: Io invece far visita alla clausura... e state certi che neppure io tra quelle mura porter pace.
Nella sala delle udienze segrete si sentirono ancora risate.
Incessanti, i lanci ghibellini si abbatterono sulla citt fino al crepuscolo.
Gli incendi venivano spenti con estrema difficolt, ma erano fortunatamente molti di meno di quelli causati dal primo assalto.
I macigni catapultati dalle macchine nemiche avevano causato danni ingenti e centinaia di vittime; ovunque c'erano rovine, detriti e cadaveri, e fumo acre aleggiava pesante nell'aria fredda.
Un'altra giornata contraddistinta dall'orrore e dalla sofferenza. Una giornata in cui si respirava aria di morte.
Alla fine dello stretto vico dei Gabellieri, si apriva uno spiazzo dove solitamente stazionavano le guardie mercenarie, pagate dagli stessi gabellieri che abitavano l'angusto vico. Un cipresso molto alto era stato spezzato da un macigno e si era riversato su un'abitazione; priva della protezione di armati, ormai fuggiti, un gruppo di popolani era entrato nella casa, depredandola e rinvenendo il forziere contenente la percentuale sulle gabelle riscosse dal proprietario.
Riverso sul forziere, come se avesse tentato di proteggere la sua fortuna prima che la propria vita, trovarono il corpo del gabelliere, rimasto ucciso dal crollo del tetto. La frustrazione di anni di abusi e prepotenze trov sfogo sul suo cadavere: lingua e mani vennero appese a un gancio all'esterno.
Il quartiere dei pellai era stato raso al suolo: un tetto di legno ardeva nonostante si affannassero a lanciarvi sopra acqua e terra. Le vasche con l'acqua di bollitura delle pelli erano andate distrutte e avevano disperso il loro contenuto, rendendo l'aria irrespirabile.
Quasi tutte le botteghe dei mastri vasai, invece, erano intatte: per questo una valanga di fuggitivi vi aveva trovato riparo dal freddo, organizzando una distribuzione di focaccia grazie a un forno per la terracotta e alle ultime scorte di farina.
Il sale si scioglieva nel sangue e nelle pozzanghere, tra detriti e cadaveri. La ripa del Sale aveva perso il suo aspetto originale, con le case di pietra basse e incastonate l'una all'altra, ora fumanti e malmesse. Incredibilmente, l'ospitale era rimasto quasi intatto. Diversamente per la ripa nota come degli Assassini, dove i topi rosicchiavano i corpi sotto le macerie.
Il chiostro dei cambiavalute era devastato, i banchi ridotti a tizzoni dalle fiamme sprigionate dagli orci incendiari.
Il quartiere fosco, dove stavano taverne, stanze dei giochi banchi degli usurai, bordelli, aveva patito i lanci in modo drammatico: i suoi edifici erano pi alti rispetto al resto delle contrade e avevano la caratteristica di essere collegati uno all'altro da contrafforti, archi e passaggi angusti, con coperture di legno impermeabilizzate dal grasso animale che rendevano lugubre ogni vicolo anche di giorno. Cos, quando un macigno o proietto andava a segno, i crolli erano di maggiore entit.
Le mani di Clorinda posarono delicatamente un velo sul volto di un'altra delle sue ragazze perita. Era la terza e non si trattava solamente di affari che sfumavano, ma di vite a cui la guerra aveva messo fine.
Cos Clorinda si appart e cerc le parole adatte da dire in preghiera. Cercava di raccomandare l'anima delle poverette, anche se non sarebbero mai state seppellite in terra consacrata: le loro ombre avrebbero probabilmente vagato nel limbo per l'eternit.

Pistoia, mura.
Aveva nuovamente dato di stomaco. Non riusciva a trattenersi, e all'improvviso le viscere iniziarono a sciogliersi tanto da costringerlo a calarsi le brache e liberarsi.
I soldati lo seguirono con gli sguardi sconcertati. Avevano gi subito gravi perdite e assistendo anche a quella scena, di certo non riconoscevano nel giovane Iacopo Cancellieri una guida sicura, in grado di imporre il suo grado di comando. Quel delicato ragazzo non era adatto alla battaglia e sarebbe stato causa di una sicura disfatta della porta a lui assegnata. Tra gli uomini andava diffondendosi il malumore e qualcuno auspicava gli succedesse qualcosa prima del nuovo assalto.
Vedendolo defecare liquidi, segno della paura che aveva contorto le sue budella, un piccolo numero di soldati si avvicin all'ufficiale pi vicino, chiedendo consiglio; le rassicurazioni non li convinsero, anche perch l'unico fattore che teneva ancora in vita Iacopo era il denaro con cui avrebbe stipendiato ognuno di loro in caso di vittoria.
Ci volle l'intervento di un capitano per rassicurare gli armati: avrebbero ora dato esecuzione solamente ai suoi ordini, e non a quelli del giovane Cancellieri.

Porta Gaialdatica. Poco dopo il crepuscolo.
Il rancio stasera  abbondante accert Ruggero quando un soldato gli present una ciotola con delle costate di maiale.
Comandante, sono periti due maiali quest'oggi. Ne abbiamo approfittato... disse mentre porgeva una porzione di carne anche a Bastiano.
Attaccheranno? chiese questi al comandante.
Ruggero annu.
E ci batteranno?
 assai probabile, ve l'ho gi detto. Sono molti di pi e meglio armati. Hanno le macchine d'assedio e ci stanno piegando a suon di macigni e orci incendiari.
Ma gliele abbiamo suonate anche noi, non  forse cos? insistette Bastiano.
Hanno provato ad assalirci solamente con le scale...  stato solo il primo attacco. Quando avvicineranno le torri riusciranno a conquistare molti tratti di mura e sar a quel punto che diventer molto dura.
Vedendolo visibilmente tormentato, Bastiano cambi argomento. Isotta?
Temo sia scomparsa. In tal caso il mio cuore non si darebbe pace... ammise.
Perch non la andate a cercare?
Ruggero scosse il capo. Attaccheranno da un momento all'altro. Vorrei correre a cercarla, ma non posso allontanarmi. Per porre termine all'argomento aggiunse: Teniamo gli occhi aperti, tra non molto un'orda di nemici si riverser su di noi e dobbiamo farci trovare preparati.
Bastiano comprese e si allontan, portandosi verso gli arcieri e i balestrieri che attendevano gli eventi.
L'oscurit avvolse presto la piana e la citt. Lungo la cerchia muraria si vedevano i fuochi dei soldati.
Sulla torre della Porta Gaialdatica, mosso da una leggera brezza gelida, sventolava il vessillo Biancoverde. Superata la mezzanotte, nessun rumore giungeva alle mura n parevano esserci novit.
Qualche soldato poggiava momentaneamente lo scudo, riposando le braccia intorpidite dal freddo.
Liberando i pensieri, Ruggero espresse la sua preoccupazione a Bastiano: era alquanto strano che la Porta Fiorentina non subisse assalti seri e decisi. Era la porta pi vulnerabile, eppure
il Castracani pareva non approfittarne. Una volta, in quel punto, doveva esserci stato un barbacane, smantellato poi per far spazio alla torre con doppia chiusura e a un'intercapedine per i lanci dall'alto contro gli invasori. L'errore dei genieri e dei progettisti, che la rese pi vulnerabile, fu la costruzione di mura molto alte ma di poco spessore: i colpi dei mangani l'avrebbero mandata in frantumi. Nonostante ci, a quella parte della cerchia non era ancora stato portato un assalto con determinazione.
Temete un tradimento? chiese Bastiano.
Dai Tedici mi aspetto di tutto.
Ma... se i lucchesi si riversassero oltre le mura, Filippo diverrebbe Capitano del Popolo su un mucchio di rovine.
L'occhiata di sbieco anticip le parole di Ruggero. Non se ha gi un accordo. Salvacondotto per lui e i suoi possedimenti. Diverrebbe anzi molto pi ricco, con tutte le altre dimore delle ricche casate date alle fiamme. Io dico che  meglio stare attenti. I lucchesi potrebbero aver organizzato un attacco dall'interno.
State per chiedermi qualcosa dunque, non  cos? scherz Bastiano.
Una sentinella che sia rivolta all'interno, niente di pi.
Far in modo che si dia disposizione immediata, comandante fece per allontanarsi Bastiano.
Ruggero lo vide abbassarsi di colpo, evitando una freccia. Nello stesso istante, l'aria si riemp del sibilo di altri dardi e quadrelle.
Una cuspide lanciata da qualche maledetto arco lucchese rimbalz sull'elmo di Bastiano, che si accucci dietro una merlatura ringraziando il Signore.
Attaccano! Attaccano, alle armi!
Un soldato venne trafitto all'occhio da un bolzone di balestra; il suo sangue macchi le tuniche dei compagni vicini.
Un altro dardo si piant nella gola di un arciere fuoriuscendo alla base della nuca; altre frecce passarono sulle teste dei Biancoverdi, che si riparavano dietro gli scudi e le merlature.
. Gli arcieri Biancoverdi incoccarono le loro frecce di risposta: senza riuscire a vedere i loro bersagli a causa del buio, scoccarono alla cieca. I lanci si ripeterono rapidamente. Un soldato portava sui camminamenti fasci di frecce e le sparpagliava dietro gli arcieri che si abbassavano, raccoglievano, incoccavano e scagliavano.
Le grida di incitamento alla battaglia riecheggiarono nella piana, gelando il sangue dei soldati sulle mura: il rumore di migliaia di passi che calpestavano il terreno scosse i loro animi
Anche dal basso continuavano a fioccare quadrelle, micidiali
bolzoni e ancora frecce, che spesso si spezzavano sulle pietre delle merlature ma pi frequentemente andavano a segno.
Il cigolio delle ruote delle torri d'assedio ora si faceva distnto. Le stavano avvicinando alle mura. Era quello l'assalto decisivo, pens Ruggero mentre si affacciava per dare rapide occhiate alla situazione. Il suo scudo era gi irto di frecce. Osserv la scena di un arciere a cui si strapp la corda dell'arco e che infil veloce la mano nella sacca, estraendone un'altra che applic al fasciame tendendolo subito in altri lanci micidiali.
Alla luce delle torce nemiche, che finalmente si erano decisi ad accendere passato l'effetto sorpresa, le prime torri stavano apparendo.
Incendiate le frecce! ordin Ruggero agli arcieri. Incendiate le frecce!
Dopo aver imbevuto le cuspidi, avvolte di lembi di stoffa, nella pece, le posavano nei bracieri e le scagliavano contro le torri. I lucchesi di contro spegnevano le fiamme con vigorose secchiate d'acqua, spingendo sempre di pi le ruote, che lasciavano profondi solchi nel terreno.
Mirate agli uomini che spingono! url Bastiano.
Ma in loro soccorso accorrevano altri soldati che reggevano alte parate di legno, scudi, pezzi di armature e altro materiale di recupero a copertura: presto fu tutto pieno di frecce palesando l'inefficacia dei lanci dalle mura.
A quel punto ripresero con le frecce incendiarie, ma le strutture d'assedio erano ormai troppo vicine perch potessero funzionare.
Correndo verso la torre pi vicina, Ruggero inciamp rovinando a terra. Qualche passo pi in l e sarebbe caduto nel vuoto per almeno una decina di metri. Rialzandosi ringrazi la sorte e prosegu verso l'enorme struttura lignea che stava arrivando protetta da assi, placche, pelli e scudi.
Preparate la pece! dispose estraendo la spada.
Quattro soldati reggevano l'orcio colmo. Dietro Ruggero si ammassarono altri Biancoverdi.
Quando la torre si addoss alle mura, un ponte arpionato cal sulle merlature e a decine si riversarono sui camminamenti.
Un lucchese si gett su un giovane Biancoverde abbattendo la sua picca che, pur scomoda da maneggiare, frantum elmo e cranio dell'avversario. Rialzando la sua arma, rimase agganciato un brandello insanguinato di elmo. La scosse liberandola, prima di farla ricadere micidiale sulla schiena di un altro Biancoverde, che venne squartato fino al torace.
Ruggero si fece avanti frapponendo tra lui e la picca il suo scudo a goccia. Facendo saettare la spada si accorse che l'avversario indossava un usbergo che aveva reso inefficace il suo colpo. Il ghibellino gli ghign contro e url: Per san Martino, avanti!.
Dietro di lui i nemici risposero all'unisono, acquisendo la forza per avanzare.
Era necessario alzare anche il morale dei Biancoverdi, che stavano per venire sopraffatti.
Lanciate l'orcio... adesso! url, mentre parava un altro colpo di picca.
I soldati fecero oscillare l'orcio e infine lo rovesciarono nell'apertura della torre d'assedio. La pece si sparse colando lungo tutta la struttura.
Arcieri, lanciate!
Le fiamme divamparono e si espansero fino alla base, attecchendo anche le ruote. I ghibellini ancora all'interno arsero vivi. La torre divenne una gigantesca torcia che illuminava di rosso le mura e gran parte della piana, poi croll su se stessa, in un vortice di scintille, avvolgendo
anche altri ghibellini che si apprestavano a poggiare le scale.
Fu compito dei Biancoverdi sterminare le decine di nemici saliti su quel tratto di mura.
Il lucchese armato di picca, in preda al risentimento, cerc di colpire Ruggero calando la lama dall'alto ancora una volta, ma aveva perso l'audacia. Con la base del bastone colp l'elmo di Ruggero facendolo cadere, poi scagli la punta della picca verso la sua faccia.
La prontezza di riflessi del capitano Biancoverde gli salv la vita. La reazione fu rapida: sferr un colpo di taglio alla gamba e con lo scudo lo spinse oltre le mura, ricacciandolo da dove era venuto, e il suo corpo si schiant al suolo.
Generale era l'esultanza sulle mura da parte dei difensori; si espanse per l'intera cerchia in un passaparola vorticoso tramite
il quale tutti i soldati vennero a conoscenza del primo successo della battaglia.
Ma altre torri vennero sospinte fino alle mura e da esse una moltitudine di nemici si rivers sui camminamenti, e a mano a mano che i tratti venivano conquistati i ghibellini issavano stendardi e vessilli.
Con la mazza ferrata, un lucchese con un corsetto nero e un elmo con un lungo crine nero anch'esso, semin il panico tra i difensori. Parecchi vennero messi fuori combattimento con gambe spezzate, elmi fracassati e volti sfigurati. Doveva trattarsi di un combattente formidabile, pens Bastiano con rammarico nell'istante in cui si posizionava proprio di fronte a lui.
Per san Martino! ringhi prima di sferrare un colpo cos vigoroso da piegare lo scudo del Biancoverde. Un altro colpo glielo strapp dalla mano e, infine, gli spezz la spada
facendolo ricadere all'indietro. Gli fu subito addosso. Con le braccia incrociate sulla testa, Bastiano fece un disperato tentativo di salvarsi la vita. Fu una fatalit a salvarlo, perch, nell'avanzare di una schiera di Biancoverdi, uno di essi squarci il ventre lasciato scoperto dall'assalitore, costringendolo in ginocchio a cercare di contenere le proprie viscere. Prima di raggiungere i compagni, quel soldato frug velocemente tra le sue cose ricavando un anello e delle monete.
Bastiano rimase seduto per qualche istante, cercando di riacquistare il controllo del proprio coraggio. Ancora ansimante, cerc un'altra spada con cui combattere e ne raccolse una vicina a un soldato trapassato da una lancia. Poi si addentr nella mischia, menando fendenti a ogni nemico che gli si parava di fronte.
Ancora sangue, ancora fuliggine, ancora sudore, ancora urla di coraggio e urla di dolore. La mano guantata di Ruggero sfil la lama dal corpo di un ghibellino e, contemporaneamente, si apprestava a fermarne un altro che lo stava caricando ululando. Gli bast abbassarsi e coprirsi con lo scudo per farlo sbilanciare e farlo rotolare sopra la propria bipenne slanciata in avanti; quello precipit cos dalle mura.
Ma non era ancora finita. Muovendosi a scatti come avrebbe fatto un lupo, colp con il pomo della spada un altro assalitore lacerandogli la bocca e il naso, poi lo fin assestandogli un colpo di punta; la lama fuoriusc della nuca dell'avversario.
In un attimo di stallo, mentre tutt'intorno si combatteva, Ruggero si pul il volto dal sangue e dal sudore. Le torri d'assedio erano ormai quasi tutte adiacenti le mura, rigurgitando decine di nemici. Anche le frecce infuocate non sortivano pi effetto: i lucchesi avevano imparato la lezione e avevano ricoperto le strutture d'assedio con liquidi refrattari.
Incuranti di poter colpire anche i propri commilitoni, piogge di frecce continuavano a giungere dalla piana e saturavano l'aria di sibili angoscianti.
Un gruppo di Biancoverdi cercava di difendere strenuamente un tratto di mura, arroccato in uno slargo per respingere i lucchesi che si affacciavano da una torre. Ruggero si rimprover di stare pensando troppo. Con occhi rinnovati e mente pi lucida, vide che gli assalitori erano troppi; e lui aveva gi perso parecchi uomini. Li chiam quindi in ritirata, facendo risuonare i corni dall'alto della torre cos da ricompattare le fila, pur sapendo di aver perso buona parte del tratto di mura assegnatogli. Tuttavia, non era ancora detta l'ultima parola.
Riformati i ranghi fece formare un muro di scudi per coprire l'arretramento, nel contempo richiam dietro di loro gli arcieri. Potevano ancora reagire.
Decine di dardi sibilarono e centrarono i nemici che avanzavano brandendo le armi. Urla, tonfi e sibili sinistri oppressero l'aria sui camminamenti: gli arcieri Biancoverdi fecero strage di ghibellini, che caddero da una parte e dall'altra delle mura.
Nel contempo, altri difensori lanciarono la pece sulle torri, incendiandole.
Vista da fuori, la Porta Gaialdatica appariva come la tetra scena di una disfatta. Quella dell'armata ghibellina.

Attendamento ghibellino. Notte.
Con gli occhi puntati sulle torri avvolte da fiamme che si levavano alte schiarendo la notte, Castruccio imprec. Indossava l'armatura coperta dalla livrea della sua casata e con lo stemma dell'imperatore. Il cavallo scalpitava nervoso e soffiava dalle froge nuvole di vapore.
Il Castracani si era posto alla testa della cavalleria pesante, composta da quattrocento cavalieri con i rispettivi scudieri. Avrebbe seguito il primo schieramento, formato dai pisani che ci tenevano a dar battaglia alla ricerca degli onori che, fino a quel momento, non erano riusciti a conquistare. Chiudeva la lunghissima fila lo schieramento lucchese di fanteria.
Lo scintillio degli elmi, che rifletteva la luce della luna, divenne ben visibile dalle mura, come un lungo serpente dalle squame di metallo che si dirigeva verso la Porta di Sant'Andrea.
Quando finalmente anche l'ultimo dei lucchesi sui camminamenti venne ucciso, i Biancoverdi urlarono di gioia.
Intanto i balestrieri tempestavano di quadrelle quanti cercavano di dare l'assalto alle mura con le scale e dall'unica torre rimasta integra.
Ruggero poggi entrambe le mani su una merlatura, studiando l'avanzata ghibellina che, questa volta, vedeva alla sua testa il Castracani in persona.
Richiam a s Bastiano e, quando gli fu abbastanza vicino, gli indic la lunga fila di soldati nemici. Attaccheranno Sant'Andrea.
Potrebbero riuscire a difenderla a dovere fu la risposta dell'altro.
Ruggero si accorse che non aveva colto il senso delle sue parole. Quella porta  perduta. Per muovere tutte le forze rimaste e concentrarle su quell'unico punto quando in ogni altra zona le difese si sono sensibilmente fiaccate, vuol dire che c' qualcosa sotto.
Bastiano annu consapevole. Dove state andando? chiese.
Avete voi il comando adesso. Vado a vedere cosa sta accadendo! Ruggero fiss l'amico.
Sta bene, posizioner degli arcieri rivolti all'interno allora.
Concordo, amico mio. Aspettatevi qualunque cosa. Io intanto mi muovo url, cercando di coprire i rumori della battaglia in corso.
Discese le scale pi rapidamente possibile, afferrando con forza le redini di un cavallo che scalciava inquieto: stava per impazzire a causa della battaglia e dell'odore del sangue. Ruggero gli carezz la fronte avvicinando la testa al proprio viso per sussurrargli parole placanti, poi lo mont senza smettere di carezzarlo sul collo e sulla testa. Infine lo incalz, premendo forte nei fianchi, lanciandolo al galoppo tra i vicoli della citt. Doveva raggiungere la Porta di Sant'Andrea prima dei ghibellini.

Porta di Sant'Andrea.
Colti alla sprovvista, i difensori della porta iniziarono a cadere uno dopo l'altro. Le milizie vescovili non si aspettavano un attacco improvviso ma, soprattutto, non se l'aspettavano dall'interno.
I mercenari di Pancrazio ebbero presto la meglio sull'esigua guarnigione. Inoltre, il frastuono aveva coperto il meschino assalto, impedendo agli sventurati difensori di chiedere aiuto ai compagni.
E gi l'impeto iniziale andava scemando in sparuti combattimenti, che terminarono con l'eliminazione dei soldati del vescovo. Uno di essi cerc di compiere un ultimo gesto disperato: si lanci verso la campana dell'allarme, ma una quadrella lo trapass al torace.
Conclusa la carneficina, Pancrazio si pul il volto dal sangue con il dorso del guanto. Ansimante, avanz verso la porta notando una guardia ferita che cercava di strisciare verso la salvezza, ma l'ordine era categorico: non lasciare testimoni.
S'inginocchi e gli squarci la gola. Lo resse da sotto il mento fino a quando la carotide esposta non smise di saltellare a ogni pompata dell'aorta.
Tolto di mezzo anche l'ultimo spettatore, si apprest alla porta e, aiutato da altri mercenari, sollev l'enorme asse che la sbarrava.
Richiam poi i suoi. Alla cattedrale adesso, svelti! Sapete a quale compito siamo stati chiamati disse, senza mostrare la bench minima emozione per l'atto infame appena compiuto.

Convento di Santa Beatrice.
Madre, aprite, presto, ve lo ordina il Capitano dello Popolo! impose Filippo dalla finestrella a grate ricavata nella porta. Con la mano protetta dal guanto di maglia, buss vigorosamente, facendo vibrare lo stipite.
Mi chiedete di violare i miei voti, che necessit ci sarebbe? Non posso farlo, questa  una clausura! spieg la suora, ignara. Cosa volete da noi? Per quale motivo intendete entrare con tanta insolenza?
Dalle grate della piccola fessura si vedevano altri uomini d'arme dietro l'uomo che chiedeva di aprire.
Perch non avete scelta. Dietro la protezione di queste misere mura c' una persona che deve abbuonare le sue mancanze spieg.
Comprendendo il reale motivo di quella visita improvvisa e indesiderata, la suora cerc di guadagnare tempo: In questo luogo dimorano solo donne che hanno scelto di donare la propria esistenza al Nostro Signore e la nostra pace non pu essere violata. Pace che, signor mio, spero alimenti anche il vostro cuore.
Il pugno che Filippo sferr sulla porta fu talmente forte che la donna dall'altra parte sobbalz. State bene a sentire, maledetta sgualdrina! Aveva perso la gi minima pazienza che aveva concesso alla faccenda. Aprite vi dico, o violer la vostra verginit prima che lo facciano i lucchesi! concluse, sbattendo ancora una volta i pugni alla porta e ringhiando.
Di contro, la suora richiuse la finestrella e poggi la schiena alla porta, ansimante e in preda al terrore. Le bast poco per comprendere la gravit della situazione e si lanci di corsa a dare l'allarme. La mano segn la croce, richiedendo l'aiuto del Dio a cui aveva dedicato l'intera esistenza, poich era certa che Filippo sarebbe entrato. In un modo o nell'altro.
Infatti la porta and in frantumi, e nel convento si rivers la schiera di mercenari, che si misero immediatamente alla ricerca di suore da stuprare e ricchezze da depredare. Da quel momento in poi, le pacifiche e tranquille mura monacali si riempirono di urla e terrore.
Filippo non venne colto dalla frenesia dei suoi uomini, bens cammin lentamente come se nulla stesse accadendo. Con un sorriso sarcastico sul volto tolse prima un guanto e poi l'altro e li ripose nella bisaccia. Ferm il suo passo solo nel centro del corridoio, posando lo sguardo su una lapide su cui era scritto l'epitaffio di colui che vi era stato seppellito.
Hic est qui dissipavit mandatum arrogantiam lesse ridacchiando. Se qui dormi, tu che hai ripudiato la prepotenza, vorr dire che anch'io mi riposer quel tanto che basta. Allarg le gambe e vi urin sopra.
Nascosta nel giardino delle erbe medicinali, appiattita dietro alcuni cespugli, un mercenario scov la suora che si era rifiutata di aprire la porta e immediatamente avvert Filippo.
Questi arriv con la lena con cui aveva deciso di muoversi quella sera. Ben fatto. Che ricordi per sempre cosa vuol dire opporsi a Filippo de' Tedici.
L'armigero lo prese in parola: con lo sguardo carico di acrimonia, dapprima schiaffeggi la donna, poi le stracci le vesti. Bast un gesto del suo padrone a fargli capire che poteva abusarne come gli pareva. E le fu subito sopra, con la punta del pugnale pronta a squarciarle la gola.
Filippo si erse gonfiando il petto. Trovate Isotta e portatemela! Che nessuno la tocchi, mi raccomando, o penzoler nella piazza dello domo fino a che le sue carni non si saranno putrefatte! minacci.
Gli sgherri pi prossimi si dispersero setacciando l'intera struttura, che si rivel un nodo di posterle, scale e cunicoli che univano i vari ambienti del convento.
Non ci volle molto tempo affinch la trovassero: era raggomitolata dietro l'altare della cappella intitolata alla santa Beatrice.
Quando i mercenari chiesero la presenza del loro signore, Filippo accorse con impeto a vedere con i propri occhi l'oggetto dei suoi desideri finalmente in trappola. Stavolta non sarebbe riuscita a fuggirgli.
Isotta, rassegnata al peggio, sfior con le dita la teca contenente le reliquie della santa, un femore e il teschio, in una sorta di tacita implorazione d'aiuto.
Un mercenario la trascin per i capelli al cospetto del nobile, ma Filippo lo afferr per la gola e con l'altra mano gli strinse i testicoli. Mi sembrava di essere stato chiaro. Cosa non avete compreso delle parole nessuno la tocchi?
Perdonatemi, mio signore. Non era mia intenzione...
Fu in quel preciso istante che apparve la madre superiora seguita da altre religiose. Cosa state facendo? Non sapete che queste pareti sono sacre? Non temete dunque la collera divina per questi atti immorali? tuon, mostrando fermezza di carattere.
La risata di Filippo riecheggi nell'unica navata, fino a sfumare nell'abside. Sapete a chi state rivolgendo la parola, madre? la sfid.
Tutti siamo uguali al cospetto dell'Altissimo proclam l'anziana madre, ammonendolo.
La madre avanz seguendo l'asse centrale che portava dalla porta all'altare, l'aria austera e senza mai smettere di fissare Filippo che, tuttavia, non mostrava segni di disagio.
Lei indic Isotta  sotto la nostra protezione. Ha il diritto d'asilo che si ottiene nelle sacre mura! Detto ci incroci le braccia e alz il mento cinto dalla gorgogliera.
Adesso il tono di Filippo sfum nel provocatorio: Oh! Se le cose stanno cos e se  questo che desiderate, be'... non mi rimane che lasciare questo luogo a mani vuote. Vorr dire che saranno i ghibellini a porre in essere la mia vendetta e a tenerne conto dinnanzi all'Altissimo. Tuttavia... madre, concedete a me la riscossione di un debito.... Cos dicendo estrasse il pugnale e poggi la lama sul volto della ragazza, che tremava dalla paura. Con una mossa improvvisa e definita, il polso di Filippo si torse premendo sulla pelle del viso di Isotta, aprendo una larga ferita che partiva da sotto l'occhio e terminava, sgocciolante di sangue, al mento.
Guardando soddisfatto il deturpamento di quel viso d'angelo che aveva turbato i suoi sogni di molte notti, ripul la lama sul proprio mantello e la rinfoder.
Mentre Isotta si contorceva dal dolore con le mani strette sul volto, fece cenno ai suoi di lasciare quel luogo. Passando dinnanzi alla madre superiora, la schern: Madre, vedete? Vi ho dato ascolto e lascio tra le vostre sacre mura ci che era mio di diritto! Eppure  importante che voi apprendiate una cosa. Io le sibil a pochi centimetri dalla faccia sono il Capitano del Popolo, signore di codesta citt, e niente mi  precluso. Concluse la frase sputandole sulla tunica in segno di oltraggio, proseguendo poi verso la porta.
La madre e le altre suore anziane accorsero immediatamente ad aiutare Isotta, mentre nel chiostro riecheggiavano le urla delle suore pi giovani che venivano abusate dai mercenari di Filippo.

porta di SantAndrea.
L'armata ghibellina si stava riversando nei vicoli e nelle piazze della citt, creando scompiglio e seminando terrore. Atroci crimini venivano commessi dai soldati accecati dal bottino e dalle razzie che avrebbero potuto commettere, giustificati dalla vittoria ottenuta.
Sfondavano le porte delle case e violentavano donne, anziane e bambine. Ogni uomo veniva ucciso e sgozzato e gi decine di teste erano appese. Agli arcieri delle milizie vescovili vennero tagliate le dita, cos che non avrebbero mai pi potuto tirare.
Castruccio Castracani, in sella al suo maestoso destriero da guerra e attorniato dagli ufficiali, non mostr la minima manifestazione di deprecazione di fronte a quegli atti immorali e terribili. Il suo volto era imperturbabile, senza alcuna espressione che non fosse indifferenza.
La sorte avversa aveva vomitato l'orda nemica tra le mura e a tutti iniziava ad apparire chiaramente l'impossibilit di porvi freno. Pistoia era perduta.
Gli occhi di Ruggero furono testimoni della disfatta alla Porta di Sant'Andrea e tir forte le redini del cavallo, rivolgendo l'animale allo stretto vicolo che lo avrebbe ricondotto lontano. Strinse i talloni nei fianchi facendolo sollevare sulle zampe e nitrire di livore prima di lanciarlo al galoppo.
Quando il vicolo si apr nella pi larga ripa degli Arazzieri, Ruggero incroci il drappello di Filippo e i due sguardi si incollarono uno all'altro.
Il cavallo Biancoverde ferm la propria corsa trattenuto dalle redini, poi si impenn agitando le zampe elevate come se volesse scaricare l'energia accumulata dalla folle corsa.
La scorta del nobile fu lesta a estrarre le armi, cos come lo fu il comandante Biancoverde. Ma a entrambi parve pi importante cercare di salvarsi dall'invasione in corso e
desistette dallo scontro.
Ci rivedremo, Ruggero!
Pregate perch ci non accada mai, ve lo consiglio rilanci Ruggero riprendendo a galoppare.

Porta Gaialdatica, sulle mura.
Raggiunti gli uomini al posto loro assegnato, Ruggero avvicin subito Bastiano. Come stanno andando le cose? gli domand.
Potete vederlo voi stesso. Gli uomini sono allo stremo e questi dannati nemici sembrano non finire mai.
Ruggero assunse un'aria turbata prima di dare la notizia: I ghibellini sono entrati nelle mura dalla Porta di Sant'Andrea. Qualcuno ha tradito e non fatico a pensare a Filippo.
Si sta tentando almeno di contenerli?
Non penso si possa riuscire in alcun modo: le forze sono tutte dislocate sulle mura e non abbiamo un comando centrale che possa raggrupparle.
Gli fu impossibile nascondere lo sgomento; lentamente volse lo sguardo verso gli assalitori che si affannavano a risalire le scale nel tentativo di raggiungere la cima delle mura. Poi osserv i suoi Biancoverdi, che li respingevano combattendo
fino allo stremo; arcieri e balestrieri lanciavano incessantemente. La situazione era drasticamente chiara: le mura erano state violate e la citt perduta.
Mentre gli occhi scorrevano sui feriti trasportati al lazzaretto da volontari imbrattati del sangue altrui, la sua mente vag in lungimiranza alla ricerca di una soluzione. Se i lucchesi avessero saccheggiato ogni angolo, avrebbero avuto bisogno di almeno un'ora per arrivare fino l. Aveva un solo modo di allungare la vita ai propri uomini: arroccarsi e resistere il pi possibile.
Richiam l'attenzione di Bastiano.
L'ufficiale si avvicin ansimante. Il sangue colato dalla lacerazione della guancia gli aveva insudiciato la tunica. La cotta di maglia aveva ceduto sulle spalle e lo scudo ormai era a brandelli.
Comandate.
Siete ferito amico mio.
Il responsabile non potr raccontarlo.
Risero.
Quante perdite?
Troppe. E ho molti feriti che non reggeranno a lungo. I dannati lucchesi sono molti pi di noi.
E a breve ce li ritroveremo anche alle spalle.
A cosa pensate? domand Bastiano.
Ci ritiriamo. Porta il grosso degli uomini alla dimora dei Pucci e approntate una difesa. Io rimarr a presidiare le mura finch non sarete riusciti ad asserragliarvi, dopodich vi scorter i fuggitivi. Sar l... Una freccia sfior l'elmo di Bastiano, che fu costretto a infossare il collo nelle spalle.
Ruggero recuper la sua attenzione dandogli un forte colpo sulla spalla. Non perdiamo tempo prezioso, richiamate gli uomini e andate! lo esort.
Mentre Bastiano richiamava a gran voce i Biancoverdi, le riflessioni del comandante ebbero immediata ragione: alcuni reparti lucchesi stavano abbandonando l'assedio e si dirigevano verso la Porta di Sant'Andrea. Nel frattempo Ruggero doveva rallentare l'avanzata degli assalitori. Il suo aspetto era davvero malconcio, la tunica biancoverde imbrattata di sangue e lercia, l'usbergo incrostato e l'elmo ammaccato. Ma la grinta sembrava non essergli sfmata.
Dispose gli arcieri sulle merlature e raggrupp i balestrieri sulla torre, assicurandosi cos un ampio raggio di copertura
fornito dalle cuspidi che avrebbero scagliato contro gli assalitori, ormai ridotti anch'essi in gruppi privi di comando e attratti dalle possibilit di saccheggio.
Ruggero guard le decine di vittime che cadevano sotto i colpi delle quadrelle e poi piombavano a terra dopo un lungo volo dalle scale d'assedio. Le frecce, invece, andavano a colpire i nemici pi lontani, grazie alla loro gittata superiore a quella delle balestre. Il suolo era disseminato di corpi.

Lazzaretto.
Mentre mani esperte ricucivano i lembi della ferita, Isotta si dimenava dal dolore. Il viso si stava gonfiando e l'occhio era praticamente chiuso per la tumefazione. La suora che l'aveva accompagnata pregava stringendo un piccolo crocifisso, che avvicinava alle labbra per baciarlo con devozione.
Continuavano a giungere i feriti; nel chiostro i lamenti riecheggiavano, dando l'angosciosa impressione di essere sprofondati in qualche girone d'inferno.
L'olezzo del sangue e dei brandelli di carne accantonati agli angoli a marcire fecero venire forti conati a Isotta. Con la mano sfior la parte del volto sfregiata dalla lama di Filippo, scoprendo che il chirurgo aveva concluso il suo lavoro. Con rammarico immagin l'orribile cicatrice e gli occhi le si velarono di lacrime.
Lo sconforto le oppresse lo stomaco facendole mancare il respiro. Si sorprese del gesto istintivo di spalancare la bocca alla ricerca disperata di ossigeno. L'angoscia crebbe quando si iniziarono a udire, in lontananza, le urla degli invasori, che ormai imperversavano tra le ripe.
Le stesse sensazioni si rispecchiarono nei volti dei medici e dei volontari che prestavano soccorso. Era ragionevole pensare che il loro lavoro risultasse inutile: i lucchesi avrebbero trucidato tutti, combattenti, feriti o morenti. Per le donne, poi, si prospettava un destino ben pi atroce...
L'arrivo di nuovi soldati feriti scosse un po' tutti da quei terribili pensieri. Isotta venne fatta alzare dal tavolaccio su cui era stata suturata e aiutata a sedersi con la schiena contro il muretto del colonnato a perimetro del portico.
Riusciva a vedere solo da un occhio: decine di feriti venivano
disposti in ogni angolo libero, i carretti su cui erano trasportati grondavano sangue che imbrattava il pavimento, insinuandosi nelle scanalature del mattonellato disegnando tetri ghirigori scarlatti.

Duomo.
Lo sguardo vuoto della guardia che cadde sulle ginocchia con l'addome squarciato era puntato su Pancrazio che reggeva stretta la spada. Tutt'intorno imperversava la lotta tra guardie vescovili e mercenari, che erano superiori sia in numero sia in armamenti. Le guardie del vescovo infatti, essendo senza scudi, non riuscivano a proteggersi dai colpi e cadevano uno dopo l'altro. Nel giro di poco l'assalto era concluso.
Pancrazio diede ordine di finire i feriti, mentre lui e pochi altri si lanciavano contro la porta blindata. Dopo molti faticosi tentativi riuscirono a scardinarla, accedendo finalmente alla piccola sala a volta ogivale affrescata con stelle dorate su sfondo blu.
Il tesoro era proprio di fronte ai loro occhi: casse ricolme di pietre preziose di diversi colori, manufatti, monete d'oro e d'argento; spade dalla fattura splendida, brocche d'oro, vassoi d'argento e coppe intarsiate; collane, crocifissi, ossa e denti di santi laminate d'oro, porcellane, una pianeta ricamata con filamenti aurei, e ancora un forziere colmo di monete romane; perfino
una statua in marmo dell'imperatore Tito, ultimo barlume dello
splendore dell'antico impero.
Gli sfavilli dei preziosi si rilucevano sotto la volta, vibrando come onde al sole.
Gli occhi degli uomini si spalancarono, riflettendo avidit e bramosia. Tuttavia, la loro attenzione fu stregata dalla bellezza della preziosa corona poggiata sul cuscino di velluto rosso. Chi non conosceva la corona del re Radagaiso, la sua meravigliosa fattura e le leggende che le attribuivano incredibili poteri?
Nello sguardo di Pancrazio balen la bramosia, la sensazione di poter conquistare il potere se solo l'avesse avuta per s. Si accorse che gli altri stavano gi riempiendo le loro sacche con tutto quel che riuscivano a contenere. Aveva previsto quella perdita di parte del tesoro. Bast poco perch tutti arraffassero qualcosa, ma non appena il pi vicino a lui si abbass per raccogliere un vaso, gli punt il pugnale alla gola.
La nostra missione  trasportare il tesoro nella dimora di Badia a Pacciana, non di trafugarlo! url, premendo la lama. Sono stato chiaro? ringhi minacciosamente a denti stretti.
I mercenari si guardarono uno con l'altro come a considerare il reale peso di quell'intimidazione, mentre la fronte di Pancrazio si imperl di sudore, temendo una rivolta. Anche i suoi fedelissimi erano attratti dalle ricchezze che traboccavano dai forzieri.
Abbiamo cambiato idea disse uno di loro. Gi un altro port la mano alla spada.
La paura era adesso evidente sul volto di Pancrazio, che cerc tuttavia di non perdere il controllo della situazione. Vi far impiccare tutti se vi azzarderete a disobbedire agli ordini! Non  consigliabile perdere altro tempo. Fate presto, iniziate a caricare i carri! url imperioso.
Non prendiamo pi ordini da voi. Recupereremo il tesoro e lasceremo la citt. Piuttosto sar sconsigliabile per te, Pancrazio, opporti ghign proprio uno dei suoi uomini pi fidati, con cui c'era poco da scherzare.
Pancrazio spinse di lato l'armigero a cui premeva la lama alla gola e prese ad avanzare verso colui che aveva pronunciato quelle parole. Gaddo, credete vi sia possibile tradire? Imprecherete contro la sorte quando i boia vi strapperanno la lingua, maledetto! gli disse con le mascelle serrate dall'ira.
Ma tutti gli altri lo circondarono.
Inarc la schiena, spalancando la bocca a emettere appena un sibilo di dolore. Abbass lo sguardo e si accorse che la lama
lo aveva trapassato allo sterno. Il pugnale gli sfugg dalla mano che ormai non rispondeva pi ai suoi stimoli e, nonostante lo desiderasse profondamente, non riusc a tentare nessuna reazione che salvasse il suo orgoglio di guerriero. Un guizzo di boria lo fece voltare quel tanto da scorgere il volto del suo carnefice: Gaddo, l'uomo di cui pi si fidava.
Un singulto fece sbottare un fiotto di sangue dalla bocca, mentre le gambe gli cedettero facendolo crollare sulle ginocchia.
Tra... traditori disse con la voce ormai ridotta a un bisbiglio, prima di cadere esanime.
Gaddo poggi lo stivale sulla sua faccia usandola per fare perno ed estrarre la lama, che rinfoder subito dopo. Con passi rapidi si avvicin alla corona e la raccolse con cautela, con entrambe le mani.
Dopodich si rivolse agli altri, intenti ad abbrancare tutto ci che avrebbero potuto portarsi dietro, dicendo loro: Io mi accontenter di questa. Lascio a voi tutto il resto.
Accenn appena a un saluto con il mento, dileguandosi oltre la porticina.
Oltrepass i cadaveri delle guardie udendo dietro di s i rumori del combattimento e il clangore delle spade: i suoi soldati si stavano ammazzando l'un l'altro. Si consider fortunato a essere uscito prima che ci accadesse, gioendo di aver stretta a s la celebre corona. Ne avrebbe tratto potere e fortuna: l'essere uscito vivo dalla cripta ne era gi una prova.
Sentendo le urla di guerra dei lucchesi che avanzavano proprio nella sua direzione, fugg nel senso opposto, avendo cura di tenere ben nascosto il manufatto.
Doveva trovargli un nascondiglio sicuro prima che la citt fosse completamente invasa. Con l'affanno di chi fugge temendo per la propria sorte, si infil in un vicolo che si immetteva nel quartiere dei bottegai, intersecandosi con altri vicoli ancor pi angusti che confluivano nella ripa dei Fabbri, adiacente alla Porta Gaialdatica.
Gaddo corse avvertendo le urla di disperazione delle decine di popolani che cercavano scampo e inciamp in una robusta corda arrotolata, rovinando al suolo. La corona rotol di qualche metro finendo in una pozzanghera di fango. Imprecando si rialz e la recuper, celandola sotto il farsetto di cuoio. Ebbe un'idea: doveva togliere la tunica che lo associava alla casata dei Tedici. Lo fece immediatamente, gettandola dietro due grosse botti, poi riprese subito a correre.

Porta Gaialdatica.
I pochi nemici rimasti battevano in ritirata rinunciando all'assalto delle mura. Era venuto il momento, anche per la squadra di Ruggero, di dirigersi verso la dimora Pucci per arroccarsi.
Cos richiam arcieri e balestrieri, facendogli raccattare frettolosamente i fasci di frecce, e condusse i Biancoverdi verso il lazzaretto.
Nel canale di scolo al centro del vicolo scorreva sangue, gruppi di topi vi sguazzavano alla ricerca di nutrimento.
Alla vista dell'arco d'accesso al lazzaretto lasci un paio di uomini di guardia ed entr con il restante drappello. Porteremo con noi solamente i feriti trasportabili. Non possiamo fare altrimenti ordin, leggendo il disappunto nelle espressioni dei suoi uomini.
Il loro ingresso nel chiostro fu causa di spavento perch tutti credettero, a un primo istante, si trattasse dei lucchesi. Ma riconoscendo le tuniche biancoverdi, qualcuno fece il segno della croce ringraziando; i pi raziocinanti, per, compresero che la loro presenza voleva dire solamente una cosa: la citt era caduta e si cercava di salvare il salvabile.
Ruggero balz sul pozzo al centro del chiostro e richiam l'attenzione: Ascoltatemi tutti! I ghibellini sono riusciti a entrare nelle mura. Un brusio di sgomento riecheggi nel chiostro. La nostra unica salvezza  trasferirci nella dimora fortificata dei Pucci, poco distante da questo posto. Senza perdere altro tempo, dobbiamo iniziare a trasferirvi prima che gli invasori ci massacrino tutti. Inizino ad avviarsi tutti coloro in grado di camminare: gli arcieri vi scorteranno.
A quelle parole molti si alzarono e, seppure incerti sulle gambe, iniziarono la transumanza. Nei loro occhi il comandante Biancoverde leggeva un po' di speranza.
L'ultima a uscire fu Isotta, che era rimasta a fissare Ruggero, il suo Ruggero, che grazie al Signore era ancora vivo. Con il cappuccio del mantello copr il volto, provando vergogna per la terribile cicatrice, mentre con l'altra mano accenn un saluto.
Gli occhi del capitano Biancoverde si illuminarono di contentezza. Il cuore prese a battergli pi velocemente, rigonfiando il petto di speranza. Si sorprese di provare quel sentimento nonostante gli eventi. Con un cenno le indic di avviarsi con gli altri. Lei annu e abbozz un sorriso, portando con s gioia e sconforto. Si strinse nel mantello prima di varcare la soglia.
Con rapide e attente occhiate dall'alto del pozzo, Ruggero valut quanti feriti si potevano trasportare con i pochi carretti disponibili. Salt gi e inizi coi suoi uomini a caricarli.
Quando l'ultimo carretto part facendo cigolare le ruote sulla pietra, quanti si resero conto che sarebbero stati abbandonati iniziarono a protestare.
Dio vi punir! url uno di essi.
Aiutateci, non lasciateci qui! Ci tortureranno!
Taglieranno le nostre lingue e le appenderanno alle mura!
Auguro a voi la stessa sorte!
Le urla di supplica e le ingiurie riempirono il silenzio in cui era piombato il lazzaretto dopo essersi quasi svuotato. Altri invece, i pi malmessi, non avevano neppure la forza di parlare e se ne stavano agonizzanti in silenzio. Un monaco decise di rimanere, cercando di infondere coraggio. Il suo
sguardo e quello di Ruggero si incrociarono in un addio.
Le espressioni dei pochi balestrieri rimasti svelavano angoscia e dispiacere, ma nessuno poteva muovere un dito. Il destino di quegli infelici era nelle mani dell'Altssimo.
Andiamo disse Ruggero lasciando il chiostro.
Estrasse la spada, pronto a ogni evenienza. Il fumo saturava l'aria: molte erano le dimore a cui era stato dato fuoco.
Muoviamoci. Forza con quei carretti! esort i balestrieri che spingevano.
Erano costretti a passare per le ripe pi strette, per accorciare le distanze. L'attenzione dei balestrieri era massima, ogni bench minimo rumore li faceva scattare e sovente alzavano le lame.
Davanti alla dimora fortificata, conclusa la marcia, Ruggero tir un sospiro di sollievo.
Quando le enormi porte vennero aperte, si svel ci che stava accadendo nella corte, in cui tutti si davano gran da fare: 1 Biancoverdi disponevano i feriti al riparo lungo il corridoio, dove non sarebbero stati troppo d'intralcio durante l'imminente assalto ghibellino. Ai servi era stato imposto di ribaltare e posizionare i carri a difesa dei sofferenti.
Una fila di alabarde e picche era gi disposta lungo una palizzata; dalFarmeria erano stati recuperati tutti gli elmi, corazze e scudi disponibili. Secchi di terra erano gi disposti in modo da essere disponibili in caso di incendi, mentre un grosso orcio veniva riempito con l'acqua del pozzo. Gli arcieri spargevano le frecce lungo le merlature, pronte per essere scagliate.
Due soldati preparavano le torce in previsione del buio; un altro servo bolliva la pece e attizzava il fuoco su cui era stata appesa la grossa pentola.
Bastiano stava facendo davvero un bel lavoro: Ruggero si sent fiero di lui.
Quando l'ultimo dei carri accedette nella dimora, i battenti vennero richiusi, assicurati con una robusta asse trasversale. Il frastuono della chiusura sanc una sorta di limbo di incertezza; tutti si domandavano cosa sarebbe accaduto da quel momento in poi.

Palazzo del Comune.
L'ira di Filippo ebbe sfogo su un servo, la cui unica colpa fu di aver tardato la consegna di un dispaccio. Picchiatolo a sangue, l'osserv contorcersi. Si guard poi le mani, spaccate e sporche del suo sangue. Ancora insoddisfatto, afferr un candelabro rovesciandogli negli occhi il sego delle candele e poi colp forte fracassandogli il cranio.
Con affanno, il Capitano del Popolo stringeva il candelabro fissando con occhi stralunati i muscoli del ragazzo che scattavano rispondendo a stimoli sconclusionati.
Un consigliere militare, che si era guardato bene dall'intervenire, si chiar la voce prima di iniziare ad aggiornarlo: Mio signore... i lucchesi hanno conquistato gran parte della citt I messaggeri riferiscono di saccheggi e incendi ovunque. Dobbiamo andarcene.
La guarnigione di stanza alla Torre del Cinghiale? chiese Filippo.
L'altro schiar ancora una volta la voce.  perduta. Sulla cima sventola ora un drappo ghibellino.
Le case-torri dei Panciatichi, dei Montigliari, dei Baldi e dei Capecchi?
Bruciano.
E il duomo?
 privo di presidio per quanto ne sappiamo, esclusa la milizia di guardia del tesoro.
A Filippo casc il capo dallo sconforto, non certo per la sorte della citt, ma per la corona e il tesoro. Di Pancrazio abbiamo notizie? incalz.
Il consigliere fece segno di no con il capo.
Il nobile scagli un calcio al corpo del servo, urlando: Non  possibile, non  possibile! Il tesoro... la corona.... Gli occhi rifletterono la luce delle candele mostrando alienazione. Devo sapere cosa ne  stato della corona! Se cadesse nelle mani sbagliate, io... Sguinzagliate i migliori uomini di cui disponiamo! Che la trovino o far tagliare loro le teste! Sembrava in preda ai deliri.
Il consigliere si irrigid nel saluto militare prima di congedarsi con sguardo rassegnato.
Lungo il corridoio si accorse di un gruppo di mercenari che giocavano ai dadi e s'ingozzavano di carne e vino invece di predisporre un'adeguata difesa del palazzo. Pareva non si
preoccupassero minimamente dell'imminente irruzione dei ghibellini.
Riflett su quella circostanza e decise di abbandonare il palazzo e non farvi ritorno. Il pensiero di disertare gli strinse lo stomaco, era pur sempre un difensore di Pistoia... ma era consapevole del fatto che da li a poco il nemico sarebbe giunto a saccheggiare e fare strage anche in quel luogo.
Quando videro apparire Filippo con indosso l'usbergo con i colori della sua casata, i mercenari scattarono in piedi ribaltando il tavolo, le coppe e i dadi. Un tintinnio delle monete costituenti la posta in gioco risuon in tutto l'atrio.
Un bel modo di vegliare sulla mia persona, non c' che dire ironizz il Capitano del Popolo mentre le monete rotolavano. La voce si fece dura: Armatevi al meglio e seguitemi. Dobbiamo raggiungere lo domo.
In una manciata di minuti erano fuori dal palazzo e attraversavano l'enorme piazza. A passo deciso si dirigevano verso le sacre mura del duomo, in cui si stavano riversando decine di persone in cerca di riparo. Le urla dei lucchesi erano vicine, segno che le sparute resistenze stavano cedendo una dopo l'altra.
Un altro grosso incendio era scoppiato nel quartiere degli scalpellini, una grossa colonna di fiamme vorticante e spaventosa. Il fumo andava espandendosi anche nella piazza, dove rimaneva sospeso a causa dell'umidit.
La piazza era affollata di persone urlanti, una decina di capre fuggivano abbandonate al loro destino cos come piccoli maiali terrorizzati, i carri venivano abbandonati coi loro carichi; un cavallo impazzito travolse molte persone prima di ribaltare il carro che trainava. I sacchi di farina trasportati si lacerarono e riversarono il loro contenuto nella fanghiglia.
Un gruppo di guardie dalle livree gialle si faceva strada tra la folla, picchiando anche i popolani che correvano per trovare scampo, quando necessario.
Filippo riconobbe, ben tutelati, il vescovo e la sua concubina.
Gli sguardi del prelato e del Capitano del Popolo si incontrarono in un lungo istante di acredine.
Era evidente che, in un momento tragico come quello, ognuno
pensasse a mettere in salvo se stesso, ma tra di loro i patti
erano stati abbastanza chiari: il tesoro sarebbe stato suddiviso in parti uguali, anche se la corona di Radagaiso costituiva un forte motivo di conflitto e ognuno aveva segretamente pensato di strapparla all'altro.
Filippo ferm il suo drappello. Poi si rivolse provocatorio a Ildebrando: Vostra grazia ha forse intenzione di abbandonare i suoi fedeli?. Chin il capo accennando a un sorriso. Dimostrate di possedere il coraggio della fede schern.
L'espressione del vescovo mut, mostrando risentimento. Non c' pi nulla che io possa fare per questa gente. Solo l'Altissimo potr avere misericordia di loro. Se fossi rimasto nella dimora ci avrebbero trucidati: che quei bastardi prendano ci che vogliono, io mi rifuger nella piccola chiesa del beato Gualberto e attender l che i miei ambasciatori negozino la resa con il Castracani. Addio, che Dio vi assista. Fece il segno della croce mentre gi si incamminava forte della sua scorta armata.
Filippo l'osserv allontanarsi con lo sguardo stizzito.
Se riuscir a salvare la pelle e a recuperare la corona, ti strapper le viscere con queste mie mani e mi far eleggere vescovo, canaglia sussurr a denti stretti.
Bisogna fare in fretta, signore, o entrare nello domo diverr impossibile lo avvert uno dei suoi.
Forza, andiamo! esort.
Per varcare la soglia centrale, l'unica rimasta aperta, i mercenari di Filippo dovettero farsi strada tra la folla a colpi di spada.
Fate largo, cani rognosi! continuava a urlare il Capitano del Popolo sotto lo sguardo turbato della gente.
Ottenuto l'ingresso, attraversarono la lunga navata stipata di persone che si abbracciavano terrorizzate. Riuscirono ad avanzare fino all'ingresso della cripta, scoprendolo disseminato di cadaveri, sia di guardie vescovili che dei suoi mercenari. Accedendo alla piccola sala del tesoro trov il corpo senza vita di Pancrazio e di altri al suo comando e comprese ci che era accaduto: quegli avidi bastardi si erano uccisi tra loro per le ricchezze. Fortunatamente i pochi sopravvissuti a quell'inutile strage erano riusciti a trafugare solamente qualche piccolo forziere o pochi gioielli, quanti ne riuscivano a portare. Il grosso del tesoro si trovava ancora l: evidentemente i popolani avevano cara la loro sorte al punto da non curarsene.
Il volto di Filippo si apr in un ghigno: con il tesoro di san Jacopo poteva ancora contrattare con i lucchesi. Rise di gusto, raccogliendo tra le mani una collana di pietre policrome.
Due di voi stiano di guardia alla porta, gli altri si dispongano lungo la navata esterna. Attenderemo i lucchesi con le spade in pugno, perch saremo noi a cambiare i termini dell'accordo. Che a loro piaccia o meno, si dovranno accontentare delle briciole dispose.
Il tono che us fu talmente autoritario che venne data immediata esecuzione, nonostante la confusione che regnava. Grugnendo contro la gente impaurita, i suoi uomini si posizionarono adiacenti la parete della navata.
Intanto Filippo scrutava tra le ricchezze innanzi a lui, in cerca della corona. Dopo qualche tempo, rassegnato, comprese che l'oggetto pi prezioso di quel tesoro era stato portato via da uno dei bastardi tagliagole che aveva inviato a recuperarla. Adesso si trattava di stabilire quale dei pochi sopravvissuti era stato l'autore del furto. Cont i corpi dei suoi mercenari. Ne mancava uno soltanto, uno solo di quei bastardi era ancora in vita, e se la stava svignando. In un raptus d'ira il Capitano del Popolo imprec cos forte che la sua voce riecheggi sotto le volte in tutta la lunghezza delle navate.
Poi si rivolse a un paio di soldati: Dieci scudi ciascuno se mi portate vivo... gli trem la voce dal fervore ... si badi bene, vivo, Gaddo, quel figlio di scrofa, che ha trafugato quello che poteva dal... stava per dire dal mio tesoro, ma si ferm giusto in tempo dal tesoro di san Jacopo. Che sia chiaro, chi di voi ritrovasse la corona di re Radagaiso, ricever un piccolo possedimento e tanto oro quanto pesa la sua spada.
I due scattarono nel saluto marziale e sparirono alla ricerca del commilitone infedele.

Dimora fortificata dei Pucci.
Incontrandosi, i due amici si abbracciarono forte e a lungo, gioendo di essere sopravvissuti.
Vi trovo ancora tutto intero, fratello mio esplose Ruggero.
Io invece vi vedo molto provato. Ho sempre sospettato foste pi simile a un maestro di bottega che a un guerriero... e avevo ragione a quanto pare! Bastiano scoppi a ridere.
I soldati e i feriti li guardarono stupiti: i ghibellini stavano arrivando, le loro grida riecheggiavano preannunciando dolore e morte, e i loro comandanti ridevano.
Un Biancoverde sput a terra in segno di protesta. Un altro chiese ad alta voce, facendosi sentire da tutti: Cosa ci sar da ridere?.
Fu Ruggero a mettere subito freno a quella piccola rivolta morale, saltando su una botte. Sentite quelle urla? grid con tutta la voce che aveva.
Tutte le manovre dei soldati che approntavano le difese cessarono di colpo. La considerazione era massima.
Le sentite o no?
Ora qualche testa faceva segno di s.
Sono i nostri nemici, ma questo lo sapete gi. Ebbene, arriveranno alle porte di questa dimora per torturarci e ucciderci. Per le donne, poi, il destino sar ben peggiore. Eppure, colpe non ne abbiamo, giusto?
Stavolta le voci si levarono con concordanti s. Nonostante ognuno di noi stia espiando una colpa che non gli appartiene, il coraggio che siamo riusciti a recuperare nei nostri cuori ci ha permesso di respingere gli attacchi alle mura.  stato arduo; abbiamo versato molto sangue nemico e molto del nostro  andato versato.
Un urlo squarci l'attenzione dei soldati: Giusto!
Gliel'abbiamo fatta vedere a quei maiali!. Era un alabardiere, che gonfi il petto d'orgoglio.
Gli occhi di Ruggero gli rivolsero un bagliore di fierezza. Non paghi delle nostre imprese difensive, siamo riusciti a mettere in salvo i feriti del lazzaretto nonostante avessimo il fiato dei nemici sul collo.
L'assordante boato di un palazzo che crollava distrasse tutti per un istante. Ruggero comprese che il terrore attanagliava i loro animi, nonostante mostrassero grinta.
Io rido!
Sul viso di tutti si dipinse un'espressione di incredulit.
Io rido e aspetter che arrivino sotto queste mura per respingerli fino all'ultimo istante di vita che il Signore mi conceder. E quindi vi dico estrasse la spada, e lo stridore della lama nel fodero risuon per poco pi di un istante, bastevole ad avvalorare di coraggio quelle affermazioni ridiamo di fronte ai nostri nemici quando questi crederanno di aver gi vinto! Ridiamo perch non sanno cosa li aspetta!
Esplosero urla di incoraggiamento alla battaglia. Bastiano, leggermente in disparte, non credeva ai suoi occhi: i Biancoverdi ridevano mentre si rimettevano al lavoro. Scambi un'occhiata incredula con l'amico, ricevendo assenso. La battaglia sarebbe stata dura, ma non solo per loro.
Con il cuore in gola, Gaddo cercava rifugio in ogni anfratto gli saltasse agli occhi. Tuttavia, sapeva che i ghibellini avrebbero setacciato ogni buco alla ricerca di oggetti da trafugare.
Correndo, sbuc nella piccola piazzetta antistante la dimora dei Pucci. Quando i suoi occhi videro gli arcieri Biancoverdi disposti sulle merlature ebbe un sussulto, convinto di
indossare ancora la tunica con le livree dei Tedici.
Scoprendosi ancora vivo, senza frecce nel torace, ricord di averla tolta e gettata via mentre fuggiva. Fece un grosso sospiro prima di avvicinarsi ancor di pi alle mura. A una guardia url: Aprite! Cerco scampo... abbiate misericordia di un povero maniscalco!.
La guardia si rivolse a Bastiano, che nel frattempo aveva raggiunto i camminamenti: Signore, un maniscalco chiede di entrare.
La testa dell'ufficiale fece segno di no. In previsione di un sicuro assedio, nessun altro sarebbe potuto entrare, vista la scarsit delle provviste. Rivolgendosi allo sciagurato in basso, la guardia rispose: Fuggite altrove, e che Dio possa avere piet di voi! lo liquid.
Col cuore colmo di rancore Gaddo lo maledisse, avviandosi verso uno stretto vicolo che conduceva nel quartiere della Porta Gaialdatica. Fatti pochi passi si paralizz, trattenendo il respiro. Un gruppo di soldati era apparso brandendo le armi come pronti a dar battaglia. Convinto di aver trovato la morte, si urin addosso e, tremando, s'inginocchi pronto a chiedere piet.
Invece la sorte lo aiut ancora. Quei soldati non erano ghibellini, ma uomini dell'esercito in rotta, una quindicina in tutto.
Bastiano avvis subito Ruggero: era quello il segnale che i lucchesi erano ora molto vicini.
Le mani di Ruggero si toccarono il volto. Bastiano conosceva bene quegli atteggiamenti: l'amico stava escogitando qualcosa.
Con una rapida conta Ruggero prese atto del numero esatto dei soldati che indossavano livree dell'esercito pistoiese; l'ufficiale aveva sulla tunica l'orso della casata de' Salani.
Con rapide falcate discese gli scalini fino a una posterla; l'apr invitando i soldati a entrare.
Fate in fretta e raggruppatevi al centro del loggiato disse loro facendo segno di sbrigarsi.
L'ufficiale fu tra i primi a entrare e venne bloccato dalla forte presa della mano del comandante Biancoverde. Quando i loro sguardi si fissarono, disse: Aggiornatemi.
Lo sguardo dell'altro anticip la risposta: Saccheggiano ogni abitazione, ogni palazzo. Ho visto mucchi di cadaveri a cui venivano tagliate le lingue e gettate ai cani. Per adesso stanno evitando le chiese, ma  solo questione di tempo. Nella piazza dello domo stanno impiccando gli ufficiali, mentre agli arcieri tagliano le dita della mano destra. Qualcuno viene accecato per divertimento. Le donne violate e talvolta sgozzate. Scosse il capo sconvolto dai suoi stessi ricordi. Un cumulo di teste di soldati  al centro della piazza e di continuo giungono mercenari che ne aumentano l'altezza. Il sangue scorre in interminabili rivoli nelle strade. La citt  perduta. Il mio... abbass
lo sguardo, mostrando vergogna il mio signore, il comandante Balduccio de' Salani  passato dalla parte del nemico quando ha capito che tutto era perso. Ha consegnato lui stesso i suoi ufficiali ai lucchesi, che li hanno impiccati. Io ero al comando della guarnigione a difesa della torre a nord, la pi lontana, e ho potuto trovare scampo fuggendo e portando con me i miei uomini.
Ruggero sput a terra prima di replicare: Quel codardo bastardo di Balduccio! Bruci all'inferno!.
Raggiungendo il loggiato, ritrov il gruppetto di fuggiaschi ad attenderlo; erano disorientati ma ben armati.
Sentitemi bene esord. Vi abbiamo permesso di entrare solamente perch abbiamo necessit del vostro aiuto. Chi
lo vorr negare, verr immediatamente allontanato. Li guard tutti.
Tutti rimasero.
Bene. Non vi chieder di prendere ordini n da me n dal mio alto ufficiale. Indic Bastiano sulle mura, che rispose con un cenno. Tuttavia lo far per voi il vostro capitano.
L'uomo interpellato si irrigid nel saluto militare, assoggettandosi a quelle imposizioni.
Con il vostro aiuto, i ghibellini avranno di che preoccuparsi quando attaccheranno queste mura!
I soldati alzarono il braccio in segno di approvazione. Adesso erano molti di pi, si compiacque Ruggero.
Gaddo sospir. In altre circostanze avrebbe approfittato della vicinanza per squarciargli la gola, ma era il momento di non pensare ad altro che alla sua sola vita. Se tutto fosse andato come sperava, avrebbe gustato poi la giusta vendetta: Ruggero e Filippo sarebbero stati i primi, sempre che sopravvivessero ai lucchesi.
Non credeva ancora di averla scampata cos facilmente. Ora si trovava mischiato ai soldati dei Pucci.
Con la mano tast il suo corpo per accertarsi che la preziosa corona fosse ancora al suo posto. Non gli restava che da trovare un posto tranquillo dove nascondersi e attendere gli eventi.
Furtivamente s'infil nella fureria, fece un cenno di saluto a un soldato che accumulava i sacchi di farina e arriv poi in una cucina dove non vi era alcuno. Perfino il fuoco era spento. Un sorriso si apr sul suo volto, la dispensa doveva essere vicina, di solito si trovava ai piani sottostanti, dove c'era maggior frescura. Accedette alla scala che scendeva. Quando si accorse delle enormi botti disposte una a fianco all'altra comprese di aver raggiunto la destinazione adatta. S'infil in un angolo e sedette su un panno ammuffito, sognando la montagna di ricchezze che, scampato al massacro, avrebbe conquistato.

piazza del duomo.
Con un lancio vigoroso un lucchese sped il capo mozzo di un soldato della casata dei Panciatichi proprio in cima alla piramide di teste.
Il gesto venne seguito da un boato di acclamazioni dei conquistatori, che si rivolsero poi agli altri soldati che avevano servito famiglie pistoiesi, tenuti in fila pronti per subire supplizi. Erano stati costretti ad assistere alle esecuzioni dei propri compagni con la consapevolezza di doverne condividere la sorte; su di loro piombavano sputi e palate di letame, sassi e ogni genere di insulti.
La caccia agli ufficiali da impiccare pareva essersi arrestata: molti di loro infatti penzolavano gi, appesi alle forche cigolanti installate lungo il perimetro dalla cattedrale.
Dalla parte opposta, invece, stavano gli arcieri e i balestrieri catturati: a gruppetti di dieci per volta, venivano condotti al cospetto di altrettanti ceppi lignei, recuperati nelle botteghe dei fabbri e maniscalchi. L, decine di falangi erano sparse in pozzanghere di sangue.
Incurante degli strazi dei prigionieri e delle nefandezze dei suoi uomini, Castruccio Castracani e i suoi alti ufficiali, nobili e consiglieri militari, fecero ingresso nel duomo. All'avanzare con andatura austera del suo destriero, la gente si apriva cedendo il passo all'animale che sbuffava dalle froge. Con la coda dell'occhio, un occhio esperto e abituato alle lunghe campagne, Castruccio not gli uomini di Filippo appostati dietro le colonne della navata esterna.
Col braccio ferm la colonna. I mercenari tennero pronte le armi. Avvertite il Capitano del Popolo che il vincitore, Castruccio Castracani degli Antelminelli, ghibellino e capitano d'arme, reclama la sua presenza. La voce rimbomb, svanendo lungo le profonde navate.
Tra le sacre mura cal il silenzio caratteristico dei momenti di apprensione. I popolani si stringevano uno con l'altro, le madri reggevano i figlioli timorose che sfuggissero tra le loro mani
Il rumore degli stivali borchiati della tenuta d'arme di Filippo si facevano sempre pi vicini. Sbucando da dietro una grossa colonna, si posizion di fronte al Castracani.
Riconosco l'onore delle armi al vincitore esord, mostrando un sorriso a mezza bocca. Poi estrasse la spada e la porse all'altro sorreggendola per la lama. Un ufficiale della guardia del Castracani smont da cavallo e la raccolse.
Castruccio smont anch'egli, avanz lentamente, con sicurezza, a fronteggiare il Capitano del Popolo. Mostratemi la strada lo esort senza aggiungere di pi.
Qualcuno tra i pi coraggiosi dei popolani url: Dovreste infilzarlo con quella spada anzich invitarlo a seguirvi!. Poi aument il tono della voce: Sapete dove lo condurr? Lo sapete? Nella cripta non  forse custodito il tesoro di san Jacopo?. Le teste di tutti fecero su e gi: ognuno di loro aveva pregato presso quell'altare, ben consapevole di cosa custodisse la cripta.
Grida di protesta iniziarono a levarsi qua e l.
Vigliacco!
Traditore!
Traditore! Siete un traditore!
Bastardo!
I mercenari al servizio dei Tedici si posero tutti a difesa del loro signore: erano in numero assai limitato per fronteggiare una rivolta. Lo stesso Filippo poggi la mano sull'elsa.
I cavalieri e i mercenari del Castracani invece mantennero la calma, non temendo nessuno di quei disperati che urlavano per risentimento contro un traditore.
Stizzito, Filippo fece un segno a uno dei suoi, un ufficiale a cui aveva promesso un lauto compenso in cambio della fedelt assoluta. Questi gli si fece incontro. Comandate, mio signore.
Non gradisco che mi si contesti. E alla presenza di un mio pari  ancor pi irritante. A voi il compito di ristabilire l'ordine.
L'ufficiale convert l'ordine appena ricevuto in fatti: raggiunse l'uomo che aveva urlato per primo. Questi non fece neppure in tempo a capire cosa stesse accadendo, che la spada lo aveva gi trapassato allo sterno.
 chiaro come segnale? url Filippo, ergendosi in tutta la sua statura.
Nella navata cal un silenzio saturo di paura.
Nessuno apr bocca quando Castruccio e Filippo scesero le scale di pietra fino alla cripta.
Gli occhi del lucchese riflessero lo scintillio delle ricchezze alla luce delle torce. Gli fu impossibile celare l'espressione di appagamento: il bramato tesoro del re Radagaiso e poi del vescovo Teodato si trovava adesso proprio dinnanzi ai propri occhi.
S'inginocchi per raccogliere delle pietre: ce n'erano di ogni colore, forma e fattura. Sarebbero bastate un paio di manciate per assicurarsi agi fino alla fine dei giorni.
Rialzandosi, si piazz di fronte al Capitano del Popolo. Sapete... contravvenendo ai nostri accordi, avevo quasi deciso di non dividere nulla di queste ricchezze. Tuttavia, tra queste sacre mura ho preferito essere pi commiserevole tenendo fede alla mia parola: vi concedo di portar via un quarto di quanto si trova qua sotto spieg con tono di voce volutamente irritante e provocatorio.
Filippo azzard una protesta, ma subito, come un fulmine, il Castracani estrasse un pugnale e glielo punt alla gola. Forse non siete d'accordo? domand irridendolo. I cavalieri della sua scorta risero sommessamente senza perdere la loro compostezza.
Gli uomini del pi alto rappresentante della signoria pistoiese estrassero le spade preparandosi al peggio, ma fu cura di Filippo bloccarli: quello che era stato concesso loro era pi che sufficiente a renderli tutti ricchi. Molto ricchi. E poi gli rimaneva la corona di Radagaiso... sempre che fosse riuscito a trovarla.
Sta bene si limit a rispondere, spostando con due dita la lama del pugnale.
I due si fissarono con acrimonia finch Filippo non volt le spalle raggiungendo i suoi fedeli. Contemporaneamente, un ufficiale del comandante ghibellino smont da cavallo seguito da una mezza dozzina di cavalieri e sigillarono la cripta ponendosi a guardia dei tesori.
Filippo e i suoi sfilarono davanti ai lucchesi scambiandosi occhiate di minaccia. Ma fu quando dovettero attraversare la lunga navata centrale sotto gli sguardi sdegnati dei popolani che rischiarono davvero grosso: si inizi a sussurrare del tradimento subito, poi qualcuno fece per avvicinarsi con fare minaccioso, presto seguito da molti.
Tenete pronte le armi ordin il nobile.
Vostra signoria, sono troppi. Qualora iniziassero a... prov a dire l'ufficiale.
Tenete la bocca chiusa. Al primo che si dovesse fare troppo avanti, tagliategli la gola e vedrete che nessun altro si azzarder ad avanzare.
Furono fortunati, poich nessuno and oltre la protesta.
Una volta fuori dal duomo, Filippo ordin ai suoi di trovare un carro abbastanza capiente per trasportare la sua parte del tesoro. Con parte di quell'oro avrebbe pagato la fedelt dei suoi uomini e sperava, per s, di ritrovare la corona.
Fu in quell'istante che accadde una cosa che gli fece tornare il sorriso: mentre organizzava le operazioni di recupero del tesoro, aveva spinto lontano con un calcio un mendicante, scatenando l'ironia dei suoi mercenari; tuttavia l'uomo non demorse e torn ad avvicinarsi, venendo bloccato da due armati. I suoi occhi increduli lo videro scagliare i due a terra in un batter di ciglia, costringendolo a estrarre la spada.
Chi siete? chiese. Il mendicante tolse il cappuccio svelando
il volto solcato dalla lunga cicatrice.
Filippo riconobbe Genserico.
L'altro scoppi a ridere, ostentando una sottile ironia. Mio signore, ho nuove per voi. Nuove preziose che, se credete, potrei riportarvi...
Al nobile non piacque quel modo di fare. Avete ucciso Ruggero da Suio come vi avevo chiesto?
Genserico chin il capo di lato. Ruggero  arroccato nella dimora dei Pucci con i suoi Biancoverdi...
Mercenari! lo interruppe gridando, fuori di s per aver solamente udito quella parola.
Mercenari... si corresse la spia e pu contare anche su soldati dell'esercito pistoiese in rotta dopo le sconfitte dei lucchesi aggiunse.
Lo sguardo livoroso di Filippo lo indusse in fretta a una spiegazione: Ruggero non  l'unica persona di vostro interesse a trovarsi nella dimora dei Pucci... anche un altro individuo si  rintanato l dentro con un oggetto considerevole: la corona di re Radagaiso.
Filippo trasal, impallidendo tanto che uno dei suoi gli si fece accanto convinto di doverlo sorreggere.
La... la corona di Radagaiso, dite? domand con la voce rotta da quell'emozione imprevista.
Il volto di Genserico si apr in un sorriso di soddisfazione. Non mento mai, vostra signoria.
Come fate a esserne cos certo?
Mi ero nascosto in un luogo sicuro, certo che Ruggero sarebbe passato di l una volta lasciato il presidio alla Porta
Gaialdatica. Ho imparato a conoscere l'indole di quell'uomo e da buon stratega quale si  dimostrato, avrebbe dovuto passare per forza da quel punto per accertarsi sulla posizione esatta del le truppe nemiche. Invece, pare abbia deciso di trarre in salvo i feriti nel lazzeretto, contrariamente a ogni logica di asserragliamento in una fortezza: nessuno avrebbe aumentato le bocche da sfamare. Ormai stavo per rinfoderare l'arma con cui l'avrei ucciso, quando ho sentito rumore di passi, che provenivano per dalla parte opposta, quella da cui sarebbero sbucati gli invasori e non Ruggero. Vidi Gaddo, uno dei vostri soldati che controllava il contenuto di una bisaccia, e compresi di cosa si trattava.
Gaddo... quel traditore uscito da una fogna! Gli strapper le palle con le mie mani e le far cuocere. Gliele manger davanti gli occhi prima di fargli tagliare la gola! sibil Filippo. Poi si rivolse ai suoi: Ci uniremo ai lucchesi quando assalteranno la dimora dei Pucci. Chiunque mi porter la testa di Ruggero da Suio ricever venti ambrosini d'oro! E cos sar per chi lo far con Gaddo e mi riconsegner la sua bisaccia. I nomi di chi invece se li facesse sfuggire verranno scolpiti sulle lapidi delle loro tombe.

Piccola chiesa del beato Gualberto.
La luce delle candele proiettava le ombre del vescovo Ildebrando e di Isadora, che se ne stavano accucciati dietro il semplice altare centrale, ricavato da un unico blocco di pietra serena.
I soldati della guardia scelta addetta alla scorta dell'alto prelato avevano sigillato l'ingresso. Nessuno aveva l'animo di parlare, mentre fuori erano sempre pi forti le urla di disperazione dei fuggitivi che venivano trucidati dai lucchesi.
Isadora tremava in preda al terrore. Ildebrando reggeva stretto tra le mani il crocifisso, ripetendo suppliche di salvezza.
Sobbalzarono tutti quando un forte scossone fece vibrare la porta d'ingresso. Le voci degli uomini che si trovavano dall'altrra parte non lasciavano dubbi: si trattava di ghibellini.
Aprite! Aprite subito la porta o la sfonderemo! url uno. Subito dopo, un altro colpo venne assestato con tanto vigore che dai cardini franarono dei calcinacci.
L'ufficiale della scorta si avvicin alla porta e rispose a gran voce, sperando che dall'altra parte lo ascoltassero: Queste mura sono consacrate. Reclamiamo il diritto d'asilo!.
Dalla parte opposta, smisero per qualche istante di tirare colpi-
Aprite dunque e consegnateci i vostri averi. La vostra vita sar risparmiata se lo farete senza costringerci a entrare con la forza. In caso contrario, le vostre lingue penzoleranno appese a questi stessi stpiti. La scorta indoss gli elmi in tutta fretta ed estrasse le spade. Imbracci gli scudi e si posizion subito dietro la porta, pronta a respingere i nemici.
L'ufficiale si avvicin al vescovo, corrugando la fronte per averlo scoperto a piagnucolare rannicchiato come una tartaruga.
Mio signore, aspettiamo la vostra decisione, alla quale ci atterremo senza esitazione alcuna disse.
Ildebrando alz lo sguardo, facendo segno di no con il capo. Non aprite per nessun motivo. Siamo all'interno di una chiesa, nessuno potr farci del male.
Come volete. L'ufficiale si volt e raggiunse rassegnato gli altri soldati.
Ci sgozzeranno tutti. Cerchiamo almeno di vender cara la pelle disse loro, tenendo lo sguardo fisso alla porta scossa da violentissimi colpi.
L'ultimo incrin il fasciame, aprendo una piccola fessura dalla quale sbirci l'occhio avido di bottino di un lucchese.
C' anche una donna! sbrait agli altri.
Tutti insieme si misero a battere con le spade e le asce facendo schizzare schegge lignee e smantellando colpo dopo colpo i robusti battenti.
Colpo dopo colpo accresceva anche la paura di coloro che credevano di aver trovato rifugio. Ora che la porta era a
brandelli, i lucchesi iniziarono a sferrare dei calci per eliminare le ulti me tavole, sgomberando definitivamente l'accesso. A quel punto le guardie vescovili predisposero un muro di scudi dalle livree bianche e gialle riportanti lo stemma della casata di Ildebrando
I lucchesi ghibellini si riversarono all'interno brandendo le armi e ululando offese verso gli avversari.
Ecco li guelfi, scannateli come si fa con li porci!
Dov' il vostro papa adesso? chiese uno, mentre affondava la punta della lancia nel ventre di un vescovile.
Un altro gli fece eco: Non pregate pi? Il nostro imperatore almeno paga in bronzi.... Tutti scoppiarono a ridere mentre fronteggiavano le guardie.
Sono guardie del vescovo! Portano i colori pontifici!
A morte i vescovili! segu un grido.
Le urla di incitamento saturarono il piccolo spazio della chiesa del beato Gualberto insieme al cozzare delle lame. Con gli scudi serrati, le guardie vescovili cercavano disperatamente di respingere l'assalto, ma erano in poche, e vennero subito sopraffatte.
Lentamente e tremando, le mani di Isadora andarono alle orecchie nel tentativo di non sentire i supplizi dei soldati che venivano uccisi. Gli occhi sbarrati del vescovo assistettero alla misera fine dell'ufficiale della sua scorta, a cui venne dapprima tagliata la lingua, e, successivamente,
legate le mani, lasciandolo morire dissanguato e tra atroci strazi.
Lasciati alle spalle i cadaveri della scorta, i lucchesi avanzarono verso Ildebrando e Isadora. Le ghigna sui loro volti feroci non promettevano nulla di buono, perci Ildebrando si erse in piedi mostrando loro la croce che teneva al collo. Io sono la
Chiesa! Inginocchiatevi, sacrileghi... o Iddio vi punir per questo! ringhi verso di loro.
Quando si accorse che l'effetto sortito non era quello desiderato, rispose a un impulso di autorit e avanz di qualche passo fino a fronteggiarli. Bestemmiatori, fermatevi prima che sia troppo tardi! L'omicidio di un uomo di chiesa danner per sempre le vostre anime. Invece... Di colpo, accaparratosi l'attenzione dei soldati lucchesi, ammorbid il tono della voce, dissolvendo la nota d'urgenza che gli era servita per fermare il loro impeto. Invece, se vi mostrerete disposti a trattare potrei rendervi ricchi, ho molte ricchezze ancora nascoste in un posto sicuro. E non solo apr le mani come se cercasse di fermarli potrei assolvere le vostre coscienze da tutti i peccati commessi, compresi indic i corpi della sua scorta compresi gli omicidi concluse con un'espressione soddisfatta sul volto.

Dimora dei Pucci. Sera del 13 maggio 1325.
Erano gi due ore che pioveva ininterrottamente e le pozzanghere si ingrandivano sul piazzale.
Prigionieri nella loro stessa fortezza, i Biancoverdi e quanti si erano uniti a loro organizzavano la difesa al meglio delle loro possibilit. Malnutriti e infreddoliti dall'incessante scroscio, cercavano riparo dove potevano e quando la posizione loro assegnata non lo permetteva, si stringevano nei mantelli.
Ruggero, valutando sia la posizione sia lo stato della dimora in cui si erano arroccati, aveva suddiviso i compiti per settore: si iniziava con l'accesso, che era il loro punto di forza. Si accedeva da una grossa porta ogivale, lungo un corridoio sovrastato da camminamenti e caditoie; l aveva piazzato una decina di uomini. I lucchesi avrebbero sfondato prima o poi, e quando sarebbero passati per quella strettoia sulle loro teste sarebbe piombata ogni cosa. Una volta entrati, gli assalitori sarebbero stati costretti ad affrontare la salita che li avrebbe condotti alla seconda porta, stavolta protetta da una grata a maglie cos robuste che solamente a colpi d'ariete si sarebbe potuta sfondare. Anche in quel caso, i difensori avrebbero usato le caditoie. Se i nemici fossero riusciti a oltrepassare anche quella porta, si sarebbero trovati di fronte a un ultimo ostacolo, rappresentato dal grasso di maiale che era stato spalmato sulla pavimentazione in pietra e che sarebbe stato incendiato al passaggio degli assalitori.
Sulle mura gli arcieri avevano messo al riparo le frecce per proteggerle dall'acqua; diversamente, i balestrieri tenevano pronte le loro quadrelle nelle bisacce. Avrebbero seguito brevi traiettorie che non necessitavano di eccessiva precisione; fatta eccezione di quelli appostati in alto, un paio si era posizionato alle feritoie con visione frontale a tutto svantaggio degli assalitori.
Un gruppetto di armati se ne stava raggomitolato nei mantelli cerati. Avevano a disposizione cumuli di pietre che avrebbero gettato dalle caditoie a chi fosse passato al di sotto.
L'incessante acquazzone aveva inzuppato le tuniche e le cotte di maglia rendendoli ancor pi ingombranti. Rivoli d'acqua gelida penetravano dal collo intorpidendo anche i fisici pi temprati e le membra iniziavano a risentirne. Non era solo la pioggia a infastidirli, ma anche l'odore del fumo delle torce che crepitavano a contatto con l'acqua. Le sentinelle camminavano avanti e indietro lungo i camminamenti, con gli occhi ben aperti, consapevoli che era solo questione di tempo prima di veder spuntare i ghibellini lucchesi da uno dei vicoli di fronte.
Sotto il portico era stato approntato un bivacco, dove andavano a scaldarsi coloro che passavano o chi attendeva il proprio turno di guardia.
I feriti avevano smesso di lamentarsi e giacevano inermi in attesa della sorte.
Ruggero e Bastiano stavano sulle mura, al riparo delle merlature, e discutevano sul da farsi. Il volto di Ruggero era schiacciato alla fredda roccia e lo sguardo era rivolto al di l della copertura. Stanno arrivando disse.
Li vedete?
Qualcuno  gi appostato. Altri sopraggiungono, ma vengono fermati prima di accedere alla piazza.
Ne siete certo? Bastiano sbirciava senza vedere nulla di quanto raccontasse l'altro.
Dietro il cumulo di macerie della casa-torre del mastro vasaio sugger il comandante.
Bastiano strozz una voce di stupore: Un balestriere!.
Proprio cos. Ne ho visti almeno una dozzina. Gli arcieri stanno prendendo posto sui tetti e si appiattiscono per non farsi vedere.
Lo sguardo di Bastiano segu le linee delle coperture, notando le sagome scure. La pioggia e l'oscurit rendevano le cose pi difficoltose.
Perch non permettono alla fanteria di raggiungere le mura?
Non vogliono rivelare il loro numero esatto, perch la maggior parte dei soldati  impegnata nel saccheggio. Rischierebbero di venire respinti e i mercenari non rischiano di morire in un assalto inutile se hanno la possibilit di far ricchezza.
Perch non ne approfittiamo e lasciamo la citt?
Ruggero pos il suo sguardo sull'amico. Non arriveremmo alle mura. Restate ora di guardia e tenete gli occhi aperti, vado a riposare un po' vicino al fuoco, all'asciutto. Vi dar il cambio presto.
Sta bene.
Il bivacco era circondato di soldati che dormivano in ogni spazio possibile. C'era anche chi lo faceva in piedi, appoggiato alla picca.
Isotta era tra loro. Se ne stava rannicchiata nel mantello coi palmi rivolti alla fiamma.
Lui l'avvicin. Come vi sentite?
Lei accenn solamente a voltarsi, ma rimase con il volto rivolto alla fiamma. Come chiunque aspetti la propria morte.
Non  ancora detto...
Dite forse che tutto si risolver per il meglio?
Dico che rimarr solamente un brutto ricordo e...
Non offendete la mia intelligenza Ruggero, neppure voi credete di poter resistere a lungo.
Scosse il capo prima di rispondere sinceramente. No, non cercher di infondervi stupide speranze. Entreranno e ci massacreranno uno a uno.
Perch non arrenderci dunque? La voce si incrin.
Renderemmo loro le cose pi semplici. Non sono certo il tipo...
Isotta accenn a una risata che smorz a met. A me non rimane che togliermi la vita prima che violino il mio onore.
Madonna Isotta, se solamente provano a toccarvi...
Sarete gi morto, non temete. Con la spada stretta nella mano, cos come tanto vi augurate voi combattenti.
Bisogna preservare il proprio onore.
Dunque  quello il punto: il proprio animo. Non si combatte dunque per brama di guadagno? Lo sguardo si incattiv.
Ognuno combatte per ci in cui crede fu la replica decisa di Ruggero.
Oh, piantiamola di parlare di cose su cui non troveremo mai un punto d'incontro tagli corto lei. Ritrasse il volto quando si accorse che la mano di lui glielo stava sfiorando.
A Ruggero non sfugg quello che aveva tentato di celargli- Chi vi ha fatto questo?
Un essere che ha fatto della malvagit la sua essenza.
Fu quella una risposta che non gli piacque, non tanto per la sua vaghezza, bens per il fatto che quelle parole celavano un nome, un atto, una circostanza.
Perci decise di insistere: Non mi avete risposto, madonna.
Il mento di Isotta si alz, austero come se, nonostante stesse per dire qualcosa di terribile, il contenuto delle sue parole non l'avesse del tutto piegata. Filippo mi ha fatto questo. Ha deturpato il mio volto per sempre, come una bestia. E io lo detesto per questo e per tutto ci che ha fatto alla mia famiglia e alla mia gente. Le trem la voce dalla rabbia.
Nessun muscolo rispose all'ira di Ruggero, che rimase perci immobile come una statua di sale. Apr la bocca ma non riusc a parlare. Il suo corpo vibrava di collera e smania di rivalsa.
La mano di Isotta raccolse il cappuccio e lo cal sul volto. Lo celer alla vostra vista se vi faccio cos orrore disse.
Solamente dopo aver scosso fortemente la testa, l'altro riusc a parlare: L'orrore non  quello che vedono i miei occhi. Loro... loro vedono un incanto che mi impedisce di ragionare e che mi contorce lo stomaco dalla voglia di carezzarlo, per quanto io cerchi di non mostrarlo.
Dite questo solamente per compassione.
Dico questo... Si ferm e le afferr la mano.
Cosa fate? Gli occhi di lei, velati di lacrime, riflettevano i bagliori delle fiamme.
Seguitemi. La trascin via.
Entrarono nella casa-torre del vecchio Pucci. Un servo si fece da parte lasciandoli passare, vedendoli prendere per le strette scale che salivano a spirale.
Sbucarono nella sala degli arazzi, dove ormai non c'era quasi pi luce a causa delle candele tutte consumate.
Perch mi avete portato quass?
Per dirvi una parola.
Una parola solamente?
Ebbene... Ebbene?
Prendete.
Isotta non comprese. Prendere... gli guard le mani. Prendere cosa?
Ruggero baci le sue labbra. Questo.
Istintivamente lei alz la mano e lo allontan, ma non riusc a parlare.
Dovevo farlo e ve ne chiedo perdono. Ma se non dovr vedere l'alba del nuovo giorno, allora sono comunque felice di aver...
Di aver? Avvicin il proprio volto a quello di lui.
Di aver baciato la donna che amo sospir, sperando di trattenere dentro di s ogni istante di quel momento cos intenso, prima che diventasse solamente una traccia nel tempo.
A Isotta si ferm il respiro.
Stavate per dire qualcosa?
Il volto di lei avvamp un istante prima di rispondere: Anche io sono....
Una voce richiam l'attenzione di Ruggero: qualcosa stava accadendo. Insieme si lanciarono gi per le scale, uscendo di corsa nel cortile. I soldati erano in preda all'inquietudine.
Mettetevi al sicuro, tra poco qui ci sar un gran bel trambusto.
Aspettate solo un istante. Lo trattenne per un braccio.
Cosa?
Stavo per dirvi che vi amo anch'io.
Per un tempo che parve a entrambi interminabile, i due sguardi si fissarono. Ruggero si sent felice e, allo stesso tempo, imprec contro la sorte per le circostanze in cui aveva ritrovato finalmente la sua Isotta.
Poi un Biancoverde lo richiam al dovere.
Comandante venite presto, sui camminamenti si avvistano i nemici. Sono incredibilmente numerosi.
Sentono il dolore al pari del nostro: vedranno quanto sar dura quest'ultima battaglia replic, avanzando verso le mura.
Cosa succede? chiese appena raggiunte le merlature.
Guardate voi stesso, amico mio rispose Bastiano indicando al di l delle mura.
Ruggero si costrinse a non mostrare alcuna sensazione per non creare timori tra i suoi, ma ci che vide lo turb: erano a centinaia e avrebbero dato l'assalto alla dimora fortificata.
In posizione defilata vi erano tre individui in sella che assistevano all'allineamento delle truppe. Sulla destra c'era il Castracani e, a seguire, Filippo e Ildebrando.
Una schiera di mazzieri prendeva posto alla parte sinistra dello spiegamento, mentre nella parte centrale si andavano allineando fanti e arcieri, sia ghibellini che pistoiesi appartenenti alla casata dei Tedici, che materialmente avrebbero portato l'attacco, dotati di lunghe scale e di mantelletti con feritoie con i quali avrebbero potuto tirare ai difensori senza essere colpiti e anche dai balestrieri durante le manovre di avvicinamento. Sulla parte destra, stavano i balestrieri che, dopo aver portato avanti alcuni carri come ripari, stavano preparando le loro quadrelle.
Quando il Castracani si accorse della presenza di Ruggero sulle mura, spron il cavallo facendolo avanzare. Il rumore degli zoccoli fu l'unico a udirsi in quello straordinario momento.
Il comandante Biancoverde fece segno ai suoi di non colpirlo
e mise un piede tra una merlatura e l'altra in attesa di conversare con l'avversario.
Tutti erano in attesa di ascoltarli; perfino il vecchio Pucci si mise alla finestra della torre cercando di udire i discorsi.
L'acqua fluiva tra gli anelli della cotta che rivestiva il capo del condottiero ghibellino, seguendone il profilo e defluendo dal mento barbuto. Gli occhi inchiodati sul temibile avversario, carezz il collo dell'animale per tenerlo tranquillo prima di iniziare a parlare. Sono costretto ad ammettere la vostra capacit tuttavia non invidio la vostra situazione, Ruggero da Suio.
Segu una pausa in cui i due si studiarono e pensarono a cosa avrebbero potuto dirsi.
Ruggero inspir forte e rispose: Non avete bisogno di nuovi scontri, avete gi la citt nelle vostre mani. Per quale motivo vi ostinate a voler dare ancora battaglia rischiando di perdere ancora molti uomini?.
Castruccio comprese al volo quali fossero le reali intenzioni dell'avversario. Questa  la dimora di un banchiere, vorreste negare la presenza di ricchezze? I miei soldati hanno il diritto di acquisire ricchezza, poich non sono loro gli sconfitti.
 la dimora di un banchiere in sciagura. Neppure la farina per fare il pane  rimasta. Strinse le labbra come se volesse rimangiarsi quelle parole: aveva ammesso di scarseggiare di provviste. Colto il reale senso di quella frase infelice, avrebbero preso la piccola fortezza senza batter ciglio, solamente con l'attesa. Sper che nessuno se ne fosse accorto.
Il Castracani era un esperto di battaglie e assedi, e non gli sfugg neppure una parola. Potrei attendere che vi sbraniate dalla fame, ma riterr tale opportunit come l'ultima da tenere in considerazione. Prima vorrei far provare ai miei guerrieri... si rivolse con lo sguardo al proprio schieramento la soddisfazione di sgozzare tutti i famigerati Biancoverdi.
A udire quelle parole, i ghibellini presero a esultare alzando le armi al cielo o sbattendole contro gli scudi, producendo un clangore che richiam tutti i difensori alle mura.
A sentire come aveva chiamato i difensori, Filippo sput a terra.
Solo quando fu Ruggero a parlare, torn il silenzio: Vi illudete se pensate che i Biancoverdi si facciano intimidire da una schiera di luridi mercenari! Ebbene trascinerete i vostri armati verso una fine tremenda. Soffriranno e infine morranno, per non godere neppure di un solo pezzo d'argento, ammesso ce ne siano rimasti in questa citt. Guard i volti dei difensori prima di concludere: Pranzeremo con le vostre budella alla fine dello scontro!.
Dalla parte dei difensori si scaten una vera e propria esaltazione degli animi, pronti a dar battaglia e a difendere le proprie esistenze a ogni costo.
Vedendo ci, Ruggero si volt verso il Castracani, in un interminabile sguardo di sfida. Al mercenario lucchese non rimase che tirare le briglie e tornare indietro ma, ai primi passi del cavallo, si sent chiamare.
Non avrei ancora finito, messere.
Fingendo noncuranza per colui che parlava dalle mura, consent all'animale di avanzare al passo, ma non riusc a celare la sorpresa, palese sul proprio volto.
Ma nulla mi dar pi appagamento che strappare gli occhi a voi, Filippo grid, affinch tutti lo sentissero. E una volta riuscito, li getter ai corvi e appender i vostri testicoli alla Porta di Sant'Andrea, proprio l dove il vostro tradimento ha concesso ai nemici di invaderci. Oltre quelle stesse mura che voi eravate tenuti a difendere fino al sacrificio estremo; e invece vi vedo al fianco degli invasori. Filippo, mi rivolgo a voi e prego Iddio che mi consenta di vivere abbastanza da potervi infliggere la peggiore delle punizioni.
Ancora una volta, i Biancoverdi esultarono; di contro, erano in molti tra i soldati pistoiesi a chiedersi per quale parte stessero combattendo.
Nell'istante in cui il Castracani raggiunse il gruppo degli alti ufficiali, Ruggero chiam a raccolta Bastiano e i pi anziani tra i soldati.
Tenetevi pronti: sta per iniziare. Da questo momento in poi, fate bene attenzione a ci che vi dir di fare. E molto importante che eseguiate gli ordini in tempi rapidi o sar la fine prima del tempo. Verr il momento in cui ci sbaraglieranno, ma prima di allora venderemo cara la pelle. Che Dio ci assista.
Tutti annuirono e tornarono ai propri posti.
Con la pioggia che aumentava di intensit, ebbe inizio l'assalto. Da una piccola catapulta trainata fino alla piazza vennero scagliate le teste dei difensori della Porta di Sant'Andrea per ottenere lo scoraggiamento degli avversari. Nessuno pot fare a meno di vederle, spaccate e deformi. Grumi di cervello erano sparsi in ogni dove, attirando l'attenzione e facendo immaginare le proprie membra gettate ai cani.
La fase successiva fu l'assalto vero e proprio.
A gruppi, si fecero avanti i mercenari, intenzionati a espugnare quella piccola fortezza. Coperti dai lanci degli arcieri e dei balestrieri con scudi e mantelletti, avanzarono fino alle mura, oggetti per dei tiri dei difensori, che riuscirono ad abbatterne un discreto numero. Dalle feritoie venne gettata qualsiasi cosa avesse la possibilit di ferire; il puzzo della pece che ribolliva nei pentoloni saturava l'aria; due servi, in bilico su delle casse, la mescolavano con robusti pali di legno per mantenerla fluida. Dalle feritoie delle merlature piovevano dardi con la continuit assicurata dalla sincronizzazione tra chi scagliava e chi caricava.
Con la protezione dei mantelletti, un folto gruppo di assedianti aveva iniziato l'attacco alla porta con un palo che sarebbe stato usato come ariete.
Ruggero sapeva bene che nessuna zona sarebbe dovuta rimanere scarna di difese, poich gli attaccanti ne avrebbero approfittato, ma sapeva altres che era la porta il punto in cui si sarebbero concentrati gli sforzi: da l si sarebbero riversati a decine all'interno e sarebbe stato tutto perduto.
A ogni colpo di ariete si staccavano i calcinacci dai muri e gi la grata metallica dava segni di cedimento.
Rapidamente, Ruggero si port sul barbacane a dare man forte lass: cominci a raccogliere grosse pietre e a lanciarle oltre la merlatura. I mantelletti nemici per si dimostravano validi ripari anche dalle pietre; era necessario adoperarsi per evitarli. Con un gesto di Bastiano, i soldati presero a riempire le pentole con la pece e la rovesciarono oltre la porta.
Avvolti dal liquido bollente furono in molti a cadere; tuttavia, altri subito accorsero al loro posto. Accorsero anche i balestrieri, posizionandosi sotto le feritoie per spararvi dentro le quadrelle per colpire chi riversava la pece. Un difensore, centrato, la rovesci su di s e sui compagni, e la difesa della prima porta fu cos ridotta drasticamente.
Rimasti in tre, tra cui Ruggero, vennero fatti bersaglio di lanci serrati sia dagli arcieri che dai balestrieri, e furono costretti a indietreggiare. Contemporaneamente, l'ariete sfond la prima grata, permettendo a un gruppo di attaccanti di accedere alla seconda porta, che era fatta di legno e serrata da una massiccia trave trasversale.
I difensori si concentrarono cos sulle merlature della seconda porta, bersagliando i nemici di pietre e dardi. Al loro comando si era posto Bastiano, che concesse cos a Ruggero di controllare che non avessero altri punti deboli.
I difensori respingevano quelli che si arrampicavano dalle scale, ma sarebbe stata solo questione di tempo e avrebbero raggiunto la cima, poich le mura non erano molto alte. Ruggero incit i Biancoverdi a non mollare. I corpi degli assalitori si ammassarono davanti alla porta, che si stava dimostrando impossibile da abbattere con un normale palo come ariete.
Sentendosi a un passo dalla vittoria, fu Castruccio in persona a comandare l'attacco decisivo: fece lanciare secchiate di pece incendiaria sulla porta e la diede alle fiamme. Nonostante la fitta pioggia, la porta inizi a consumarsi e le fiamme si levavano alte, ben oltre le mura.
Ruggero pens che la fine stava per arrivare: ordin ai suoi di scendere dalle mura e di concentrarsi nel piazzale interno disponendo arcieri e balestrieri superstiti sotto il porticato, protetti dalle colonne.
Lo schieramento di fanteria era di fatto un muro di scudi dietro dei quali vi erano uomini pronti a tutto per morire degnamente e prima di venire torturati; all'estremit destra e sinistra, si erano posizionati Ruggero e Bastiano, che si lanciarono un'occhiata di rassegnazione.
I feriti ammassati sotto il porticato raccomandavano le loro anime al Signore.
I momenti che seguirono furono colmi di tensione. La porta bruciava lentamente e, dietro, si accalcavano i mercenari ghibellini, pronti a far massacro.
Isotta raccolse il pugnale di un arciere caduto e lo nascose nella manica. Con quella lama si sarebbe tolta la vita prima che chiunque avesse provato a toccarla. Corse fino a raggiungere le cucine e poi ancora oltre, infilandosi nella dispensa. Un paio di passi appena e si avvide di alcuni sacchi, di una piccola botte e della legna accatastata in un grosso camino. Lo consider un buon posto dove poter rimanere nascosta.
Si adoper di gran lena per spostare il tutto, ma occhi perfidi osservarono la scena. Gaddo non si preoccup che qualcuno potesse sentirlo e si alz uscendo dall'ombra. Una volta che tutta quella storia fosse giunta al termine, grazie alla corona, sarebbe diventato l'uomo pi potente della citt e nessuno
lo avrebbe potuto giudicare.
Afferr la ragazza per le spalle.
Isotta avvert sulla pelle del volto l'umidit della terra; era caduta, e lo spavento fu cos forte che all'inizio non avvert neanche il dolore allo zigomo. La forte mano di Gaddo le tenne ferma la faccia, mentre con l'altra cercava di toglierle gli indumenti ingombranti.
Chi siete? grid lei con il petto che martellava e dimenandosi energicamente.
A denti stretti l'uomo le disse all'orecchio: State ferma, madamigella, voglio solo spassarmela un po', dopodich potrete andarvene libera. Ma se non la smettete di muovervi e sbraitare come un'oca, rischiate che vi tagli la gola. Detto ci le sospinse con ancor pi forza la faccia nella poltiglia impedendole ogni movimento, cosicch persino gridare le risult impossibile.
Vi prego... prov a supplicare, masticando terra e muffa. Lasciatemi stare, vi lascer il nascondiglio tutto per voi. Ebbe un conato.
Ma sentite, la sgualdrina che crede di poter barattare la propria fica per un nascondiglio. Le sferr un pugno alla nuca.
Isotta rimase tramortita per qualche istante e, quando si riprese, si accorse di avere le gambe divaricate e che stava per accadere l'indicibile.
Fu la forza della disperazione a farla reagire. Raccolse tutte le energie necessarie e riusc a infilare la destra nella manica del braccio opposto. Tir fuori il pugnale, fece un respiro, prima di capire come poter colpire da quella scomoda posizione: dinnanzi ai suoi occhi vi era il braccio con cui l'uomo si era puntellato mentre provava a penetrarla. Sferr il colpo, che gli squarci la carne dell'avambraccio. Dopodich, Isotta si volt e gli punt la lama sotto la gola.
Sotto quella minaccia, Gaddo si tir indietro reggendosi la ferita.
Maledetta...
Se mi offenderete ancora una volta, una sola volta, finir l'opera e statene certo... respir affannosamente non avr alcuno scrupolo.
Gaddo si rannicchi nel nascondiglio da cui era sbucato prima di rassicurarla: Sta bene. Non mi avviciner pi a voi. Tanto lo faranno i lucchesi quando ci troveranno in questo buco umido.
Se solo vi avvicinerete, vi taglier la gola. Giuro che lo far concluse lei. Poi prosegu la sistemazione del nascondiglio nel camino.
Entrambi alzarono di scatto il capo sentendo le grida. La porta aveva ceduto.
Con gli occhi sbarrati il vecchio Agostino Pucci assistette
allo sbriciolarsi della porta d'ingresso, ridotta a grossi tizzoni ardenti e nulla pi.
La formazione dei Biancoverdi accolse in formazione compatta, cos come era stato ordinato, la moltitudine che si rivers nel chiostro.
La massa si lanci contro il muro di scudi e inizi lo scontro.
Agostino si accorse di non respirare pi. Un dolore acuto pareva perforargli lo sterno e non riusciva pi a muovere il braccio sinistro. Abbass lo sguardo, accorgendosi di aver vomitato sulla tunica e sul davanzale. Quando le gambe cedettero, un servo gli si avvicin parlandogli, ma non riusciva a udire cosa gli dicesse. Tutto si fece confuso; poteva soltanto chiedere al Signore di accogliere la propria anima...
Era stata la lama di un'ascia a colpirlo, fortunatamente di striscio, sull'elmo; lo tocc per vedere se fosse ancora integro prima di cercare il responsabile. Lo vide subito, un barbuto sdentato. Gli sferr un altro colpo che riusc a parare con lo scudo, ma stretto com'era tra i suoi non riusc a muoversi agilmente. Dunque doveva batterlo in rapidit: lo colp sul nasale dell'elmo rompendogli il setto, poi lo fin trapassandogli lo sterno. Dopodich prese a urlare, sperando di farsi sentire sopra il trambusto: Rimanete uniti, non disperdetevi! Cerchiamo di ricacciarli oltre la porta!.
Ma tutti gli sforzi si rivelarono inutili. Bast poco perch il piazzale si riempisse di ghibellini, che presero a massacrare i feriti recuperati dal lazzaretto. I Biancoverdi erano ormai esausti e cadevano uno dopo l'altro.
Mentre era impegnato in uno scontro, Ruggero vide Bastiano accasciarsi dopo aver ricevuto un colpo di mazza alla nuca. Una volta in ginocchio, venne trafitto da pi spade: alla scapola, alla schiena, al fianco.
In preda alla disperazione, il capitano Biancoverde lasci lo scontro e cerc di raggiungerlo, ma venne bloccato da un avversario. Riconobbe quello sguardo. Era Castruccio in persona. In preda alla voglia di vendetta, incroci subito le armi con lui. Ma quello si rivel presto un avversario incredibilmente abile e nessun colpo produceva alcun effetto che non fosse un ghigno su quel dannato volto.
Filippo e i suoi riuscirono finalmente ad accedere alla dimora. Richiam i suoi a raccolta, a cui ricord gli ordini: Sguinzagliatevi e trovate Gaddo e la corona di re Radagaiso. Un premio...
li fiss un cospicuo premio, verr dato a chiunque lo far. Anche per la testa di Gaddo. Forza adesso!.
Immediatamente i suoi sparirono tra lo scompiglio.
Non ci volle molto affinch i Biancoverdi vennero accerchiati e fatti inginocchiare.
Castruccio par la lama di Ruggero e mostr il palmo della mano, richiedendo una pausa. Fermatevi adesso. Abbiate il buon senso di capire che siete stati sconfitti.
Ruggero si guard attorno. Era la verit.
Avete ragione gli disse. Avete ottenuto la vittoria. Ma finire torturato per opera vostra non si addice al mio carattere, vedete. Si dice che io sia assai insofferente alle sopraffazioni.
Castruccio reggeva la spada con una mano, dando l'impressione che stesse giocando con l'avversario. E ritenete opportuno morire per questo?
Dico che preferisco la morte alla resa ringhi stringendo l'elsa.
Il condottiero lucchese avanz rapido, scagliando la propria arma di punta. Nonostante fosse esausto, Ruggero riusc a parare, ma le gambe stavano per cedergli. Il suo avversario non aveva alzato spada fino a quel momento, mentre lui erano giorni che non riposava.
Ruggero, sono un condottiero e, fino a ora, non ho conosciuto sconfitta. Ho incrociato la lama talmente tante volte che ormai so riconoscere un avversario valido. Oggi ucciderei un guerriero valoroso, ma non grazie alla mia abilit, piuttosto grazie al vostro sfiancamento. Non vi  onore in ci. Vi ribadisco la mia proposta: arrendetevi e andatevene con i vostri uomini, i pi impavidi di questa citt rilanci.
Vi  forse onore nel massacro che avete compiuto? Le donne, i bambini, i feriti e gli uomini inermi? lo biasim Ruggero senza mollare la spada.
 un assedio. E una guerra. E una campagna. Siamo guerrieri e viviamo di questo. Eseguo solamente gli ordini dell'imperatore.
Stava per rispondere, quando un Biancoverde grid: Comandante, non fatevi uccidere! Arrendetevi, da solo non sconfiggerete un esercito!.
Ruggero si volt verso di lui, scoprendolo incredibilmente sereno. Anche gli sguardi degli altri palesavano l'accettazione.
Porgendo la propria spada all'avversario, conferm la propria resa.
Potete tenere la vostra arma. Ne siete stato all'altezza e vi sar concesso di morire avendola al fianco. Adesso raggiungete i vostri valorosi combattenti. Castruccio lo invit con un gesto della mano.
Ma il corpo parve non rispondere alla rassegnazione e Ruggero rimase immobile di fronte al suo avversario.
Cerchiamo anche qua sotto?
Lo hai sentito, no? C' da diventare ricchi a strappare la lingua a quel traditore. Be', sappi che io non voglio finire i miei giorni a pulire la merda di Filippo: con quei denari sar dura tenere lontane da casa mia le puttane che vorranno bere del buon vino e farsi fottere.
Sperpererai tutta la ricompensa tra botti e tette. I due scoppiarono a ridere, accedendo alla dispensa.
Gaddo fece segno a Isotta di non far rumore e si fece ancor di pi minuto nell'ombra.
Forza, cerchiamo ovunque.
Ma chi di noi avr la ricompensa? domand sospettoso uno dei due.
Il primo che lo scova prende la met pi un quarto. Se sar necessario lo sforzo di entrambi per ucciderlo, allora si divider al pari. Cosa ne dici?
Dico che va ben...
Dal buio era sbucato Gaddo e aveva infilzato l'uomo pi vicino, parandosi di fronte all'altro con il pugnale insanguinato.
L'uomo estrasse sia la spada che il pugnale e si apprest ad affrontare il traditore. Consegnami la corona, Gaddo, e finger di non averti neppure incontrato!
Sai bene che  pura fantasia la tua! Filippo avr gi messo una bella taglia sulla mia testa. Gaddo agitava continuamente il braccio armato per impedire all'altro di anticiparne i movimenti.
Allora fatti ammazzare e facciamola finita minacci l'altro avanzando.
A Gaddo venne un'idea. Ti propongo un affare. Vedi dietro quella catasta di legna e sacchi?
L'altro lanci una rapida occhiata di sbieco senza abbassare la guardia. Cosa?
L dietro c' una ragazza assai importante. Quella verso cui Filippo ha un certo interesse...
Volete dire Isotta, la figlia del venditore di stoffe?
Proprio lei. Perch non ci divertiamo un poco e poi ce ne andiamo con la corona? Diventeremo gli uomini pi potenti della zona e potremmo contrattare lo scambio con il papa A lui la corona e a noi tutto il ricavo.
A quelle parole e sentendosi ormai scoperta, Isotta si alz pronta a uccidersi.
L'altro invece parve rifletterci su qualche momento. Poi capitol: E invece prender la ricompensa per la tua testa, pi il premio per aver ritrovato la ragazza!.
Si lanci contro Gaddo, che tir un fendente. L'avversario par e pass la lama del pugnale lungo la gola del traditore; questi lasci cadere l'arma prima di stramazzare a terra.
L'uomo di Filippo si accovacci e inizi a tranciare carne e cartilagini per staccare la testa a Gaddo. Poi si avvicin al posto da cui era spuntato quel dannato traditore, ritrovando il fagotto in cui aveva occultato la corona. Infine si rivolse a Isotta: Ti conviene seguirmi senza fare troppe storie. Non avrei alcuno scrupolo a farti fare la stessa fine....
Gli occhi della donna guardarono la testa di Gaddo. Decise di non togliersi la vita immediatamente, realizzando che avrebbe potuto approfittare della vicinanza di Filippo per trovare finalmente vendetta nella sua fine. Vi seguir. Cos'altro potrei fare? disse.
L'uomo parve gradire quella collaborazione e si fece anticipare. Raggiungiamo il porticato.
Ora era Castruccio a trovarsi in difficolt.
I colpi di Ruggero si erano fatti vigorosi, come se avesse recuperato tutte le forze, mentre lui si affannava a parare e allontanare il proprio corpo dalla lama avversaria.
Segu un rapido scambio di affondi, ma si sa, in un combattimento le sorti sono mutevoli e indecise, cos Castruccio saett la lama trasversalmente costringendo Ruggero ad abbassarsi e, quando si rialz, dovette usare entrambe le braccia per fermare l'impeto del colpo di ritorno.
Il lucchese gli schiacci il piede sul ginocchio inducendolo a piegare la gamba e, in quel momento, Ruggero perse lo scudo.
Di rimando, il pugno del capitano Biancoverde fece barcollare il possente guerriero. Il Castracani cadde all'indietro, tra la fanghiglia, il sangue e le viscere altrui gi sparse.
Ruggero, ansimante, rimase ritto su di lui, la punta della spada a filo della gola.
I Biancoverdi presero a esultare, incoraggiandolo a porre fine all'opera.
Dopo aver sputato una boccata di sangue e saliva, a parlare fu il condottiero ghibellino: So che state per propormi uno scambio.
Ottima intuizione ribatt Ruggero, il fiato corto.
Cosa chiederete in cambio della mia vita?
Che sia fatta salva quella dei miei soldati e che cessino i soprusi sugli innocenti. Avete ottenuto il vostro bottino ormai. La mano sinistra slacci il sottogola dell'elmo. L'acqua colava lungo il nasale, cascando sulla gorgiera di maglia.
Non posso trattare col culo immerso nel fango.
Dovrete farlo. Sarebbe davvero indecoroso, oltre che sciocco, perire in cotal postura. Sarebbe pi conveniente vivere dopo aver trattato per il meglio.
Al lucchese, cui sfugg un sorriso, non rimase altro che annuire. Sta bene, Ruggero da Suio. Avrete salva la vita.
E...?
Non posso promettere cose che non ho il potere di mantenere. Il mio esercito  composto prevalentemente da mercenari. Essi violenteranno e faranno razzie. Domani, allo tocco, toglieremo il disturbo. Nessuno vorr sentire il rivoltante olezzo dei cadaveri e faranno in fretta a levare le tende. Lo guard fisso negli occhi. Posso rialzarmi adesso?
Ruggero si fece indietro di un paio di passi e quando i due furono nuovamente uno di fronte all'altro, il comandante
Biancoverde volle aggiungere qualcosa: Lasciate questa dimora
Solo quando avremo finito di razziarla.  un nostro diritto Dicendo ci, la mano guantata del Castracani diede il segnale e
lo scudiero si avvicin col suo cavallo.
Spero di non trovarvi di nuovo sulla mia strada si augur Ruggero, a met tra la speranza e la minaccia.
Vale lo stesso per me. Siete davvero all'altezza della vostra fama.
Tutto cambi in quel preciso istante: il cavallo del Castracani avanz al passo, mentre gli ufficiali di alto rango si stringevano a lui scortandolo. Vicino alla porta carbonizzata sostava
il vescovo Ildebrando in sella a un brocco malnutrito e stanco. Questi si dimostr l'uomo accorto qual era e lasci sfilare il piccolo drappello dinnanzi a lui studiando la situazione.
Come pensava, tutto stava cambiando e infatti uno dei soldati dei Tedici usc dal colonnato insieme a Isotta e reggendo nella sinistra la testa mozza di Gaddo. Inoltre portava con s il gioiello pi prezioso della citt, che era al tempo stesso una sorta di cimelio a cui erano attribuiti poteri straordinari al pari delle reliquie pi famigerate.
Il vescovo era conscio che Filippo avrebbe fatto di tutto per impossessarsi del gioiello e vendicarsi della donna, perci era meglio non far nulla al momento. Era troppo esposto alle ire del nobile e in pi era senza una scorta di armati. Dunque, solo, gir
il muso dell'animale e si incammin fuori la dimora fortificata.
Avrebbe pensato al recupero del manufatto pi avanti, in fondo gli eventi erano in continua evoluzione, pareva abbastanza chiaro.
Filippo gli and incontro con i suoi mercenari a difesa. Scatt in avanti e raccolse bramoso la sacca estraendone il pregiato diadema; lo pos sulla propria testa sentendosi rinvigorire da un'energia nuova. Emise un urlo che quasi aveva del disumano.
Verrete ricoperto d'oro per questo promise al proprio uomo. Poi rivolse l'attenzione a Isotta, rimanendo a fissarla.
A quel punto Ruggero fece per avanzare, ma venne fronteggiato da ben cinque armati.
Tenete quel bifolco lontano da me dispose Filippo ai suoi. Poi torn con le attenzioni verso la donna sfiorandole la ferita con il dito protetto dal guanto.
Siete sempre graziosa, madonna Isotta.
Toccatela ancora e diverr per me un passatempo strapparvi la pelle a lembi! url Ruggero.
Il nobile dei Tedici si blocc e, senza neanche voltarsi, ordin: Fatelo tacere!.
Un soldato lo spinse. Avete sentito? Dovete chiudere la bocca.
Fulmineo, il comandante Biancoverde valut il da farsi. I suoi, una ventina di superstiti, erano in ginocchio e tenuti sotto controllo dai mercenari ghibellini e quel bastardo di Filippo disponeva di una trentina dei suoi. Rimase perci a osservare, aspettando di poter intervenire.
Isotta gli lanci un'occhiata a cui non seppe dare un significato. Pareva gli stesse suggerendo qualcosa o che, forse, desiderasse proprio che non agisse.
Questa ferita... la fiss negli occhi sar il tuo marchio.
Avete marchiato abbastanza la mia vita con la sorte di mia sorella e la fine di mio padre; la distruzione della mia casa e della bottega. Avete marchiato l'esistenza della citt tutta con il vostro patto col nemico. Chiunque si ricorder di voi e, potete crederlo, nessuno se ne dimenticher quando arriver il vostro momento sibil lei.
Filippo ridacchi. Chiss.
Lei abbass lo sguardo un istante prima di calare anche il mento.
Filippo glielo alz con due dita. Forse avete ragione voi ma credetemi quando vi dico che non c' pi nulla di umano in questo posto. Adesso sono soltanto io a detenere il potere e ogni cosa qui accadr solamente se sar io a deciderlo. E tu le strinse forte il mento storcendole il viso tu parlerai, ti muoverai, ti inginocchierai, solamente se sar io a permettertelo. Chiaro?
Fu un lampo lungo come un battito di ciglia, ma a Isotta bast per lacerare il volto del suo nemico.
Filippo cadde sulle ginocchia, reggendosi la carne squarciata dallo zigomo alla mandibola che lasciava vedere finanche i denti laterali. Il sangue prese a scorrere imbrattandogli la tunica e inzuppando perfino il collo del gambescone, l'imbottitura della corazza.
Con una mano che pareva artigliare la terra, cercando di sopportare il dolore e l'onta subita, il nobile pistoiese fece stridere i denti dal dolore e quando la corona di re Radagaiso gli casc dal capo, lui la fiss. No... no, non doveva cadere!  un segno.
Un soldato gli si inginocchi accanto. Vostra signoria, sarebbe meglio andarsene da qui.
Il volto spaurito di Filippo cerc l'origine di quelle parole. Cosa?
L'altro indic proprio dritto dinnanzi a lui. I lucchesi si stanno mobilitando e i Biancoverdi si riorganizzeranno in fretta. Non  opportuno rimanere qui, ora.
Non chiamateli in quel modo! protest. Quei maledetti... Sta bene, andiamocene. Facciamo presto e trovatemi un medicus.
In men che non si dica, le milizie di Filippo iniziarono a indietreggiare nell'atto di lasciare la dimora dei Pucci. Ma Ruggero non pareva essere dello stesso parere e si rivolse al Castracani: Lascerete a noi l'amministrazione della giustizia tra queste mura?.
Il condottiero lucchese si limit ad annuire con un'alzata di spalle.
Non ci volle molto affinch i Biancoverdi recuperassero le loro armi e corressero incontro ai nemici pistoiesi.
I primi a cadere furono i miliziani che, senza precisi ordini, si ritrovarono a doversi difendere in scontri individuali disordinati con i Biancoverdi.
Ruggero ne aveva gi abbattuti un paio quando giunse dinnanzi a Filippo. Quello era impreparato a una furia simile, si lasci tramortire da un colpo sull'elmo e rovin all'indietro. Le mani di Ruggero raccolsero la forza necessaria per infilzarne lo sterno e chiudere quel breve combattimento.
Nessuno potr pi pagarvi disse ai mercenari, che adesso titubavano a intervenire. Filippo verr giudicato dallo popolo per il suo tradimento e ricever la condanna adeguata. A voi rimane il bene pi prezioso, dunque: la vostra vita e servirete, semmai, un altro padrone. A voi la scelta, adesso.
I Biancoverdi si aprirono alle sue spalle. Sarebbe bastato un cenno per chiudere quella faccenda.
Ma i mercenari desistettero e si misero a correre verso la porta.
Dove correte, vigliacchi? Vi far tagliare le palle e me le serviranno nella bocca di un maiale arrostito! grid loro Filippo con la bocca impastata di sangue.
Ruggero adesso si rivolgeva a lui. Il vostro tempo  concluso lo schern vostra signoria.
Come una belva ferita, Filippo schizz contro l'uomo che odiava di pi al mondo e gli sferr un pugno con violenza, poi strinse le mani al suo collo sperando di ucciderlo.
Ma avvert pi forte il sapore della carne e del sangue nella bocca: sput dei denti e si ritrov di nuovo nella pozzanghera. Solo allora comprese che i pugni di Ruggero erano stati pi poderosi dei suoi. Prese a chiedersi del perch la corona di Ra dagaiso non lo avesse trasformato in un guerriero micidiale La vide, nel fango. Non emanava alcuna evanescenza prodigiosa
Quando delle robuste braccia lo costrinsero a rialzarsi, comprese di essere rimasto solo. Due Biancoverdi lo sorreggevano mentre un altro lo disarmava.
Si rivolse prima a Ruggero: Voi non potete imprigionarmi,
io sono lo Capitano dello Popolo! E vi ordino quindi dirott la sua attenzione sui due di togliermi immediatamente le mani di dosso o ve le far tagliare!. Vedendo che non gli veniva dato ascolto, si dimen energicamente. Ma ormai era nelle mani dei Biancoverdi, ancora incredulo.
Portatelo nella segreta e chiudetelo li. Quando i ghibellini se ne saranno andati, lo consegneremo al popolo disse il loro comandante.
Ruggero e Isotta, seppur dalle parti opposte del colonnato, videro Filippo sfilare verso il proprio declino. Ma, alla donna, ancora non bastava: corse verso Ruggero e si mise al suo fianco prima di gridare: Guardateci!.
Filippo cerc di non curarsene e prosegu. Ma lei insistette: Guardateci, ho detto!.
Il Capitano del Popolo si volt nella loro direzione. La carne ceduta dello sfregio rendeva il suo volto orripilante.
Fu sempre Isotta a dar sfogo alla propria rabbia: Guardateci insieme!.
Filippo, dolorante ed esausto, chiese ai due carcerieri di condurlo nella sua cella senza indugiare oltre.
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CAPITOLO 22.
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Le baldorie dei ghibellini si protrassero per tutta la notte e non cess mai di piovere.
Si potevano udire le loro risate, ubriachi, e le grida di disperazione di coloro che trovavano un proprio caro non pi tra i vivi. Dalla finestra della casa-torre Ruggero osserv i bagliori delle torce e degli incendi che ancora si alimentavano tra i ruderi delle abitazioni.
Nel grosso camino ardeva l'ultimo residuo di legna e, tutt'in- torno, si scaldavano servi e soldati. Isotta se ne stava rannicchiata su un tappeto, cercando di beneficiare anch'ella del tepore del focolare.
Quando vide Ruggero portarsi nella stanza da letto del vecchio Agostino, fece per alzarsi, ma le gambe le cedettero per la fatica, cos prefer rimanere dove si trovava.
Un servo passava la spugna inzuppata in acqua e infuso di mentuccia sulla pelle livida del corpo morto del Pucci disteso sul letto. Il volto cinereo era tutt'altro che disteso, come se ancora conservasse il malore che lo aveva stroncato.
Un altro servo si mostr visibilmente a disagio nel chiudere gli orifizi e, forse per cercare una sorta di comprensione e indulgenza dall'anima del defunto, ripeteva sommessamente delle preghiere.
Quando si accorsero della presenza del comandante Biancoverde, vi fu un istante di indecisione, ma quest'ultimo intim di proseguire.
Mio signore disse uno dei due parete avere del rammarico. Di cosa si tratta?
Ruggero annu. Sono rammaricato che non sia vissuto il tempo necessario per vedere la sconfitta del suo peggiore nemico, la causa dei suoi guai, e di come i Biancoverdi abbiano difeso la citt e presidiato la sua dimora fino al massimo sacrificio. Si rivolse al servo che aveva posto la domanda. Giudicate voi questi motivi validi?
L'altro rispose in modo risoluto: Credo non vi siano motivi pi legittimi. Lui... si schiar la voce credeva molto in voi. Gli avete reso lo spirito che aveva perduto dopo l'assassinio dello figliolo. Lui cercava in voi la protezione e l'artiglio con cui spregiare il vecchio Ormanno e i suoi. Lui, per voi, era la mano che vi spingeva contro le tirannidi da affrontare a ogni costo. Non mi sembra poca cosa.
Mi allevia la coscienza ci che dite. Ve ne sono grato lo ringrazi Ruggero prima di raccogliere un quadrato di lino con cui copr quel volto ancora sofferente.
Fatto ci, torn alla finestra. Una folata di vento gli mosse i capelli e lo schiaffeggi con gocce di pioggia. Stette l un po' prima di discendere a raggiungere gli uomini che avevano accatastato i cadaveri.
Riposate adesso. Avete fatto un ottimo lavoro disse loro.
Cos il gruppetto si dilegu, cercando riparo dalla pioggia e ristoro dalla stanchezza.
Rimase Ruggero a dare l'ultimo saluto a Bastiano. All'opposto del vecchio Agostino, aveva i tratti rilassati bench scomposti dalle contusioni e lacerazioni.
L'unica cosa che riusc a fare fu richiudere, per sempre, gli occhi di quel valoroso.
Non sapeva se era pi la rabbia per quanti avevano causato tanta devastazione o il senso di malinconia che provava a istigarlo a scendere nella segreta a strappare gli occhi a Filippo. Una cosa era certa: dovette davvero trattenersi e per riuscirci si convinceva che la giustizia dei popolani sarebbe stata ancor pi giusta di qualsiasi sofferenza inferta.
E cos sal le scale, e si avvicin lentamente al camino in cui erano ora rimaste solo le braci. Fu una piacevole sorpresa scoprire che qualcuno era riuscito a cuocere della zuppa e ne accett di buon grado una ciotola. Con lo sguardo invit Isotta a raggiungerlo.
Gli eventi che li avevano travolti erano cos intensi e drammatici che per un po' non seppero da quale parte cominciare. Poi, quando la testa di lei gli si pos sulla spalla, Ruggero si decise a parlare: Non sapevo dove trovarti e la cosa mi faceva stare ancora peggio. Mi sentivo responsabile per quanto era accaduto alla tua famiglia e a tutte quelle persone che ci appoggiavano....
I Tedici e i loro favoreggiatori avevano il potere su ogni cosa. Per anni, anche prima del tuo arrivo, si viveva tra i soprusi e privazioni. Molte tasse erano state imposte solo per riempire le casse delle casate pi potenti e pagare i debiti del Comune coi nobili vicini o col papato di Avignone. La mano di Isotta strinse quella di lui.
Non provi rancore, allora?
Lo provavo. Ti ho detestato. Poi ho capito che Filippo sarebbe arrivato a me con qualsiasi altra prepotenza di cui  capace e nessuno mi avrebbe pi salvata deglut. A meno che...
A meno che?
In citt non fossi arrivato tu si condann accorgendosi di stare arrossendo.
Io?
Proprio.
Allo schiarire si ud un gran trambusto che svegli di soprassalto Ruggero.
Aveva dolore in ogni parte del corpo e rialzarsi non si dimostr per nulla semplice. Si accorse di esser l'unico a essersi addormentato e se ne vergogn un po'. Nella sala non era rimasto nessuno e per capire cosa stesse accadendo si port alla finestra.
L'aria pungente del mattino distolse ogni strascico di torpore e strinse le palpebre cercando di concentrarsi.
I ghibellini stavano smobilitando alla svelta. Si chiese il perch di quella specie di fuga e corse gi per le scale. Raggiunse le mura e vide che tutti si erano accalcati l.
Cosa accade?
Un Biancoverde dall'aria baldanzosa gli venne accanto. Se ne vanno di gran fretta.
 strano che si muovano in questo modo. Qualcosa li sta spaventando... riflett Ruggero.
Ordinate, comandante disse pronto l'altro.
Ruggero riflett sul da farsi. Devo andare...
A far cosa?
A vederci chiaro.
Il Biancoverde lo vide discendere le scale e lasciare svelto la dimora.
Prese la direzione opposta a quella di tutti i mercenari fino a raggiungere la Porta Gaialdatica. Si arrampic sulle rovine fino alla parte pi alta e vide che i lucchesi stavano smobilitando. Le tende erano ripiegate, i drappi riposti, i carri caricati fino al massimo della loro capienza, trainati dai buoi in mezzo al fango.
Tornato tra le ripe, si accorse di un ufficiale che stava recuperando una sacca che aveva ben nascosto sotto un muro franato.
Perch andate via cos alla svelta?
L'altro rimase sorpreso di trovarsi di fronte un Biancoverde e fece scivolare la destra sul pomo della spada. La Florentia non ha gradito l'azione dello Castracani perch dice che si  avvicinato troppo ai suoi domini. Perci sta inviando truppe a ripristinare le cose. Lasceremo la citt prima che sia mezzod. Si affrett a occultare la sacca sotto la tunica e s'infil nel vico delle Tombe.
Era finita.
A sentir le parole dell'ufficiale ghibellino, Ruggero comprese che era davvero finita.
Lentamente fece rientro alla casa passando tra cadaveri e macerie. Vide l'acqua dell'enorme pozzanghera non pi increspata dalle gocce ma, pacata, rispecchiare le nuvole scure e basse: il tempaccio aveva concesso una tregua.
Rispose al saluto di alcuni suoi uomini che se ne stavano seduti sotto il porticato e infil la porta che portava nella grande sala. Il grande camino era acceso e tra le fiamme riconobbe alcuni arredi della nobile famiglia.
La cerc e la vide con la testa appoggiata sulle ginocchia.
Osservandola, si rese conto di quale fosse la cosa che pi lo incantava in lei. Era quel modo di stringere le labbra e quel tirare i lineamenti nei momenti pi seri. Ogni volta che lo faceva, ai suoi occhi si rendeva attraente.
E in quel preciso istante, cos com'era, assorta nei propri pensieri, lo era: attraente.
La testa che si levava stava a significare che l'aveva visto arrivare. Lei si alz e gli and incontro.
 finita, vero? gli chiese lei.
S: lasciano la citt.
Il petto di Isotta si alzava e abbassava assecondando il respiro corto per la contentezza.
Ruggero le raccolse la mano e la condusse con s, in quella che doveva essere stata la camera in cui la nobile famiglia alloggiava gli ospiti. L, le carezz la guancia e guard intensamente la sua amata. Isotta la chiam con voce sommessa.
La donna si strinse nelle spalle come colta da un brivido di freddo e gli diede le spalle. Non l'aveva mai chiamata con quel tono e lei si sent inspiegabilmente insicura.
Isotta... voltatevi le sussurr, caldamente.
La donna si volt lentamente tenendo gli occhi bassi.
Gli occhi colmi d'amore di lui, invece, ammirarono la dolce torsione di quel corpo sinuoso.
Sono certo che domani accadranno cose che sfuggiranno al controllo di ognuno di noi. Nessuno pu prevedere di cosa si tratti, ma per molti non sar pi la stessa cosa. Pos sulle labbra di lei le proprie. Mi sento cos felice di averti accanto.
Isotta prov a replicare, ma la voce si intrappol nel groppo che le serrava la gola. Con gli occhi pieni delle lacrime che cercava di ricacciare con la forza d'animo di cui era straordinariamente dotata, non le rimase altro da fare che annuire.
Non seppero quantificare per quanto tempo rimasero immobili, come se un incantesimo avesse tramutato entrambi in statue di ghiaccio. Isotta fissava un punto in un angolo, mentre Ruggero tratteneva a fatica le proprie mani dall'afferrarla e stringerla. Stringerla per infonderle quanto desiderasse tenerla vicina a s. Per molto altro tempo. Per sempre.
Avvenne tutto inconsapevolmente. Non seppe neppure lui come trov il coraggio di abbracciarla e di baciarla. Tutto pareva annullare le sue certezze, facendolo apparire uno sciocco. La pelle di lei aveva un odore fresco, come di mirto, ricordava le essenze delle donne di Siria. Era quello il profumo dei desideri, ne era sicuro.
Si distesero sul tappeto di pelle di orso e subito Isotta inarc la schiena con un breve gemito scoprendo che la mano di lui le saliva tra le gambe.
Fu una lotta. Due corpi che si affrontavano come i guerrieri che sanno di combattere per la propria vita: senza regole, senza indugi e con l'ardire di colpi micidiali. Era impossibile adesso tornare indietro, la via del desiderio era imboccata.
I lavori di sterro delle fosse comuni durarono cinque giorni. Ne vennero scavate una dozzina fuori dalle mura per evitare epidemie. I cadaveri, molti gi gonfi e coperti da mosche e vermi, venivano trasportati su carretti di fortuna trainati da uomini e sospinti da altri uomini, vista l'assenza di animali da tiro.
La messa in terra era assai pietosa: i familiari delle vittime si vedevano scaraventare i corpi dei propri cari sui cumuli di salme.
Il sesto giorno qualcuno riusc a far risuonare una campana. Del modesto campanile della chiesetta di Santa Tecla era stato recuperato solamente il basamento, ma bastava per tirar su la campana sfuggita alle depredazioni dei ghibellini e farla risuonare. Ogni rintocco riecheggiava tra il silenzio dell'amarezza e della rassegnazione. Per, era pur sempre un segnale: qualcosa stava risvegliando gli animi del popolo pistoiese. Si doveva riemergere dall'abisso dell'umiliazione.
A chiunque passasse dinnanzi alla chiesetta veniva proposto di recarsi in piazza del duomo, dove il vescovo Ildebrando avrebbe tenuto il processo ai traditori.
Quando la voce si sparse, nella piazza si radunarono centinaia di persone, il cui mormorio di rivalsa divenne vocio e poi urla che chiedevano vendetta.
Una forca era stata approntata proprio dove erano state accumulate le teste mozze dei soldati difensori.
Cal il silenzio quando un carro-prigione fece capolino sospinto da un gruppo di Biancoverdi. Altri costituivano la scorta, con Ruggero alla testa che avanzava con la mano sul pomo della spada.
Le tuniche erano logore e sudice, ma i Biancoverdi le indossavano con decoro.
Il passaggio di Filippo rinchiuso dalle stanghe della gabbia sul carro scaten la rabbia dei popolani. Ogni tipo di offese e maledizioni erano rivolte a lui e alla sua casata, sputi e lanci di sterco gli imbrattarono la sottana di lino, unico indumento concessogli.
La mano guantata di bianco di Ildebrando segn la croce e i popolani seguirono l'esempio. Da quel momento ogni sguardo era puntato su di lui, in trepidante attesa di ci che stesse per dire.
Platealmente, prima di iniziare a parlare, rivolse gli occhi al cielo, simulando una sorta di trance.
Dopo poche parole fu il popolo a prendere in mano la situazione. Troppa era la voglia di rivalsa dalle angherie subite a causa dell'uomo che adesso era, tremante, in ginocchio sul patibolo.
In preda all'euforia dell'esecuzione pubblica, uomini e donne che in passato erano stati oggetto delle angherie del nobile Tedici salirono e lo strattonarono, lo percossero e bastonarono, infilandogli infine la testa nel cappio della forca.
Il suo volto venne ricoperto di sputi e il suo animo riempito di insulti. Poi fu un attimo.
Il rumore inconfondibile della fune che si tende riemp quel brevissimo istante in cui tutti, in silenzio, attendevano il calcio allo sgabello che avrebbe chiuso per sempre quel capitolo.
Con le mani strette dietro la schiena, Filippo si dibatteva nel tentativo di procurare aria ai polmoni. Scalci energicamente fino a quando il volto divenne paonazzo. Dopodich la lingua fuoriusc, facendo colare saliva e muco.
Urina mista a feci scivol lungo le gambe livide, che poi rimasero tese con le punte dei piedi rivolte all'ins, contratte da un estremo e definitivo spasmo.
L'ultima cosa che Filippo vide furono Ruggero e Isotta, vicini.
Il corpo dondol, mosso dalla bava di vento che tolse per un istante l'olezzo della morte che aleggiava in quel luogo. Il rumore della corda che sfregava sul legname scandiva il trascorrere dei minuti, mentre la piazza lentamente tornava alla vita.
Nessuno fece caso al vescovo che raccolse la veste nera per non farla strusciare nel fango e si incammin verso il Comune.
Nessuno tranne Ruggero, che tuttavia prefer ignorarlo, per il momento.
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CAPITOLO 23.
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Inverno 1325.
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Finora l'inverno era stato assai rigido, a causa forse di un'estate piovosa e mite.
Chi ancora non aveva ricostruito la propria casa, si organizzava come poteva: non di rado si vedevano gruppetti di persone dormire una accanto all'altra, sotto i porticati o in stanze grandi abbastanza. Si dava alle fiamme qualsiasi cosa si recuperasse per scaldarsi.
Tra le ripe iniziavano a vedersi i primi animali che servivano per il latte e per la carne; pochi ancora i camini da cui usciva del fumo. In compenso qualcuno si offriva di cucinare deliziose zuppe che cedeva per qualche denaro o per qualsiasi cosa utile.
L'aria veniva sbuffata nel forno per alimentare le fiamme e ravvivare i tizzoni.
Quando Ruggero spost la tenda ed entr nella bottega, un giovane apprendista lasci ci che stava facendo e lo accolse.
Lo mastro vi attendeva, messere disse, e lo invit a
seguirlo nell'ambiente retrostante.
L un uomo seduto su uno sgabello intento a lavorare a una teca, si volt aprendo il volto solcato dalle rughe in un ampio sorriso. Ho quasi concluso.
Non per darvi fretta son qui, mastro Francesco, ma per vedere la vostra opera rispose Ruggero.
L'altro si alz e si diede dei colpi sul grembiule, causando una nube biancastra che fece tossire il cavaliere. Si avvicin al banco che raccoglieva la luce di un candelabro e tolse il telo che copriva la commessa di cui stavano parlando: un'opera cos bella Ruggero non l'aveva mai vista. Forse perch rappresentava l'eco di un periodo buio che, forse, stava definitivamente passando.
Erano trascorsi sette mesi dal giorno dell'impiccagione di Filippo e la citt stava lentamente riprendendo vita.
Adesso la signoria della citt era in mano a Vanni
Guazzalotta, un pensatore e matematico, sostenuto dalla signoria di Firenze e da questa protetto.
Dal momento del suo insediamento, aveva intimato lo scioglimento dei Biancoverdi, non essendovi pi la famiglia Pucci da tutelare. La cosa non venne presa affatto bene dagli uomini che continuarono comunque a sentirsi tali e, soprattutto, a dar seguito ai valori che l'indossare quella tunica aveva significato. Di fatto, i Biancoverdi continuarono a esistere seppur in modo segreto; bastava osservare bene quegli uomini: una striscia di stoffa sui finimenti, i colori sullo scudo, il pomo dell'elsa o un piccolo stemma sull'usbergo.
Il nome di Ruggero risultava fastidioso alle orecchie del Guazzalotta, che temeva di dover scontrarsi, prima o poi, con la popolarit di cui godeva tra i pistoiesi.
Tuttavia fu una decisione opportunamente perspicace quella di affidare proprio a costui la collocazione della teca nel duomo contenente la reliquia e la corona di re Radagaiso. Era stato una sorta di messaggio per il popolo: riconosco ci che  stato, nonostante il cambiamento sia compiuto.
Ildebrando aveva iniziato i lavori di ricostruzione del palazzo vescovile.
Il cantiere procedeva spedito nonostante la scarsa manodopera. Molti uomini erano periti oppure erano stati mutilati durante il saccheggio ghibellino e questo faceva s che, sovente fossero le donne e i bambini a prestare braccia ai vari cantieri. Invece, la ricostruzione delle abitazioni risult assai pi lenta e la causa era la stessa.
In ogni modo, la citt era un indiviso cantiere: i rumori degli scalpellini e dei muratori erano udibili in ogni angolo e in ogni ripa.
Con un seguito di quattro armati, Ildebrando si infil nel Palazzo del Comune e rimase nell'androne in attesa che il cerimoniere lo conducesse nella sala delle solennit. Trascorse pi di un'ora e la cosa lo irrit.
Entrando nella stanza lo vide, seduto sullo scanno del podest. Indossava una dalmatica porpora e la corona del re Radagaiso. Dettava una lettera allo scrivano sorseggiando idromele, e quando si avvide della presenza del vescovo si finse sorpreso.
Vostra grazia, sono felice che siate venuto a trovarmi. Sorseggi. Sapete, siete un sollievo per la mia anima da peccatore.
Le mani di Ildebrando si congiunsero fino a quando arriv di fronte al nuovo podest. L allung la mano guantata con l'anello ben esposto, rimanendo in attesa che l'altro lo baciasse in segno di reverenza verso la Santa Romana Chiesa.
Vengo al vostro seggio per parlarvi e indurvi alla ragione... Si schiar la voce. Vedete, credo sia il caso di riporre tutti gli oggetti sacri nelle teche dello domo, cos che ci proteggano da future sciagure.
Guazzalotta indic la corona con l'indice facendo una faccia buffa, parodiando le parole del prelato. Se  alla corona che alludete, potete stare tranquillo poich ho deciso di consegnarla a quel cavaliere, quello che... ridacchi se non mi sbaglio, vi ha causato tanti problemi.
Il volto di Ildebrando avvamp. Vostra Signoria, non oserete insinuare che...
Il podest allarg le braccia come se invitasse l'altro a non agitarsi pi di tanto. Cercate di lasciarvi i brutti ricordi alle spalle. Non vedete? Le cose stanno cambiando. Ormanno  marcito nelle segrete della Badia di Pacciana, mentre suo nipote  diventato cibo per vermi in chiss quale fossa al di l delle mura e la sua testa  ancora appesa al Canto de' Rossi, come monito a chiunque volesse tradire questa citt. Questa corona, a cui voi stolti attribuite prodigi e meraviglie, altro non  che il diadema di un re guerrafondaio e ormai scomparso finanche dalla storia.
Questa  blasfemia! Io vi taccio di blasfemia! Fate attenzione... ringhi il vescovo. L'Altissimo vi osserva e chieder conto delle vostre parole.
Voi dite? intervenne Guazzalotta.
L'insolenza contenuta in sole due parole fece infuriare Ildebrando, che si avvicin al podest puntandogli il dito con fare intimidatorio. Badate a ci che fate o sar il papa in persona a decretare la vostra fine. E abbiate sempre in mente che io rappresento la parola di Dio.
Segu un glaciale momento di silenzio durante il quale i due si fissarono. Tocc a Guazzalotta porre termine a quell'impasse. Non serve scomodare sua santit tra i fasti di Avignone. Si potrebbe invece dividere ci che ci offre questa citt e i domini di sua pertinenza. Vedete, mio caro amico scese dallo scranno andando incontro al vescovo, fermandosi tuttavia a qualche metro di distanza la corona attirer fedeli e commerci. Istituiremo un mercato che sovrasti in grandezza quello di Florentia, Pisa e Lucca. L'eco degli
affari si espander nelli borghi di Serravalle, Montecatino e Treppio. Potremmo pretendere tasse e dazi alla dogana. Riempiremmo i forzieri della cosa pubblica e... lanci un'occhiata di intesa con l'altro. I nostri diverranno colmi d'oro e argento. Dunque, vostra grazia, siete ora convinto che questa corona possa rendere pi in una teca che in testa a chiunque di noi?
Il vescovo si lasci convincere da tali prospettive e allent la tensione. Poi port le dita al mento ragionando. Come faremo con quel...
Ruggero da Suio? Un uomo usc dalla penombra e si materializz nella sala.
La cicatrice che solcava il suo volto non lasciava spazio a dubbi: Genserico era scampato al sacco dei ghibellini ed era alla ricerca di un nuovo signore. Il mantello di pelli di lupo spazzava il pavimento assecondando un'andatura decisa che lo port quasi al centro della sala. Ruggero non sar pi un problema, dopo che verr celebrata la cerimonia della teca delle reliquie di Radagaiso. Una volta tolto di mezzo, la gente dimenticher presto il suo nome e con lui pretese e contese.
A Ildebrando brillarono gli occhi al solo pensiero. Sta bene dunque.
Guazzalotta decret la fine di quell'incontro: Sia fatta la volont di Nostro Signore.
La piccola Santa Tecla era quasi tornata all'aspetto originario, quando furono i romani a costruirne le fondamenta. Adesso, seppur priva del tetto, era cinta da mura robuste ed erette in modo tale da assicurare un'acustica ottimale.
Le braccia robuste di Ruggero e di Leonardo e di tanti altri uomini stavano posando la lastra marmorea che sarebbe divenuta l'altare.
Spero che il Signore mi renda merito dei miei sforzi nel darvi una mano alla ricostruzione della sua dimora esord Leonardo.
La mano di Ruggero si pos sulla sua spalla. Freda sar accanto a voi come tante altre brave mogli rimaste vittime dei mercenari del Castracani.
Gli occhi di Leonardo si velarono di malinconia e dolore. Era una gran brontolona. Forse la pi petulante della citt, ma non so dire quanto mi sento solo senza di lei. La mia vita non  pi la stessa e la sofferenza non trova rimedio.
Troverai rimedio nella parola del Signore.
Sentendo quelle parole, Leonardo si meravigli. Non vi ho mai sentito parlare in questo modo.
Ruggero sospir. Ero un Ospitaliere e credevo nella regola imposta dal mio ordine. Per conto di pontefici senza scrupoli, il mio ordine, come altri, ha massacrato invece di proteggere; ha saccheggiato anzich donare; ha ucciso. Non era ci che intendevo quando prestai giuramento sulla mia spada e verso la regola. Il destino mi ha condotto tra queste mura, coinvolto in una battaglia che non era la mia, nella quale proprio il pi alto rappresentante della cristianit dispensava atrocit anzich solidariet. Dunque, un vescovo che si allea con il peggiore tra i bastardi: Filippo de' Tedici. Fece una pausa per meglio far comprendere quelle parole. Dovete capirmi, se non avevo voglia di glorificare e pregare.
A Freda andavi bene, anche se non lo dava a vedere. Solamente... si schiar la voce temeva le conseguenze. Chiunque appoggiasse gli avversari di Filippo diventava un suo oppositore e quel bastardo sapeva bene come renderti le cose complicate. Leonardo provava ancora inquietudine solo a nominare quel nome.
Non pensiamoci pi tagli corto Ruggero. Pensiamo a ridare vita a questa bella chiesa.
Non contate su di me amico mio, ho della minestra da cucinare e vendere. Ve ne terr da parte una scodella, con pezzi di cinghiale e olive si conged l'oste ridendo.
Ruggero lo vide allontanarsi con la solita andatura oscillante, le gambe larghe e l'immancabile grattata di sedere prima di salutare gli altri operai.
Torn poi a lavorare su un blocco di pietra cercando il posto adatto dove collocarlo. Si trattava di un cippo votivo di origine longobarda che, stranamente, ben si adattava alla struttura della chiesetta.
Non vorrei un uomo troppo stanco nel mio letto questa notte.
Il cavaliere fiss il blocco aprendo il volto in un gran sorriso: Isotta aveva fatto uno dei suoi ingressi e sentiva i suoi passi avanzare lungo la breve navata.
State descrivendo un altro uomo, dama mia. Dall'oltremare alla Linguadoca  solida la mia fama...
Non proseguite oltre, queste sono frottole che intaccherebbero il vostro onore.
Ruggero avvert la sua presenza dietro di lui e si volt.
Ogni volta era sempre la stessa cosa, la stessa sensazione. La vivacit di quello sguardo, la carnalit di quel sorriso e quel colore della pelle... Non pot far a meno di chiedersi se fosse vittima di un incantesimo che lo induceva all'incapacit di reagire a tale seduzione.
Lei gli raccolse le mani portandole al volto. Credo di amarvi, Ruggero da Suio.
Poi, con un dito, disegn i contorni di quella bocca che tante volte aveva incitato alla battaglia, che aveva gridato di rabbia e di dolore. La stessa bocca che per lei aveva tutt'altro significato, poich rappresentava un pericolo in grado di annientare ogni sua forma di difesa. Quelle bocche si incontrarono e sovrapposero nel profumo dell'uno e quello dell'altra. Nel caldo del tormento che solo un sentimento dirompente sa causare.
Lo scalpiccio dei cavalli si interruppe fuori dalla chiesa. Un paio di cavalieri chiesero di Ruggero.
Sono io. Chi chiede di me?
Quello di destra fece un passo avanti. Il mio nome 
Aldighiero, al servizio del podest Guazzalotta. Sono venuto a ricordarvi che ai vespri di domani si terr la cerimonia della collocazione della teca. Inoltre, sappiate che io e i miei armati vi faremo da scorta dalla bottega fino allo domo.
Ma la corona e la reliquia sono custodite nelle stanze del podest ribatt Ruggero.
Quando arriverete alla bottega, saranno entrambe messe nella teca. Ce le porter io stesso.
Ruggero annu. Sta bene.
Ma Aldighiero non aveva ancora concluso. Ho un messaggio anche da sua grazia il vescovo.
Parlate dunque. Si irrit al solo immaginarne il viso.
Voi che condurrete la teca, non dovrete portare indosso armi e dovrete vestire un mantello bianco, che rappresenta la purezza. Cos dicendo, il cavaliere lanci ai suoi piedi un fagotto chiuso da una cordicella: si trattava certamente del mantello.
Ruggero si sforz di mascherare il proprio disappunto mostrandosi accondiscendente.
Non segu alcun saluto a quella conversazione: i due cavalieri voltarono le spalle e lasciarono la chiesa. Ruggero e Isotta ripresero a parlare solamente dopo aver sentito gli zoccoli dei cavalli al galoppo.
Ancora lui, ancora Ildebrando rugg lei.
Mi vuole disarmato e senza corazza. E la cosa non mi piace riflett lui.
Isotta sorrise. Da quel demonio non c' da aspettarsi nulla di buono. Ho quello che fa per te. Sfil dalla manica sinistra un pugnale.
Ruggero spalanc la bocca. Avevi intenzione di fare... cosa?
Durante il sonno, tagliarti la gola.
Scoppiarono a ridere.
Se lo sai usare, pu essere meglio di una spada. Negli occhi di Isotta balen un lampo di fermezza.
Speriamo di non doverne aver bisogno.
A ogni modo, tienilo con te disse lei.
Poco prima dei vespri, Ruggero raggiunse la bottega. Mastro Francesco sudava a causa del calore emanato dal focolare.
Un bel gruppo di armati affollava la sua bottega, mentre
Aldighiero reggeva tra le mani il cuscino con la corona e il sacco contenente le ossa del vecchio re.
La teca che Francesco aveva costruito era di legno ricoperto di lamine d'oro, con le pareti di terracotta seccata e cotta nel forno. Le vernici avevano reso lucide le figure del Nuovo Testamento che aveva creato con le sue mani. L'unica parete in cristallo era la facciata, per concedere a ogni fedele o pellegrino di osservare e adorare le reliquie.
Spett a Ruggero raccogliere la teca con il prezioso contenuto, poi il suo gruppo si mise in cammino, preceduto da un prete che reggeva un'asta sormontata da una croce.
Appena fuori la porta della bottega, gli occhi del cavaliere si alzarono per osservare un cielo grigio chiaro da cui avevano preso a cadere dei fiocchi di neve.
Una folla gremiva la piazza e, alla vista della croce, il brusio crebbe fino a diventare un'acclamazione.
Nonostante nevicasse, erano molti i fedeli giunti per l'evento. A indicare loro la strada erano stati i fuochi sui bastioni e sulle torri di avvistamento che, in realt, avevano il duplice scopo di essere visibili dagli avamposti pi distanti ed essere fonti di calore per le sentinelle.
A centinaia tra uomini, donne e bambini si accalcavano stretti, nella speranza di vedere il vescovo con le reliquie. Vi erano anche capre, mucche da latte, maiali e perfino buoi, portati con s dai padroni che temevano razzie nelle fattorie in loro assenza.
L'imponente torre campanaria svettava sovrastando la moltitudine. La facciata del duomo era un'opera di ingegneria che aveva lo scopo di impressionare i peccatori e di magnificare il divino, ma non ultimo scopo era quello difensivo. Nel centro vi era il rosone che, attraverso le vetrate policrome, avrebbe assicurato la luce all'interno. Un balcone a colonnato avrebbe permesso alle autorit religiose di affacciarsi a dispensare benedizioni. Cos anche in quell'occasione: Ildebrando avrebbe benedetto la folla con le reliquie tra le mani sia da fuori il duomo che da dentro. Nessuno sarebbe rimasto senza il sacramento.
Due guardie armate si posizionarono ai lati del balconcino posto tra le due svelte torrette di difesa con la guglia a ganci; tra le colonne vi erano anche arcieri e balestrieri, pronti a scoccare qualora qualcuno avesse azzardato un'azione contro il vescovo o il podest.
Da quella che fu la biblioteca, ubicata nel palazzo adiacente al duomo ma ormai priva del suo contenuto, usc Ildebrando, recandosi nella stanza degli arazzi, dove lo attendevano i servitori che lo aiutarono a indossare la pianeta, l'abito liturgico e la mitria, il copricapo, e gli consegnarono il pastorale. Quando fu pronto, Ildebrando si incammin attraverso corridoi illuminati da trifore, fino a giungere alla finestra dell'indulgenza posta proprio al centro del balcone della facciata.
Appena comparve, la folla esplose in un'ovazione. Facendo il segno della croce con due dita anellate, il vescovo bened la piazza, che non smise mai di urlare chiedendo indulgenze e perdoni. Ma quando egli prese a parlare, cal immediatamente il silenzio.
Fedeli... La pausa richiam la massima attenzione. Per nome del santo padre Giovanni, ventiduesimo con questo nome, io vi annuncio che la determinazione dell'Altissimo ha concesso di recuperare le prodigiose reliquie protettrici della citt Le nostre terre torneranno a essere floride e riapriremo le vie dei pellegrini affinch possano giungere a chiedere indulgenza. Nuova ricchezza sosterr le vostre vite e torner la normalit. A quel punto, Ildebrando indic il podest. A partire dalla prossima luna, verr ripristinato il mercato; saranno approntati dei banchi di credito in cui i miei vassalli dispenseranno assoluzioni in cambio di una corona, che servir alla causa di Nostro Signore, che simbolegger la dote della carit. In nomine Pater... Segn una croce nell'aria e tutti chinarono il capo.
Nella sala che aveva contenuto il tesoro del duomo, ormai spoglia, Ruggero consegn la teca ad Aldighiero, vedendolo attraversare la lunga navata per raggiungere il balcone della facciata. Si sent sollevato per aver terminato il proprio compito.
Il crepito della torcia era l'unico rumore che si avvertiva l sotto. Tolse il cappuccio del mantello bianco e si apprest a lasciare la cripta. Un sibilo tracci l'aria.
Neppure fece in tempo a mettersi in guardia che una quadrella
si frantum contro la parete, mancandogli il volto per un pelo.
Si accovacci cercando di capire da dove venisse la minaccia alla luce della torcia e delle candele. Spinse lo sguardo fin dove pot alla ricerca di un'arma o di qualcosa che potesse servire come tale, senza riuscire a trovare nulla.
Ecco l'epilogo. Una voce riecheggi nella cripta.
Chi sei? Ti mandano a uccidermi? prov a chiedere Ruggero, chinato per timore di un altro dardo.
Ecco l'epilogo ripet la voce.
Il cavaliere si gett a terra giusto in tempo per schivare una quadrella che, prima di schiantarsi contro il muro, gli trapass il mantello.
Dannato vigliacco, mostra il volto vile che si cela nell'oscurit per colpire! grid Ruggero tenendo la mano aperta avanti a s come uno scudo.
Ecco... l'epilogo. Ancora la stessa voce; riecheggiava dalle viscere della terra.
Ruggero si accasci e raccolse la punta di una delle quadrelle
spezzate. La scagli nel buio.
Il rumore dei passi che si muovevano verso sinistra gli permise di individuare la posizione del sicario e la possibile traiettoria del prossimo dardo.
Quando la corda schiocc di nuovo, lui rotol verso sinistra; sul volto avvert l'alito della cuspide che gli sfior la pelle.
Nella piazza era di nuovo il silenzio.
Quando Ildebrando alz platealmente in aria la teca, lo accolse un'ovazione che riecheggi in tutta la piazza. Gli occhi di tutti erano puntati sulla corona e parte dello scheletro dell'antico re che reggeva tra le mani. Molti si inginocchiarono, altri iniziarono a flagellarsi la schiena l'un altro per redimersi dei propri sbagli. In tanti piansero, sperando nell'espiazione dei peccati pi gravi.
Alcuni si sdraiarono a faccia in gi allargando le braccia a formare la croce, recitando preghiere sommessamente.
Anche i due vescovi inviati da Avignone rimasero affascinati dal modo di dar risalto al ritrovamento delle reliquie. Per loro, per, quell'evento era pura politica. Con il potere della Chiesa cos presente nel territorio pistoiese, Giovanni XXII avrebbe avuto un maggiore controllo nella penisola italica, visto e considerato che i rapporti con l'imperatore Ludovico il Bavaro, che si interessava molto dell'Italia, erano tesi a tal punto che la situazione avrebbe certamente visto risvolti assai pericolosi per la corte avignonese. Temendo l'elezione di un antipapa, Giovanni XXII era molto interessato a ci che accadeva nella penisola, tant' che intervenne direttamente in netto contrasto con Federico I da Montefeltro, che aveva guidato l'insurrezione ghibellina allo scopo di sottrarre le citt dal controllo ecclesiastico. Con i conflitti cos accesi con l'imperatore, era necessario improntare la supremazia del papato in quante pi citt possibili, in modo tale da godere di milizie prontamente reperibili sul territorio qualora fosse stato necessario muovere contro l'imperatore.
Ed ecco che i due vescovi altro non erano che ambasciatori disposti a perdonare l'assassinio del messo papale Bertrand da Bourges a opera di Filippo de' Tedici.
Ildebrando li fiss: era dunque un chiaro segno di Dio! Egli rappresentava la Chiesa; in lui era riposta la salvezza di tutte le anime, lui a detenere un saldo asse con il pontefice. E ci rappresentava uno smisurato potere.
Dopo il discorso, il vescovo condusse le reliquie in processione lungo la navata, sotto gli occhi delle centinaia di fedeli accalcati nel duomo.
Poi, la faccenda si tramut in pura arte di governo. Ogni parola, gesto o silenzio era atto alla sottomissione dei popolani, oltre che un chiaro messaggio alla nobilt: rispettate il mio potere o lo far ossequiare, per mio conto, il pontefice in persona.
Il sicario usc finalmente dall'ombra. Avanz trascinando l'ascia sul suolo.
Come intendete combattere, a colpi di mani? lo schern Genserico.
Ditemi chi siete invece che ridere della mia sorte ribatt Ruggero.
Il mio nome  Genserico, uomo di fiducia al servizio del maggior offerente. Lo ero per Filippo, lo sono per Guazzalotta
e Ildebrando. E quando porter i tuoi testicoli su un piatto, essi ne mangeranno uno ciascuno per festeggiare la fine dei Biancoverdi.
Ecco spiegato il perch della richiesta esplicita di come condurre la teca in duomo. Senza corazza n armi. Eppure ridacchi non mi sei sembrato un buon tiratore lo provoc.
Le mani di Genserico fecero roteare l'ascia, poi si scagli all'assalto.
Non si aspettava di certo che Ruggero avesse un pugnale celato nella manica e quando sferr il primo colpo sperando di squarciarlo, si sorprese nel vedere la sua ascia fermata da quella corta lama.
Spero ti abbiano pagato bene, perch ho intenzione di vendere cara la pelle!
Ho ucciso pi uomini di quanti tu creda, questo  un mestiere in cui sono assai pratico. Il tuo sangue far di me un uomo pieno d'oro e di soddisfazioni.
Con quello scambio di battute i due stabilirono le rispettive motivazioni per prevalere sull'altro: uno per aver salva la vita, l'altro per togliergliela.
Da quel momento, inizi lo scontro.
Ruggero aveva l'esperienza di battaglie e addestramenti, ma il sicario sembrava essere un feroce predatore senza possibilit di essere fermato.
Con molta difficolt Ruggero riusciva a respingere gli attacchi di quella dannata belva, avvantaggiata dalla superiorit offensiva dell'ascia contro un pugnale. Doveva sfruttare la sua agilit per compensare quello svantaggio.
Continu a combattere senza arretrare, poich la distanza ravvicinata impediva a Genserico di caricare i colpi. Ruggero fu furbo: si finse un attimo indeciso sul fianco destro, ma quando Genserico lanci l'affondo, si volt di scatto prima parando, poi dando un forte contraccolpo cos che all'avversario cadde l'ascia.
L'arma risuon sulla pietra rimbalzando e vibrando.
Genserico tuttavia si riprese immediatamente: da dietro la schiena tir fuori un'altra ascia pi piccola. Forza, fatevi avanti! Se i committenti mangeranno le vostre palle, io manger le vostre budella per celebrare la fatica che mi state facendo fare! schern, prima di scagliarsi nuovamente contro Ruggero, impreparato.
I due si muovevano tra le colonne affrontandosi e dedicandosi all'apprendimento l'uno della tecnica dell'altro.
Sopravvivenza, rabbia e abilit.
Il sicario lanci l'ascia di taglio cercando di decapitare il cavaliere e questi si abbass e inciamp. Genserico non si lasci scappare l'occasione e gli si lanci contro tentando di colpirlo, ma Ruggero rotol veloce, e l'avversario colp solo il pavimento facendo stridere la lama dell'ascia.
E, rotolando, Ruggero fece cascare su di s un pesante candelabro. Il sego liquido si sparse sul pavimento prima di solidificare. Fu, questa, una casualit propizia, perch un colpo di ascia destinato a lui colp invece il metallo di cui era fatto il candeliere che, vibrando, indolenz i polsi di chi l'aveva sferrato.
Era un'opportunit. Ruggero recuper l'equilibrio, afferr il candeliere e con esso sospinse indietro l'avversario: contro di esso i colpi dell'ascia si spegnevano diventando quasi inermi.
Ruggero colp l'altro alla fronte, facendolo stramazzare all'indietro.
Dopodich raccolse l'ascia da terra e si lanci deciso all'attacco. Genserico cerc di difendersi parando due, tre fendenti senza per riuscire a recuperare la forza necessaria per un contrattacco efficace. Era sfinito. Riusc tuttavia a rimettersi in piedi e a tornare a farsi avanti.
Ma un colpo lo punse al fianco, e mentre lasciava cadere l'ascia, Ruggero sferr il colpo fatale. Lo centr tra il collo e la scapola, da dove zampillarono il sangue e l'anima di quello spietato sicario.
Genserico afferr l'asta dell'ascia con entrambe le mani spalancando le labbra. Fiss Ruggero con un'espressione piena di rancore, poi perse le forze a mano a mano che la vita lasciava il suo corpo.
Ruggero lo osserv, ansimante, ancora incredulo per averla scampata, poi cadde sulle ginocchia. Gli occorse del tempo per calmarsi.
Sentiva le campane suonare, segno che la cerimonia non si era ancora conclusa. Pul il pugnale sul mantello di Genserico e lo nascose nuovamente nella manica. Risal dalla cripta sbucando nell'abside, alla destra dell'altare dal quale il prete recitava la funzione.
Dal seggio il vescovo Ildebrando si accorse della sua presenza e trasal. Qualcosa era andato storto e avrebbe dovuto porvi rimedio.
I due rimasero a fissarsi per un lunghissimo istante prima che Ruggero sparisse fra la calca di credenti.
La cerimonia si concluse quando le mani esperte di un mastro muratore collocarono la teca nella parete della navata di destra. Il vescovo, scortato, raggiunse la propria dimora, mentre la lunga fila di fedeli sfil dinnanzi alle sacre reliquie finch non si esaur.
La campana suon ancora per qualche ora. La citt rimase in festa e la curia concesse l'uccisione di una dozzina di bovini e capre, di lepri e di ben sedici cervi, acquistati con la parte del tesoro trafugata dai bastardi di Filippo e rimasta nel Palazzo del Comune. La carne venne arrostita e servita ai banchi nella piazza. Le taverne, nonostante fossero in locali di fortuna, fecero buoni affari. Saltimbanchi e giocolieri intrattenevano i popolani, un mangiafuoco spaventava i bambini e incantava gli adulti con lunghe lingue di fuoco, i menestrelli strimpellavano gli strumenti a corda cantando le gesta di eroi e cavalieri, i fornai sfornarono quasi cinquecento pagnotte e focacce e i guadagni furono elevati per tutti. Anche le prostitute dovettero lavorare molto per far fronte alla lunga fila di clienti da soddisfare.
Ildebrando accolse i due vescovi avignonesi nella sala del concistoro. L'espressione trionfale del suo volto non lasciava spazio a dubbi.
Fratelli si schiar la voce. E ora che questa politica di scissione in seno alla Sacra Chiesa abbia termine. Dio stesso ne ha dettato le condizioni e vi invito quindi a far riflettere il santo padre: in Pistoia trover gli alleati di cui abbisogna. Nel contado pistoiese potranno transitare le armate pontificie, disponendo del massimo appoggio. Poniamo termine all'astio tra questa curia e Avignone affinch il passato venga dimenticato. Poniamo gli obiettivi della Chiesa come primari rispetto ai nostri. Dio lo vuole! concluse, ironizzando con l'ultima frase. Era un chiaro riferimento al motto dei Templari, visto che, nonostante gli sforzi del papato che aveva sguinzagliato in Terra Santa orde di cavalieri, tra cui i Templari, nessuno era riuscito a trovare un frammento del Legno Sacro, mentre a Pistoia avevano la corona e le reliquie ossee.
I due vescovi romani indossavano tuniche scarlatte, con stola di ermellino bianco e copricapo tondo, le mani guantate e anellate. Il pi anziano strinse le labbra, ingoiando un boccone amaro, poi per convenne: Perfettissima grazia, il vostro messaggio verr riportato con la stessa chiarezza calc il tono della voce sull'ultima parola. Ma ad Avignone sono molti di pi di quanto credete a chiedere che la santa fede venga rappresentata l piuttosto che altrove. D'altronde, il santo padre dimora ad Avignone, non vi sembra anche questo un chiaro messaggio della volont di Dio?
La risata di Ildebrando infastid gli inviati pontifici. Avignone non ha una reliquia che sia credibile e che attiri i fedeli di tutta la Francia. Giovanni XXII  contrastato dal sovrano francese, che a sua volta impedisce a quel perspicace di Ludovico il Bavaro di prendere ancor pi piede. E i movimenti eretici nella Linguadoca continuano a diffondersi. Picchiett con le dita sulla coppa di vino, quello proveniente dalle cantine romane, il suo preferito, poi riprese: Una reliquia come la corona, che fa portenti e reca potere, farebbe al caso vostro, mentre manca di qualsiasi riscontro l'estenuante ricerca del Legno Sacro che tanto sta frustrando il santo padre. Non prendiamoci in giro e avvaletevi delle mie condizioni. Considerate Pistoia come un avamposto della cristianit in Italia e nettamente contrapposta alle mire dell'imperatore.
Ai due vescovi non rimase che fingersi soddisfatti e riportare il tutto al pontefice in persona. Ildebrando non acconsent che si aggiungesse altro: la reliquia gli dava tanto potere, poteva permettersi di azzardare in quel modo. Siamo bravi a cavarcela senza che nessuno riporti voci o maldicenze. Non temiamo le azioni drastiche. Poi si abbandon sul seggio in attesa che un servo gli colmasse di nuovo la coppa.
I due vescovi si sentirono gelare. Era chiara la minaccia, che faceva riferimento all'assassinio del messo Bertrand da
Bourges. Quindi, come se nulla fosse stato, li conged, e con un ghigno di soddisfazione si ritir.
Quella sera, per l'occasione, volle cenare da solo. Per modo di dire.
A cose normali, ogni volta che sedeva alla sua tavola Ildebrando amava circondarsi di alti prelati, signori e persone dei potentati vicini; amava stare a capotavola su un seggio molto pi alto degli altri, vestiva abiti sontuosi e allietava gli ospiti con suonatori. Non di rado, le prostitute rallegravano la fine dei banchetti, ma questo non di consuetudine.
Le guardie personali vigilavano sulla sua persona, mentre uno scrivano, in genere un novizio, prendeva appunti sui fatti e sui discorsi.
Ma quella sera decise di starsene solo, fatta eccezione dei servi addetti alle bevande e alle cibarie; quest'ultimo era poco pi che un bambino.
Mentre assaggiava una costa di agnello, pens di aver nuovamente bisogno di una concubina. Volse lo sguardo oltre la finestra, godendo di una nevicata pigra eppure distensiva. Fece segno con una mano e subito il giovanissimo servo gli si fece vicino. Portate altra carne. Ho ancora fame ordin.
Lo vide sgattaiolare oltre la porta e far subito ritorno con il vassoio colmo di coste che poggi sul tavolino. Con un gesto sprezzante della mano, Ildebrando lo scacci e lui si mise accanto all'altro servo, in attesa.
Non pensava certo a una cosa del genere quando una sera fu prelevato dalla modesta casa in cui viveva con due fratellini. Era stata sua madre a venderlo, per pochi soldi, maledicendo quel marito che l'aveva lasciata da sola con tre figli, mentre si faceva uccidere in nome di una tunica bianca e verde. Ma pi giorni trascorreva in quel palazzo orribile e pi maturava in lui il disgusto per ci che rappresentava quell'uomo.
A Ildebrando non sfugg quello sguardo puntato su di lui e si irrit. Cos'hai da guardare, piccolo miserabile?
Nulla, vostra grazia riusc solamente a dire con la voce strozzata, mentre abbassava gli occhi fanciulleschi eppure tristi.
Il prelato sfil con due dita una costa dalla bocca. Farlo bruciare come eretico, ecco la soluzione pens ad alta voce.
I piedi affondavano nella neve con scricchioli attutiti. Sfavilli di bianco incantavano il ragazzino, che avrebbe voluto che tutto rimanesse ricoperto di bianco per ogni giorno dell'anno.
Quel candore allietava il suo animo. Nonostante il freddo di quella serata per lui cos importante, sentiva il cuore caldo come non era da tempo.
Percorrendo la stretta ripa dei Maniscalchi schiv degli escrementi lanciati da qualche finestrella mentre la mente lo riportava tra le mura del palazzo vescovile e a tutti gli escrementi che aveva raccolto e gettato dalla finestra. E non erano solo quelli del vescovo, bens di tutti gli abitanti di quel maledetto posto, che si approfittavano della sua giovane et per fargli assolvere tutti i compiti disagevoli. Riflett sulla sua vita fino a quel punto: decise che non serviva essere sottomesso a un signore che costringeva a stare a schiena bassa a sopportare infamie e soprusi solo per un tozzo di pane.
Col cuore che batteva forte si ferm sotto una tettoia, approfittando del calore di una dozzina di cavalli legati l. L'uomo che aveva il compito di controllare che nessuno se ne appropriasse era sdraiato nel fondo, avvolto nel proprio mantello. La brocca vicina stava a significare che aveva cercato calore nella birra, ma ne aveva abusato.
Con le mani intirizzite apr la propria bisaccia e vi frug all'interno, estraendone un pezzo di stoffa. Portava due colori, il bianco e il verde. I giovani occhi si puntarono oltre le orme lasciate dai suoi passi nel bianco, alla fioca luce di una torcia lontana. Il ricordo di suo padre, la spada al fianco e l'espressione severa, attravers la sua mente. Senza accorgersene, la piccola mano strinse la stoffa... Quell'uomo arruffava i capelli di quel bambino che lo osservava varcare la soglia. Altri Biancoverdi lo aspettavano ma lui, prima di raggiungerli, si inginocchi prendendolo per le spalle: gli disse di badare alla madre e ai fratelli fino al suo ritorno. Poi si rialz e raggiunse i commilitoni, mentre la stessa mano che reggeva la stoffa si protese verso di lui sperando di toccarlo ancora. Magari per l'ultima volta. Ancora una volta...
Ma in quel momento non era nella sua casa, bens tra i cavalli sotto una cupa tettoia. Si sorprese nel vedere la propria mano protesa verso la torcia: gli era parso davvero di sentire la mano del padre che gli arruffava i capelli e... la sua voce, rassicurante.
Com'erano cambiate le cose da quel giorno.
Si sent terribilmente solo, ma determinato a non commettere pi l'errore di tornare nella dimora del vescovo. Piuttosto sarebbe morto dalla fame.
Scroll la testa e riprese il cammino.
Rami privi di foglie e anneriti dall'umidit proiettavano la propria ombra sulle pareti intersecate delle travi di sostegno.
Sal le scale di una ripa. Anche se non ripide, erano insidiose a causa della neve che rendeva viscide le pietre levigate dei gradini.
Riconobbe la porticina a cui avrebbe bussato. Al di l di quella, una voce gli chiese chi fosse e cosa volesse a quell'ora.
Il mio nome  Teofano, porto il nome di mio padre. Egli era un...
La porta si apr e apparve Ruggero, il pugnale nella destra. So chi era tuo padre. E tu gli somigli molto, ragazzino. Cosa cerchi?
Prima di rispondere, deglut: Devo parlarvi. Si tratta di cose molto importanti... per voi intendo.
Ruggero si affacci a guardare a destra e poi a sinistra, scongiurando la presenza di malfattori di cui il giovane avrebbe potuto essere l'esca; poi gli permise di entrare.
Teofano istintivamente si avvicin al camino e protese le mani. Si accorse della presenza di Isotta adiacente alla parete, al fianco di Ruggero, che lo osservava dubbiosa.
Richiusa la porta, Ruggero gli fece segno che poteva parlare.
Mio signore, io...
Non sono il tuo signore.
Il ragazzino si intimor, ma continu: Mia madre mi ha venduto al vescovo, come suo servo. Ma ho deciso di non farvi pi ritorno. Sar il padrone del mio destino, buono o nefasto. Sono venuto alla ricerca di un aiuto in cambio di notizie. Negli occhi pass un lampo di astuzia che si dissolse immediatamente quando l'altro scosse il capo.
Ti devo fermare, marmocchio. Lo spirito dei Biancoverdi non  dare per avere, ma dare senza aspettarsi nulla. Dare, semplicemente per carit o solidariet.
Chiedo perdono.  solo che...
Io ti aiuter per quanto potr. Non  un buon momento per nessuno questo. Ma tu, cosa eri venuto a dire? rilanci l'uomo.
Il vescovo.
Ruggero sussult, memore del pericolo scampato contro Genserico. Cosa?
Teofano schiar la voce: Siete in pericolo messere. L'ho sentito io stesso dire che vuole farvi passare come eretico.
Il volto del cavaliere si apr in un sorriso. Sono in
pericolo da un bel po' di tempo ormai. Ma ti ringrazio, piccolo, per avermi avvisato. Adesso cerca un posto dove riposare, domani chieder a qualche mastro di prendere un nuovo apprendista. E se non lo far io, lo farete voi per me e cos dicendo si rivolse a Isotta.
Non serv aggiungere alcunch, poich la donna comprese che Ruggero avrebbe intrapreso un'azione nella quale il rischio di non tornare vivo era concreto.

Pistoia. Notte.
I lumi cominciarono a esaurirsi. Colate di cera cascavano dalle candele appese alle finestre per l'occasione della messa in posa della teca. A eccezione dei fuochi sulle mura, la citt stava per rimanere al buio.
La nevicata aveva calato di intensit ma era stata abbondante nelle ore precedenti, tanto da lasciare un manto di almeno una spanna a ricoprire ogni cosa.
Era il momento per ispezionare il perimetro del palazzo vescovile, adiacente al duomo, per trovare un buco dal quale accedervi. Per cui, cammin alla luce fioca di una torcia celando il suo volto nel cappuccio, ma non trov alcun elemento che gli indicasse un ingresso secondario o segreto, magari un simbolo o una statua. Era davvero cos impenetrabile quella dimora?, si chiese, maledicendo la sorte e il freddo. Alla costruzione del palazzo non avevano partecipato corporazioni di scalpellini o muratori vicine all'ordine Ospitaliere. Se cos fosse stato avrebbe saputo interpretarne i segni, le tracce. Il vescovo era realmente al sicuro l dentro, pens mentre tentava di concentrarsi.
Mentre avanzava lento, con lo sguardo basso, not una grata dalla quale fuoriusciva del vapore. Ricord che vi era un tratto in cui l'Ombrone scorreva sotterraneo e si domand se passasse proprio l sotto. Si accovacci porgendo l'orecchio. Accenn un sorriso.
Fece leva con la spada alzando la grata ossidata e si cal dentro lo stretto cunicolo, puntellando mani e piedi alle pareti. Scese lentamente fino a giungere nel letto sotterraneo del fiume.
Il livello era basso, nonostante le piogge precedenti e la nevicata. Ringrazi il cielo che l'acqua gelida gli arrivasse solo fino all'altezza della coscia e cerc di orientarsi seguendo la direzione che riteneva conducesse sotto la dimora vescovile, tenendo sguainata la spada. Quell'ambiente buio non era affatto tranquillizzante. Chiss quali bestie abitavano quei luoghi, pens diffidente.
Un canto gregoriano che riusc a distinguere in lontananza gli fece capire che aveva trovato ci che cercava.
Stavano celebrando una funzione notturna. Acceler il passo fino a giungere sotto la cappella del palazzo vescovile e punt il naso all'ins: una stretta galleria saliva alla chiesa. Per scalarla avrebbe dovuto usare il manico della spada come gancio e spingersi con le gambe alla parete, una vera faticaccia. Ma doveva farlo senza perdere tempo, se voleva entrare e uscire prima che facesse giorno, altrimenti sarebbe finito nelle segrete di Pistoia per il resto dei suoi giorni.
Dunque si fece coraggio. Quando fu in cima spinse la grata lentamente, cercando di fare meno rumore possibile, poi la adagi al fianco della caditoia. Si tir su scoprendosi all'interno di una chiesa con un'unica navata. Si guard intorno, scorgendo le campate coperte da volte e quattro ampie finestre con pilastri a fascio.
Fortunatamente i cori provenivano dal fondo e lui poteva solo
distinguere le figure delle persone, viceversa questi non potevano vederlo perch rimaneva in un angolo buio. Adesso doveva muoversi facendo meno rumore possibile.
Si allontan quasi galleggiando sul pavimento, introducendosi
in un angusto corridoio e prese per delle scale che lo condussero in un'altra sala, ricca di sarcofagi marmorei con le statue di precedenti vescovi. Prima di entrarvi si irrigid, perch ud delle voci: erano guardie di ronda, che stavano giungendo alla sala da un altro corridoio.
Quando gli armigeri fecero il loro ingresso, vi sostarono. Durante la pausa si misero a giocare ai dadi. Quello che perse imprec la sfortuna e rutt, prima di invitare l'altro a seguirlo per continuare il giro.
Solo allora Ruggero usc allo scoperto, da dietro un sarcofago.
Calcol di avere almeno altre tre ore prima che cominciasse ad albeggiare, e cautamente sal una scalinata che si arrampicava su per una stretta torre. Giunto al cospetto di una porticina la apr prudentemente evitando scricchioli.
Spalanc la bocca quando si ritrov in una piccola stanza completamente affrescata con scene di vita del pontefice Vittore III, l'abate Desiderio. Ruggero nutriva profonda stima per il modo illuminato con cui quell'uomo aveva concesso agli abitanti del proprio contado i privilegi delle Chartae Ubertatis, innovative e fondamentali per l'umanit. Aveva gi letto qualcosa delle intuizioni di quel precursore dei tempi.
Ruggero era fortunato a saper leggere e scrivere. Aveva avuto il privilegio di studiare i Dialoghi, un incantevole messaggio di vera libert di pensiero che andava ben oltre a ci che pensavano i signori e i pontefici. Consider che Vittore III era figlio di un signore longobardo, ed ecco spiegato quel legame con Pistoia che fu presa proprio da quel popolo considerato barbaro dai pi, non certo da lui.
D'un tratto trasal: le voci provenienti dalla stanza attigua lo fecero tornare con i piedi per terra. Non immaginava neppure di trovarsi a due stanze dalla camera da letto del vescovo.
Lo comprese quando, spiando da una fessura della porta, vide due guardie e un prelato discutere alla luce di una candela, seduti a un tavolo di fronte ad altrettante coppe di vino.
... sua grazia pretende il massimo silenzio quando riposa, stolto! rimprover l'uomo di chiesa a un soldato che aveva riso troppo forte.
Allora finitela di raccontarci cose sconce sulla figlia del liutaio ribatte seccamente l'armigero continuando a ridere, anche se pi sommessamente.
Brutto bifolco, non capisci che se si dovesse svegliare il tuo corpo domani penzolerebbe dalla finestra dell'indulgenza, agli sberleffi dello popolo? sibil il prete ammutolendolo.
L'altro armigero si alz stiracchiandosi, si gratt la barba ispida e raccolse la sua spada, che era poggiata alla parete. Poi disse con uno sbadiglio: Io vado a fare un bisogno. Questo vino  buono, ma rende lascivi come femminucce. E si allontan.
Ruggero socchiuse gli occhi facendo lavorare il pensiero. Era di fronte a un'opportunit unica. Da quanto avrebbe fatto sarebbero dipese le sorti sue e dell'intera citt.
Quindi irruppe nella sala uscendo dall'oscurit, congelando dal terrore i due presenti. Con un pugno alla tempia stord la guardia, che stramazz emettendo un tonfo e rumore di ferraglia, poi ferm lo sguardo determinato sul prete, che si mise in ginocchio e cominci a piagnucolare: Chi diavolo siete? Cosa ci fate qui? Non mi uccidete, vi dar dei soldi, posso cedervi il mio anello,  prezioso, guardate... Alz la mano ossuta, mostrando un anello con una grossa pietra blu.
Ruggero prefer non replicare ed estrasse la spada colpendolo
alla nuca con l'elsa, stordendolo. Poi raccolse i corpi e li nascose sulle scale della torre.
Si port infine di fronte alla camera da letto del vescovo.
Stava realmente accadendo. Era arrivato fino a quel punto.
Quando richiuse la porta dietro di s, not immediatamente la figura sul letto che lo osservava con gli occhi sbarrati, il busto ritto.
Il vescovo di Pistoia, Ildebrando, era vestito di una tunica bianca da notte. La pelle biancastra di colui che deteneva
il potere quasi fosse un re rifletteva la luce delle candele. Il viso spigoloso incorniciava un'espressione altera e consapevole. Le dita lunghe e ossute scomparivano sotto l'anello aureo con un'enorme rubino.
Cosa volete? chiese questo con voce pacata, nel vano tentativo di nascondere lo sgomento.
Eliminare un problema. Stava per aggiungere maledetto bastardo ma, forse temendo la collera divina, fu inibito dal farlo.
Colui che poteva parlare in nome di Dio discese dal letto calzando morbide pantofole di velluto, poi si avvicin a Ruggero per dirgli con voce carica di rabbia: Ditemi, con chiarezza, cosa volete da me... Ospitaliere?. Calc l'ultima parola dandole un senso dispregiativo. Aveva intenzione di lasciare intendere che l'ordine degli Ospitalieri era assoggettato alla Santa Romana Chiesa, per cui alla sua persona. Inoltre, aveva lanciato la chiara minaccia di essere a conoscenza del suo passato da traditore dell'ordine e che nelle sue mani erano custodite le sue sorti.
Ma non era cos facile intimorire il cavaliere che aveva di fronte, che lo affront a un palmo dal viso. Vostra grazia, ditemi allora, perch avete assoldato quel sicario per eliminarmi? A Ruggero trem la voce a causa della rabbia crescente. Non vi bastava essere stato la causa di quanto  accaduto tra queste mura... a questa gente? Avete cos sete di sangue o di vendetta e non vi  bastato quello che  fluito lungo le ripe?
Ildebrando non si fece intimorire e ribatt: L'unico responsabile delle sorti di questa gente  Filippo de' Tedici, l'unico e
il solo! Io ho cercato fino all'ultimo.... Il sapore del sangue gli fece capire che Ruggero lo aveva colpito con un pugno. E sogghign.
Non contenete pi la collera, Ruggero?  l'impeto che guida la vostra mano?
No,  la rabbia causata dalle vostre deprecabili azioni. Non avete ancora risposto alla mia domanda, vostra grazia. Per quale motivo assoldare un sicario?
Il vescovo parl, dopo aver sputato una boccata di sangue e saliva: I Biancoverdi. E un'idea pi che un ricordo. Ci che rappresentano costituisce un pericolo per il governo della citt e, per quanto mi riguarda, rasenta l'eresia. Voi e i vostri uomini raccontavate un'esistenza che non avrebbe avuto modo di essere. L'unico aiuto viene da quanto la Chiesa  in grado di offrire.
Mi insegnate molto sulla generosit della Chiesa ironizz Ruggero.
Voi non capite.  solo il pontefice la voce del cielo. Provo pena per quelli come voi e tanti altri eretici che cacciano la testa dall'oscurit alla quale siete condannati per ergervi a vili difensori di gente incolta, destinata a vivere un'esistenza tra la merda di maiale e il piscio di giumenta, sorseggiando vino da taverna.
Un altro pugno batt il volto del vescovo.
Sappiate che non potete uccidermi, vi condannereste ai tormenti eterni.  questo che volete? rilanci.
Per il cavaliere non si dimostr semplice portare a compimento quanto si era prefissato. Quindi si concesse del tempo. Non credo che voi rappresentiate ci che Dio ambisce da un uomo di fede. Voi siete stato complice di Filippo e nulla avete fatto per impedire al Castracani di assediare la citt prima che ne sfregiasse l'essenza.
Ildebrando abbass il capo, concedendo all'altro uno sguardo stralunato. Non ho forse inviato una rappresentanza che
lo facesse desistere dall'intento? Non ho forse visto le membra di quegli uomini sparse in terra e senza un briciolo di ossequio? Voi invece, cavaliere, puzzate di sacrilegio! Ci che state facendo  orribile. Ma siete ancora in tempo per salvare la vostra anima, smettete di trascinare nell'infamia il vostro onore e pentitevi!
Una risata zitt il vescovo. Vi sbagliate. Ho rimesso il mio giuramento verso l'ordine degli Ospitalieri, ora sono un uomo libero da ogni obbligo. E state certo che, se non promettete ora, qui dinnanzi a me, di dimenticare ogni rivendicazione sui Biancoverdi, io... Inchiod l'altro con il proprio sguardo.
Ildebrando lo irrise: Voi... cosa?.
Senza indugi fu la replica: Vi uccider. Statene certo, lo far.
Il silenzio che segu parve durare un attimo lunghissimo.
Fu il gesto di Ildebrando a interromperlo, quando si lanci in avanti tentando di raggiungere la porta per guadagnarsi la fuga o chiamare aiuto.
Il cavaliere, per, fece due passi fulminei e afferr il vescovo scaraventandolo alla parete. Si chiese se con quelle azioni avesse scatenato su di s la collera divina, ma ormai il suo corpo agiva per conto dell'impeto e non della ragione. Vi do un'ultima possibilit... vostra grazia. Sciogliete i rancori che provate nei confronti di chi, in passato,  stato chiamato a mettere in pratica le vere parole di Cristo...
Solo io posso parlare del Cristo in questa stanza prese a gridare Ildebrando, stringendo la croce aurea che pendeva da una collana d'oro. Guardie! Guardie, accorrete! Sgattaiol dietro una cassapanca richiamando ancora, e a gran voce, l'intervento delle guardie affinch accorressero in suo aiuto.
Ruggero sorprese le proprie mani che stringevano l'elsa della spada.
Le urla fecero arrivare molte guardie. Gi decine di torce accese e scoppiettanti stavano convergendo dal cortile interno. Le urla degli ufficiali riecheggiarono tra gli spazi del palazzo.
Quando Ruggero riprese contezza di s, si rese conto di aver fatto la cosa sbagliata. Un passo falso che gli sarebbe costato caro. Vide l'altro asciugarsi del sangue da una narice mentre lo guardava con aria soddisfatta. Allora, vistosi perso, decise di tentare il tutto per tutto: strinse la spada e fece per decapitarlo.
Ildebrando si contrasse in una smorfia di terrore e mettendo le mani avanti url: Non uccidetemi, non fatelo... Deus vult!
lo supplic infine.
Se solo le nostre strade si incroceranno di nuovo, non vi sar posto sicuro per voi... vostra grazia concluse il cavaliere prima di guadagnare l'uscita dalla stanza.
Ildebrando non perse tempo, si alz e chiam immediatamente le guardie.
Ruggero s'infil nella torre cominciando a scendere per le scale, ma le voci delle guardie che salivano e le luci tremolanti delle torce lo fecero desistere. Quindi invert la direzione e prese a salirle pi velocemente che poteva.
Infil per una porticina sbucando in una camera enorme con le volte finemente affrescate. Tre bifore permettevano alla luna di far entrare lame di luce azzurrogrigiastra. Una lieve foschia aleggiava sulla pavimentazione, segno che la temperatura era calata sensibilmente.
Adesso sentiva distintamente le urla degli ufficiali, che incitavano gli armigeri a cercare l'intruso e a perlustrare tutti gli ambienti.
Ildebrando attese l'ufficiale pi anziano nella sua stanza. L'ira che provava impregnava l'aria e si sarebbe potuta soppesare con una mano.
Dove diavolo eravate? Dove eravate?! Strinse i pugni tanto da far imbiancare le nocche. Un dannato Biancoverde riesce a entrare nella mia camera nel mezzo della notte e le guardie non se ne accorgono neppure? Come potete giustificare tutto questo, capitano?
L'ufficiale si irrigid. Signore... le pattuglie controllavano l'intera area, ma...
Tacete sibil. Pagherete cara la vostra negligenza se non troverete Ruggero da Suio. Poi prese a tremare dalla rabbia. Prendete quel bastardo e datelo in pasto ai lupi.
Il capitano usc di corsa, lasciando due soldati a presidio. Not la guardia e il prete che lentamente si stavano riprendendo e si avvicin chiedendo: Cosa  accaduto?.
Questi rispose massaggiandosi la testa e aggiustandosi il cinturone: Quell'uomo mi ha colpito come una furia, non ho fatto in tempo a.... Non port a termine la frase di discolpa, perch il capitano gli tagli la gola lasciando che soffocasse con il suo stesso sangue.
Gli occhi di un'intera turma di soldati lo videro cadere in ginocchio ancora incredulo. Il sangue zampillava e il corpo prese a scivolare a peso morto gi per le scale lasciando una larga scia rossa e vischiosa.
L'ufficiale si rivolse al prete: E per quanto riguarda voi, prete... marcirete nelle segrete fino alla fine dei vostri miserabili giorni. Sput al suo indirizzo e poi, con un gesto del mento, lo fece portare via dai soldati.
Adesso andiamo a cercare quel bastardo di un Biancoverde.
Il nome di chi lo prender verr riferito al vescovo in persona conged infine i suoi uomini.
Eccolo, lo abbiamo trovato! Accorrete... accorrete! url un armigero appena entrato nella sala mentre, contemporaneamente, un altro si affacci a una delle bifore dando eco all'allarme.
Finch la guardia si avvicinava minacciosa puntando l'alabarda contro Ruggero, questi indietreggiava, un passo dietro l'altro, ma quando prov ad affondarla nella sua gola la reazione fu istantanea: scans la traiettoria spingendo sull'asta, ma rimase agganciato dall'uncino della lama.
Doveva essere un bravo guerriero visto come usava l'alabarda, una delle armi pi difficili da maneggiare. Tuttavia Ruggero riusc a ferirgli il volto, facendogli mollare la presa a causa del dolore. Non lo fin.
L'altra guardia gli fu addosso e brandiva un'alabarda
anch'essa. Non aveva pi tempo ormai, altre guardie sarebbero sopraggiunte. Si volt di scatto per riprendere le scale ma si trov di fronte altri tre armati. Era in trappola.
La stanza si riemp in un attimo di altri soldati. Ruggero si irrigid tenendo ben stretta la sua spada.
Trascorsi alcuni attimi di incertezza generale, Ruggero prese a lottare e si rammaric a paragonare la sua situazione a quella di un cinghiale attorniato da una turma di cacciatori che cerca di lottare fino a che ogni energia gli fluisca dal corpo.
Tra i soldati era nata una specie di competizione per chi uccidesse per primo l'intruso: la ricompensa sarebbe stata altissima.
Due uomini caddero sotto i colpi di Ruggero, agile e fluido, che parava e sferrava colpi di taglio e di punta. Completamente l'opposto degli armigeri, che si dimostravano invece impacciati e ostacolati l'un l'altro, un po' dalle lunghe alabarde che sebbene consentivano di tenere l'avversario lontano e poterlo colpire senza esserlo a loro volta, si dimostrarono armi inappropriate proprio a causa della loro lunghezza. La carne di Ruggero era lacera in pi punti ma riusciva ugualmente a parare e chiunque tentasse di ferirlo veniva trafitto dalla sua lama. Inoltre, la bramosia di un ricco guadagno faceva sgomitare i troppi armigeri insieme e il risultato era che cadevano uno dopo l'altro.
Fermi... lasciatelo a me si impose l'ufficiale anziano.
Ruggero rimase titubante per qualche istante, poi assunse una posizione di difesa. Il fiato corto riempiva i polmoni pi velocemente. Gli occhi lacrimavano a causa del fumo delle torce. Sentiva le gambe di piombo ed era ferito, seppure in modo lieve. Decise di morire come si confaceva a un cavaliere: la spada stretta tra le mani e l'onore pieno.
I due si girarono attorno, studiandosi prima di affrontarsi, ma la realt fu peggiore di ogni sua aspettativa.
Un tremendo colpo dell'ufficiale, che sembrava avere la forza di un gigante, lo fece barcollare. Era ormai stanco e non riusciva a ragionare lucidamente e rapidamente. Comprese che
non avrebbe mai superato quello scontro e si concesse un'ultima possibilit di lasciare vivo quel dannato palazzo: un ultimo sprazzo di energia gli pervase l'animo, ma i colpi dell'avversario
lo costrinsero in ginocchio.
Non era la prima volta che avvertiva il sentore della propria fine, ma la caparbiet e il suo intuito gli permisero di reagire ancora: colp a un polpaccio tranciando i muscoli, costringendo l'avversario a indietreggiare di qualche passo prima di stramazzare dolorante. A quel punto, Ruggero balz in piedi riuscendo a puntare la lama alla gola dell'ufficiale.
State lontano: lontano o gli taglio la gola! minacci, sperando di conquistare qualche momento per togliersi di mezzo.
Con gli armati a debita distanza, si avvent verso una parete strappando un arazzo di notevole fattura. Lo lanci sulle torce dei soldati e immediatamente si incendi, estendendo le fiamme ai mantelli e agli indumenti degli uomini. Ne gett un altro sul mobilio generando un vero e proprio incendio. E ne strapp un altro con cui si copr nella fuga gi per la torre. Guadagn qualche manciata di secondi di vantaggio mentre i soldati erano impegnati a spegnere l'incendio e a salvarsi la pelle, eppure qualche dardo gli fischi pericolosamente vicino.
Corse pi veloce che pot. Ben presto sent le voci delle guardie al suo inseguimento. Sentiva gli ordini concitati degli ufficiali e le voci dei suoi inseguitori, mentre la paura si faceva spazio tra il suo coraggio e il cuore gli martellava in gola.
Tornato nella chiesetta, piomb su un gruppo di monaci dalle tuniche bianche e i cappucci calati che salmodiavano. Prese a farsi strada spingendoli, e raggiunta la botola che dava accesso al flusso cavernoso del fiume, vi si gett dentro. Mille aghi di ghiaccio lo trafissero.
Dopo aver percorso una distanza che non gli fu consentito quantificare, visto il buio, giunse finalmente a uno sbocco che
lo vomit nella Brana che scorreva lenta e serena.
Raggiunto un isolotto protetto da un canneto, si tolse gli abiti e li lav, stendendoli infine ad asciugare. Strapp dal
mantello una fascia di stoffa con cui si bend le ferite.
Poi si rannicchi sotto il mantello cerato, cercando di scaldarsi il pi possibile, e solo allora venne sopraffatto dalla fatica, che lo fece sprofondare in un sonno profondo e senza sogni.
In quello stesso istante ogni luogo della citt brulicava di soldati che lo cercavano. Dalle merlature del palazzo vescovile si udivano gli ordini degli ufficiali che organizzavano i presidi di guardia.
Da un gancio venne fatto penzolare il cadavere della guardia che aveva mancato alla vigilanza della camera da letto del prelato, e ad altre due forche vennero appesi l'altra guardia alla porta della camera e l'ufficiale pi anziano, colpevole del proprio fallimento.
Le vie di Pistoria erano cosparse di pattuglie e le loro fiaccole illuminavano di un rossastro tremolante le pareti e le case. Le fattorie e le abitazioni vennero tutte perquisite, nessuna esclusa. I fienili dei contadini che erano anche solo sospettati di aver dato asilo al fuggiasco venivano dati alle fiamme; qualche popolano venne anche torturato, nel vano tentativo di fargli confessare ci che non avrebbe potuto mai. Ogni angolo della contea era setacciata dagli uomini del vescovo.
Avrebbe pagato la mancanza di coraggio.
Era arrivato fino a quel punto per poi mancare di affondare la lama nel cuore di quel bastardo. E adesso era braccato, ferito e infreddolito; Isotta era in pericolo e, certamente, il giovane Teofano avrebbe pagato con la vita l'aver rivelato le reali intenzioni del vescovo.
Si resse la testa tra le mani senza sapere cosa fare. Sent un movimento tra le frasche: qualcuno si stava avvicinando. Raccolse la spada senza fare rumore.
Il ringhio di caccia di un lupo gli fece comprendere che probabilmente era circondato da un branco. I lupi non cacciavano mai da soli e la cosa lo preoccup molto.
Era intirizzito dal freddo e privo di forze.
Alla sua destra vide il luccichio dei primi occhi feroci. Ne seguirono altri.
Qualcuno bussava energicamente alla porta.
Aprite, per ordine del vescovo e di sua signoria il podest!
Isotta rivolse lo sguardo al giovane Teofano, pietrificato dalla paura.
Qualcosa  andato storto. Sposta quella panca e apri la botola che cela. Calati nel cunicolo e corri senza fermarti: cerca scampo almeno tu gli intim.
Aprite! O lo faremo noi e sar peggio per voi.
Io... Il ragazzo mostr esitazione.
Sbrigati. Fu lei che spost la panca e apr la botola. Diede un bacio sulla fronte a Teofano prima che scomparisse nel buio del cunicolo.
Poi rimise tutto com'era.
Con il terrore che le attanagliava la gola, apr la porta. I soldati si riversarono dentro l'abitazione e presero a perquisirla.
Cosa volete? Perch state facendo tutto questo...
Un manrovescio la zitt.
Siete agli arresti. Verrete interrogata nelle segrete del Palazzo dello Comune.
Con i polsi legati venne trascinata via prima che potesse avvedersi se avessero o meno scoperto la botola.
Passando dinnanzi la taverna, si accorse che Leonardo la stava guardando dall'alto di una finestrella. Ma uno strattone le imped di fare alcun cenno.
Raggiunto il palazzo, si vide rinchiudere in una cella le cui pareti erano fatte della stessa roccia del suolo che, senza esclusione di continuit, componevano la facciata della struttura. Si rannicchi cingendo le ginocchia con le braccia immaginando quali torture l'attendevano.
Tuttavia mise da parte la paura e si concesse spazio al ragionamento: se si trovava il quella situazione stava a significare che Ruggero era ancora vivo, allora aveva ancora una speranza...
L'arrivo del podest e del vescovo la fece trasalire.
Fu il primo a parlare attraverso le sbarre: Stiamo dando la caccia a Ruggero. Voi potreste sapere dove si trova e faremo di tutto per farvelo confessare. Tuttavia ci dimostreremo magnanimi e vi concederemo fino ai vespri per riflettere sul da farsi. Dopodich verrete messa nelle mani del mio torturatore, che non si far alcuno scrupolo a strapparvi finanche le budella per farvi parlare. Vi porgo i miei saluti, madonna Isotta.
Lei lo guard facendo fatica per non iniziare a implorare piet. Decise di mostrare dignit e si volt dall'altra parte.
A quel punto intervenne Ildebrando: Mostrate saggezza, Isotta, o la vostra punizione sar esemplare. Ruggero ha cercato di attentare alla mia vita e subir il pubblico martirio. Cercate di evitarlo almeno a voi, diteci dove si pu esser nascosto.
Lei si gir, cercando con lo sguardo quello del prelato.  un vero peccato che abbia fallito nel suo intento. Non commettete l'errore di lasciarmi uscire viva da questo posto, vostra grazia, o potreste non beneficiare dello stesso epilogo.

Palazzo vescovile.
All'alba vennero rifornite le cucine.
Il maestro di cerimonie segn quanto veniva consegnato: il cacciatore ripose sulla lunga tavola una mezza dozzina di fagiani, quattro lepri, papere e un istrice; il pescatore aveva una bisaccia colma di cavedani, lucci e gamberi.
Poi fu il turno di Leonardo, che poggi un maialetto nero dal collo bianco. Questo piacer a vostra grazia, vedrete. La sua carne  tenera e deliziosa poich  stato cresciuto in montagna, con le ghiande pi buone. Poi poggi del miele e una confettura di fichi. Con queste al suo interno la sua carne diverr ancor pi saporita. Una vera leccornia si dilung.
Tacete sconsiderato, piuttosto cosa avete di... pi?
Leonardo sapeva bene a cosa si riferiva: al cerimoniere andava sempre qualcosa, se si voleva restare nelle sue grazie, altrimenti un altro fornitore avrebbe preso il suo posto.
Certamente, ho qui un gustoso prosciutto. Lo estrasse dalla bisaccia e glielo porse.
Bast un'occhiata di Lotario a far scattare un servo, che lo raccolse e lo port dietro le botti. Leonardo, uscendo, sfil dinnanzi al pastore che reggeva due forme di formaggio di capra, e al fattore carico di oche e galline.
Discese il vialetto gradinato tenendosi di lato, permettendo cos a un messaggero di risalire in sella a un cavallo che mostrava i segni di un lungo viaggio. Attravers la porta accennando un saluto alle guardie e ricevendo uno scontroso grugnito.
Lo scrocchiare della neve ghiacciata sotto le calzature gli alliet l'animo. Era fuori da quella casa che tanto detestava. Dal giorno della posa delle reliquie, il vescovo era divenuto la longa manus di Avignone. Chiaro segno ne era che un tribunale d'inquisizione alloggiava nella dimora in attesa di raggiungere Orvieto, dove si sarebbe tenuto un importante processo per eresia. Le ghigna dei prelati che ne facevano parte la dicevano lunga sugli esiti.
Una ruga segn l'ira dell'oste al solo pensiero. Scosse il capo, concentrandosi sull'altra cosa da fare: raggiunse la ripa delle Prigioni, che lambiva sia il Palazzo del Comune che quello vescovile, e si chin, raggiungendo col volto le grate di una finestrella. Isotta... siete qui? chiese a voce bassa.
Non ricevendo risposta, si sofferm alla successiva. Isotta? Qualcuno sa dove  segregata la figlia di Maffeo?
Una voce diede la risposta che cercava: Pi avanti. Provate pi avanti, vi  una fanciulla nell'ultima cella in fondo.
Vi ringrazio, buon uomo. E vi auguro una buona sorte si mostr riconoscente Leonardo.
Non vi  buona sorte qua sotto, solo umidit, puzzo e piscio.
Ma l'oste era gi andato oltre.
Isotta.
Chi chiama il mio nome?
Leonardo. Come state? Vi hanno... Non pronunci la parola torturata.
Nessuno  venuto stamani, contrariamente a quanto pensavo.
Tenete duro. Almeno fino a domani.
Per quale motivo? Vi sono forse speranze?
Non posso parlare di Ruggero poich non ne conosco la sorte. Tuttavia ho buone per voi. Accadr qualcosa, ma dovete sperare e pregare.
E se non resistessi a ci che mi faranno? La voce di Isotta trem per l'angoscia.
Mentite. Mentite e fingete di confessare. Arrivare a domani  fondamentale la rassicur. (Adesso devo andare. Cercher di trovare Ruggero. Senza attendere oltre, si rialz e prosegu. Giusto in tempo per non farsi notare dalle guardie che girarono l'angolo.
Il sentiero si inerpicava lungo una brusca salita di ardua praticabilit. Rocce, rami, foglie e fango si mischiavano alla neve abbondante che non permetteva di vedere dove si mettevano i piedi. Il ruscello fluiva sulla sinistra mentre, dalla parte opposta, il costone ghiacciato era paragonabile alle canne di un improbabile organo di cristallo.
I polmoni erano pesanti e le membra intirizzite. Si ferm per riprendere fiato. Ghermendo ogni pezzo di terreno che il bosco era restio a concedergli, riprese la risalita. Quando non ne pot pi, si mise alla ricerca di un rifugio.
Cammin ancora per poco e quando vide un artiglio del costone a cui avrebbe potuto poggiare dei robusti rami come parete, decise di fermarsi. Si mise subito al lavoro nonostante la spossatezza. Utilizz la spada per ricavare i rami per la costruzione del giaciglio. La presenza del ruscello gli dava l'acqua per dissetarsi e per pulire le ferite. Ne osserv la crosta e non not colori che facessero pensare a infezioni.
Appoggiato alla spada, trasse un sospiro profondo. A che punto era arrivato? Si chiese, sistemando gli ultimi rami alla improvvisata dimora. Aveva fame, ma prima di cacciare qualche lepre avrebbe dovuto riposare. Si sdrai sul giaciglio di fogliame e muschio guadagnando almeno un'altra ora di sonno.
Furono i rumori di alcuni passi a destarlo bruscamente. Fu un attimo: in piedi e con la spada pronta.
Abbass lo sguardo, vedendo rotolare una forma di formaggio stagionato che si ferm ai suoi piedi.
Avrai fame disse una voce.
Una voce a lui ben conosciuta e gradita pi di qualsiasi altra in quel momento. Leonardo!
Posso entrare dunque, non mi affetterai come il peggiore dei nemici?
Ruggero usc e lo abbracci. Un abbraccio lungo, scaturito dal sollievo o dal conforto o da tutte e due le cose. Amico mio, quant' bello rivedervi.
Fossi in voi, mangerei quel formaggio. Non avete una bella cera, sapete?
Le mani del cavaliere afferrarono la forma e la tagliarono passandola sul filo della spada. Come mi avete trovato?
Leonardo port le mani alla pancia sospirando. Avresti cercato un riparo difficile da raggiungere. La montagna pu dare di che sopravvivere per qualche giorno, ed  abbastanza inaccessibile in inverno da impedire a turme di armati di muoversi agevolmente. Dunque ho pensato... quel mascalzone si trova lass, da qualche parte vicino a un corso d'acqua. E ho risalito il ruscello.
Sei stato in gamba. C' pi di un ruscello da queste parti.
Ma questo  l'unico che scende cos ripidamente e, di conseguenza, risalirlo  cosa ardua. Ci ho riflettuto sopra: se fosse stato arduo per te, lo sarebbe stato anche per eventuali inseguitori. Ridacchi. Ruggero rispose con un sorriso.
So che siete in pena per Isotta e allora vi dico che ci ho parlato: credo la sottoporranno a tortura e non possiamo farci niente. Le milizie del vescovo e del podest vi cercano ovunque e stanno commettendo ogni genere di empiet pur di portare la vostra testa su una picca.
Ruggero scatt in piedi. Andiamo. Dobbiamo fare qualcosa!
L'altro lo ferm ponendo le mani avanti. Dobbiamo attendere l'alba di domani e avviarci verso la citt. Tutto dovrebbe essere compiuto per allora...
Cosa intendete?
Leonardo prese a spiegare.
Serr le mandibole quando vide i due uomini che si presentarono alla cella.
Uno era grasso e non molto alto, cosa che accentuava ancor di pi la sua obesit. L'altro era robusto e aveva capelli e barba molto lunghi, sulle spalle la pelle di un orso e una collana da cui pendevano lunghe zanne di cinghiale. Era offuscato dai fumi dell'alcol e lo si capiva da come si muoveva e si esprimeva, senza contare l'alito stomachevole.
L'afferrarono per le braccia e la trascinarono via. Venne legata mani e piedi a una gelida sedia di metallo. Quello grasso indoss un grezzo guanto di cuoio prima di attizzare degli strumenti nel braciere.
Cosa volete farmi? riusc a chiedere, nonostante le lacrime e il muco che le impastavano la bocca.
Sapete gi cosa vuole sapere il podest. Sarebbe saggio che voi rispondeste evitando inutili e si avvicin al volto dolorose, indicibili sofferenze. Le strinse il mento tra le dita. Capito, mia cara? la schern.
Vi prego... io non so nulla. Non so dove sia Ruggero e neppure cosa abbia commesso. Credetemi, vi supplico li implor. Invano.
Fu dapprima il rivoltante odore della carne arsa e, immediatamente dopo, il dolore a farle capire che le era stato pigiato un ferro rovente su una coscia.
Il dolore fu insopportabile. Una secchiata d'acqua gelida la fece rinvenire. Cerc immediatamente di individuare quale altro supplizio le era stato destinato, e con orrore vide la pinza con cui le avrebbero spezzato un dito della mano. Ne aveva viste di cose del genere quando qualcuno usciva vivo da quelle prigioni e portava con s i segni delle orribili sevizie. Si dimen energicamente e url, ma non si trattava di persone a cui importassero le suppliche.
La coltre di fumo delle torce e dei bracieri lambiva le volte del soffitto rendendo l'aria acre e irrespirabile. Sgran gli occhi quando vide la pinza vicina mentre le forti braccia dell'altro torturatore, quello barbuto, le reggevano la mano destinata al supplizio.
Parler! Dir ci che so... ma vi supplico, smettete! riusc a dire prima di lasciare ciondolare il capo.
Le lacrime presero a gocciarle sulle cosce.
Avvertite il vescovo. Che tenga pronta una torma di armati dispose quello grasso.
L'altro le alz il mento con due dita e la fiss. Poi tracann del vino che col agli angoli della bocca imbrattando la barba gi sporca di suo. Perch non ci divertiamo un po' nel frattempo? le disse alitandole a una spanna dal volto.
Lasciala stare, deve prima parlare. Poi ci rimetteremo alle decisioni del podest intervenne l'altro. Poi si rivolse a Isotta.
A quel punto non le rimase altro da fare che seguire il consiglio di Leonardo e annu mostrando sottomissione. Non ne sono certa, poich Ruggero non mi ha detto dove sarebbe fuggito. Tuttavia... Scosse il capo come titubante a proseguire.
Dammela a me la sgualdrinella che so io come farla parlare intervenne il barbuto.
Non dire idiozie se non vuoi che il vescovo ti faccia penzolare da una forca.
Isotta riprese a parlare: C' un posto nel bosco, lungo la strada per Serravalle, una antica stazione di posta di cui rimangono solo i ruderi. Ecco, lui lasciava l il suo cavallo e andava nel bosco a cacciare.  probabile che abbia trovato rifugio in quel luogo. Scambi occhiate con entrambi. Adesso date fede alla parola data e lasciatemi andare.
Questo lo decider il podest. Queste sono le sue prigioni e lui  l'unico amministratore della giustizia in questa citt. Verrai riportata in cella in attesa delle sue decisioni.
Isotta tir un sospiro di sollievo per aver guadagnato del tempo. Adesso non rimaneva che da sperare in quanto le aveva predetto Leonardo.
Non appena il messaggero rifer al vescovo le parole di Isotta, questi chiam il nuovo ufficiale della milizia. Questi gli baci l'anello e rimase in attesa degli ordini.
Ruggero si trova alla vecchia stazione di posta romana. Portatemelo. Vivo o morto. Daremo i suoi testicoli in pasto ai maiali sghignazz congedandolo.
L'ufficiale usc, e Ildebrando volse lo sguardo oltre la finestra, ammirando il rosso infuocato di un tramonto invernale.
Il fuoco fu di conforto a Leonardo e Ruggero, che discorrevano e cenavano.
Cadeva una neve leggera, costante e dai fiocchi fini.
Alle prime luci dell'alba ci rimetteremo in cammino.
E se le campane prenderanno a suonare, allora il vostro piano avr funzionato disse speranzoso Ruggero.
Funzioner, vedrete. Sono pratico di certe cose e conosco i gusti delle persone.
Potrebbe non andare cos, non credete?
Basta avere dubbi. Dobbiamo aggrapparci a questa speranza o nulla sar cambiato nonostante tutto lo rincuor l'oste.
Un srvo vers del vino nella coppa del podest. Poi si ritrasse quando questi lo scacci.
Abbiamo notizie di Ruggero?
Ildebrando se ne stava seduto dietro un tavolino alle prese con la propria cena. Ripul la carne e lanci l'osso al cane che attendeva sotto la tavola. Non ancora, ma sar questione di tempo ormai. Ho molti uomini che gli danno la caccia.
Con il suo corpo smembrato e in bella mostra alle quattro porte della citt, i Biancoverdi diverranno l'appannaggio di un brutto sogno. Alzarono le coppe e brindarono alla fine di un grave pericolo.
Anche il pontefice intende metter fine a questa storia prima che diventi una piaga. Mi ha scritto una missiva in cui palesa la sua inquietudine: teme si possa ripetere quello che  accaduto in Linguadoca e sui Pirenei con i catari.
Si direbbe che ci debba riconoscenza rise l'altro.
Il vescovo si lecc le dita dal miele e azzann un altro pezzo di carne. Perch non vi unite a me, questo maialetto  delizioso.
L'espressione dell'altro anticip il diniego. La sera non mangio mai.  cos che mi tengo tonico e pronto a ci che mi aspetta la notte. Un lampo di malizia gli attravers lo sguardo.
Il vescovo si resse la pancia per ridere. Anche io ho in serbo una sorpresa per questa notte.
Ebbene, non mi trattengo oltre. Inviatemi un messaggero quando avrete preso Ruggero. Rimarr in trepida attesa si conged Aldighiero.
Ancora vino ordin Ildebrando, masticando con difficolt l'enorme boccone di carne.
Rimase in silenzio per tutto il resto della cena.
L'ingresso di Lotario fu segnale di buone nuove. Vostra grazia, la camera  pronta. Tutto  pronto annunci.
Il vescovo si alz e porse le mani unte a un servo che le deterse con un panno bagnato. Poi, anticipato dal cerimoniere, attravers il corridoio che conduceva alla sua camera da letto. Le guardie scattarono in piedi senza ricevere tuttavia alcuna attenzione.
Fu Lotario ad aprirgli la porta. Buonanotte, mio signore.
Destatemi solamente se Ruggero verr acciuffato.
Come comandate.
Ildebrando richiuse la porta dietro di s. E la vide.
Bentrovata le disse.
Isadora non disse nulla. Inizi a togliersi gli abiti, ma si vedeva chiaramente che il suo volto palesava risentimento.
Ho dovuto abbandonarvi nelle mani di quei lucchesi. Dovevo salvare la mia vita poich  quella pi vicina all'Altissimo. A voi, alla peggio, sarebbero spettate le porte del paradiso: avrei interceduto io stesso per la vostra anima.
La replica fu priva di incoraggiamento a proseguire quella
conversazione: Il vostro cerimoniere mi ha pagata bene. Sono vostra per questa notte. Poi per torner nel buco in cui vivo. Dove altri... molti altri come voi godono delle grazie del mio corpo.
Ildebrando avvert una vibrazione al ventre e poi all'inguine: il suo membro si mostrava pi lucido di quanto il vino avesse ridotto la propria mente.
Le carezz il volto e il collo. Poi la fece distendere e prese a leccarle l'interno delle cosce fino a risalirne il profilo. Affond le dita nella peluria e poi nel piacere. Si accorse dell'erezione e affond la bocca nel grembo di Isadora, che gemette. Bramoso com'era di penetrarla tir su la tunica e, contemporaneamente, con l'altra mano le divaric le gambe. Un attimo dopo le fu sopra e spinse per trovare il godimento.
Ma qualcosa prese ad andare storto. L'erezione svan, la bocca si impast di saliva e di una saporosit acida. La mano sinistra si contrasse come se i nervi scattassero stizziti.
Isadora sgran gli occhi. Vostra grazia, siete... molto pallido. Non vi sentite bene?
Col braccio sinistro che non ne voleva sapere di muoversi, Ildebrando si allontan dal grembo di lei, ma si scopr scoordinato nei movimenti e cadde.
Riusc a mettersi in ginocchio. Stava per chiedere aiuto, ma la bocca si riemp di vomito.
Non riuscendo a smettere di rigettare, fece segno a Isadora di chiamare qualcuno.
La donna si alz e corse fuori dalla stanza. Correte, presto, il vescovo sta male! diede l'allarme.
Le guardie accedettero alla stanza e si immobilizzarono di fronte alla scena che si par di fronte ai loro occhi: il vescovo si contorceva nel vomito e nei propri escrementi. Dalla bocca fuoriusciva schiuma giallastra e filamentosa, e
dalle narici colava del sangue. I tratti del viso irrigiditi
dalla sofferenza erano la cornice di occhi impauriti e supplichevoli di aiuto.
Vai a chiamare il cerimoniere, presto! disse una guardia mentre si inginocchiava cercando di ignorare le grida di strazio. L'altra guardia scatt via.
Passarono pochi minuti e Lotario fece ingresso nella stanza da letto. Si rese immediatamente conto che si trattava di avvelenamento e diede disposizione di rintracciare un medicus. Mettiamolo sul letto, forza. Lo alzarono di peso e poggiarono sul letto.
Lotario... salvatemi... lo implor, aggrappandosi alla tunica del cerimoniere con la mano che ancora riusciva a muovere.
Faremo di tutto lo rassicur l'altro.
Quando Lotario si accorse che Isadora era ancora l semivestita, la chiam da parte. Dovete lasciare il palazzo. Non voglio che vi vedano qui.
Raccolgo i miei abiti e vado acconsent lei.
A Lotario per venne in mente che, in caso sia di vita che di morte del vescovo, nessuno avrebbe dovuto sapere in quali circostanze ci fosse accaduto. Aspettate... la ferm.
Cosa?
Seguitemi. La prese per mano e la tir con s.
Isadora temette per s. Non dir ad alcuno della mia presenza a palazzo.
Ne sono certo le rispose voglio pagare il vostro silenzio, affinch vi ricordiate ogni giorno della vostra promessa. Discesero le scale fino all'atrio. Una sentinella fece per aprire la posterla, ma un gesto di Lotario lo fece desistere.
La donna ebbe una gran paura. Il cerimoniere non aveva con s sacche che potessero contenere denari e nell'atrio non c'erano certo forzieri. Giuro dinnanzi a Dio che non parler! Le trem la voce.
Non basta. Mi dispiace, credetemi, ma... non basta. Raccolse un pezzo di tronco dalla legna accatastata e lo brandi minaccioso.
Aiutatemi! Mi vuole uccidere, guardia, vi prego, accorrete! grid, nella speranza che qualcuno accorresse a salvarla. Ma la guardia la ignor.
Vide le braccia di Lotario segnare un arco perfetto sulla sua testa e poi, subito dopo, le fredde pietre dell'acciottolato. Poi gli occhi si riempirono di lacrime rosse e avvert un gran freddo. Cos freddo che pareva entrargli fin dentro le ossa; fin dentro l'anima. Fortunatamente, Maffeo le porgeva la mano e lei gliela strinse. Era calda e gradevole.
Isadora.
Con gli occhi cerc la fonte di quella voce, che somigliava pi a una finestra in frantumi che a una voce umana. Eppure era cos familiare. E poi la vide, sua madre che le sorrideva.
Madre...
Isadora, cara le rispose ancora quella voce tintinnante, pulita e cristallina.
Si pul il volto imbrattato di sangue con la manica. Ansimante, con il legno ancora stretto tra le mani e gocciolante, Lotario richiam a s la guardia: Aiutatemi a farla sparire.
Insieme, avvolsero il cadavere in un lenzuolo e lo chiusero con dei pezzi di corda.
Gettatelo nella Brana ordin alla guardia.
Come ordinate.
Uno stuolo di alti prelati, nobili e rappresentanti di molte signorie si trovavano al capezzale del vescovo. Ildebrando era coperto fino al busto da lenzuoli bianchi e raffinatamente ricamati.
Diede un colpo di tosse schizzando sangue e subito un servo asciug il volto e deterse il sudore che gli imperlava la fronte.
Il volto del vescovo era ormai cinereo e i respiri sempre pi labili. Le litanie delle preghiere non coprirono il brusio delle decine di persone che gi pronosticavano gli eventi politici e religiosi che avrebbero seguito alla sua morte.
Fuori del palazzo, le persone affollavano la piazza. Vi furono processioni e preghiere.
Un altro colpo di tosse fece credere a Ildebrando che fosse giunto il suo ultimo istante di vita, ma non fu cos: riprese a respirare, seppur affannosamente.
Chiss perch in quel momento si sent rilassato e sereno. Un senso di benessere lo pervase e con le mani artigli le lenzuola. Una sensazione di felicit fece nascere, quasi impercettibile, un sorriso sul suo volto, che subito, per, riprese a contrarsi per gli spasimi.
Poi, lampi di immagini gli passarono davanti agli occhi.
Filippo de' Tedici e Ormanno, Isadora, i ghibellini. I flagellanti. La peste nera che aveva scampato in giovent e che tante vittime aveva mietuto anche nel suo villaggio. Con voce labile, fece avvicinare Lotario: Portatemi la corona di Radagaiso. Essa mi salver.
Il cerimoniere, di rimando, chiam a s un prete a cui rigir la richiesta. Gli consegn la chiave della teca e gli assegn una scorta armata.
Si rivel inutile agitare la mano dinnanzi agli occhi: la presenza di Ruggero, con la tunica biancoverde, era costante e dannatamente seccante.
Ildebrando vomit ancora sangue e schiuma. I servi maledissero la sua resistenza e si misero subito al lavoro cambiando, per l'ennesima volta, le lenzuola.
Un prete si fece spazio tra la calca e inizi a recitare l'estrema unzione: Per istam sanctam Unctionem, et suam piissimam misericordiam, indulgeat tibi Dominus quidquid deliquisti....
Smettete! Smettete con queste parole. Non capite? ringhi contro il prete. La santa corona di Radagaiso mi salver.  sempre appartenuta a me, alla Chiesa. Dunque smettete, vi ordino.
Il prete non os discutere e si ritir camminando all'indietro e chinandosi in segno di reverenza.
E voi... voi lasciate immediatamente questa stanza! Vi far tagliare la lingua. Guardie, arrestatelo! grid con voce stridula.
I presenti si guardarono allibiti. Il vescovo stava parlando con chi non c'era, poich rivolgeva lo sguardo alla sedia lasciata vuota dal prete.
Ruggero, lasciate questa stanza, vi ho detto!
Lotario raccolse una pezza e l'imbevve in una tinozza. Tampon la fronte del vescovo e prov a calmarlo: Non vi  Ruggero in questa stanza. Sono le febbri che vi fanno delirare, perfettissima grazia.
Come potete dire ci?  l e mi irride, non vedete? Non lo vedete, tutti voi?
Vi assicuro che non c'. Sar rintanato in chiss quale cloaca quel maledetto, ma non  qui.
Ildebrando si agit e si mise ritto sul busto. Maledetti. Che siate maledetti tutti. Questo  un complotto e Ruggero ne fa parte. Io vi maledico... tutti!
Fu in quell'istante che venne recapitata la corona di Radagaiso. Le mani di Lotario la raccolsero e la consegnarono al vescovo. Ildebrando osserv con avidit le pietre preziose incastonate, poi la port alla testa senza riuscire a calzarla.
Le mani di Lotario lo aiutarono nello scopo. Vostra grazia, la corona  sul vostro capo.
I tratti del volto di Ildebrando si rilassarono. Lo sento. Ne sento gi i benefici. Si interruppe, senza riuscire a trattenere un conato di vomito. Ancora sangue e ancora schiuma.
Ripens a quando il cavaliere Biancoverde riusc arditamente a entrare nella sua stanza. Prov paura e ammirazione per il coraggio dimostrato dall'uomo.
Il cerimoniere pass la mano sugli occhi vitrei di Ildebrando, che erano rimasti aperti. La corona rotol finendo ai piedi del letto.
Ildebrando, stato Baronto di nome, perfettissimo vescovo di Pistoia e di tutta la contea,  deceduto.
Le campane presero a suonare in tutta la contea. Decine di dispacci vennero inviati nella speranza di creare nuovi equilibri e alleanze.
La salma venne spogliata e poi unta di olii profumati e protettivi. Venne fatto il calco per la maschera funebre. Il suo corpo venne vestito degli abiti talari e riposto nuovamente sul letto. Alcune ciocche di capelli vennero messe in ampolle di vetro, sarebbero forse divenute reliquie. Il corpo fu successivamente trasportato nel duomo e messo in mostra per i fedeli che sarebbero giunti da tutta la contea. Ildebrando era morto.
...
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EPILOGO.
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...
Ruggero, le sentite? Le campane. Suonano! Leonardo era raggiante.
Eccome. Diede una forte pacca sulla spalla all'altro. Adesso non perdiamo tempo. Raggiungiamo la citt e liberiamo Isotta.
Allungarono il passo con gli sguardi rivolti alla piana sottostante.
Come sapevate di riuscire ad avvelenare il vescovo?
Conoscevo i suoi gusti. Era ghiotto della carne di maiale giovane e del condimento che io gli ho fornito. Inoltre, una volta, ho assistito a un suo pasto: quando non aveva ospiti, ci che avanzava lo gettava ai cani, piuttosto che dividerlo con servi e faccendieri.
Raggiunsero le mura a mezzod. Si capiva che la citt era in subbuglio dalle ambascerie che entravano e uscivano dalla porta.
I passi dei due affondavano nella neve fino alle ginocchia.
Ruggero copr un sorriso affinch non venisse notato dall'altro. Perduto nei ricordi riascolt la voce di Isotta, gli parve di sentire il tocco della sua mano sulla faccia. Lo snervamento aveva imposto i propri dettami e adesso non vedeva l'ora di entrare nuovamente tra quelle mura senza che nessuno complottasse contro di lui e contro ci che rappresentava. E lasciasse vivere lui e Isotta nella pace che meritavano.
Diresse lo sguardo verso Leonardo, osservandolo mentre si ripuliva il naso con un dito. Ripens a sua moglie, Freda, che fin dal suo arrivo aveva predetto sciagura. E forse lui era davvero una sciagura, o forse no, perch aveva fatto tutto il possibile per servire il vecchio Pucci gi avviato verso la rovina e per portare aiuto a chi ne aveva bisogno.
Una volta un musico aveva cantato le storie dei catari. E lui prov ammirazione per loro, nonostante la Chiesa li avesse condannati e poi sterminati: il loro modo di vivere era encomiabile, basato sul fatto che tutti contribuissero alla prosperit e al benessere, professando umilt e carit; si dimostrarono pericolosi nei confronti della Chiesa poich erano pi vicini alla gente indigente di quanto non lo fossero vescovi e papi.
E inevitabile fu il confronto con i Biancoverdi, che non facevano altro che infondere conforto e sostegno agli sventurati.
Sia Filippo che Ildebrando vedevano come fumo negli occhi lui e i suoi Biancoverdi. Non pot fare a meno di provare un profondo disprezzo per quel duo malvagio di cui adesso, finalmente, non rimaneva altro che il ricordo.
S, era vero che vi era ancora Guazzalotta al governo, ma era pur vero che senza il vescovo Ildebrando le cose avrebbero assunto un senso diverso. Tutto da vedersi, dunque.
Ruggero.
La voce di Leonardo lo fece sobbalzare, assorto com'era nei suoi pensieri.
Ditemi.
L'oste indic pi avanti e lui segu il punto indicato: erano finalmente alle porte della citt. Era calata una nebbia lattiginosa che impediva di vedere l'intera lunghezza delle mura.
Il drappello di guardia era indaffarato a controllare carri di pellegrini, mercanti e mercanzie, viandanti e abitanti dei borghi circostanti, accorsi per le esequie del vescovo. Ogni qualvolta accadeva un evento del genere, in citt convogliavano tutti coloro che avevano interesse a scambi, commerci e collaborazioni per i mercanteggi; anche comprendere chi sarebbe stato eletto come successore aveva la sua importanza, se si considerava che chi era benvoluto dalla curia avrebbe ottenuto solo vantaggi.
Tocca a noi. Fatevi coraggio lo confort l'oste.
Vi sembro forse il tipo che non ne ha? Gli lanci un'occhiata di traverso che parlava forse pi di quelle parole.
La nebbia era diventata una coltre che pareva impenetrabile, se non fosse che le fiaccole, accese per la circostanza, indicavano la via.
Affrontare l'ufficiale di guardia fu il primo ostacolo da superare: lo riconobbe nonostante il cappuccio e gi tre picche erano puntate alla sua gola. La calma del cavaliere stup sia le milizie che lo stesso Leonardo.
Con il dorso di una mano, spost una cuspide e si rivolse all'ufficiale: Quale parte delle mura avete difeso durante l'assedio dei ghibellini? gli chiese.
L'altro tentenn, la mano stretta all'elsa. La parte dello Ceppo. Ho perduto molti uomini...
Dunque fate puntare le armi ai vostri uomini contro chi  stato al pari e ancora ne porta i segni?
Siete ricercato, Ruggero. Devo eseguire gli ordini ...
Oppure vi aspetta la forca, lo so. Ma colui che mi voleva morto adesso lo  a sua volta. E non rappresenta pi un pericolo.
L'altro riflett su quelle parole e moll la presa alla spada facendo segno contemporaneamente agli altri di abbassare le armi. Fiss a lungo e indeciso sul da farsi l'uomo che avrebbe dovuto incatenare e consegnare. Ma a chi?
Sta bene. Entrate pure.
Una guardia, un mercenario francese che aveva trovato ingaggio tra le milizie pistoiesi, intervenne protestando: Ma la taglia...
Nessuno dar una taglia al posto di chi non c' pi. Ottuso di un provenzale! lo zitt il capitano.
Al francese non rimase che grattarsi il capo sotto un elmo gelato. A malincuore vide sfilare dinanzi a s una succulenta opportunit di guadagno.
Ruggero e Leonardo attraversarono la nebbia, che si apr in vortici indispettiti e inghiottiti nella loro stessa materia.
L'incredulit del podest che, percorrendo la navata centrale, vide pochi uomini nelle panche, si manifest con una risata dal sapore sarcastico. Guardatevi intorno: prelati, notari, banchieri, rappresentanti dei vari ordini e delle signorie, esponenti delle corporazioni e sicuramente una spia del papato celata tra di essi. A nessuno che importi realmente della scomparsa di Ildebrando sussurr ad Aldighiero, che lo fiancheggiava.
Non ne vedo alcun motivo replic quello.
Vedendoli arrivare, Lotario gli si fece incontro. Si avvicin al podest e, assumendo un atteggiamento confidenziale, prese a parlargli: Perfettissima signoria, nonostante la costernazione che stringe il mio cuore vorrei poter scambiare due parole con voi. Sono sicuro che le troverete interessanti. Quindi lo guard di sottecchi.
A Guazzalotta quell'atteggiamento divert molto. E allora fatelo lo incoraggi, ma il tono della voce era derisorio pi che propenso all'ascolto.
Il cerimoniere fece finta di nulla. Sapeva benissimo che la sua posizione vacillava e che, se non fosse stato gradito al successore di Ildebrando, la sua sorte sarebbe divenuta incerta. Mio signore, sono preoccupato per ci che potrebbe accadere se venisse eletto qualcuno che interferisse con il vostro governatorato, che nuova prosperit ha portato a codesta contea.
L'abilit nell'utilizzare le parole stup il podest, tant' che rivolse all'altro un'occhiata di ammirazione: non esprimeva direttamente il concetto, bens vi girava attorno in modo da imprimersi nella testa di chi ascoltasse, inducendo a elaborarla nel modo desiderato. Un'opera d'arte dei burocrati, la capacit di rendersi indispensabili e quindi necessari; divenivano anelli di una catena che mostrava il lato essenziale quando una pratica
o un concordato doveva seguire il proprio corso. Bastava un anello che ne rilevava un'anomalia o che, peggio ancora, la creasse, per rallentare, talvolta anche bloccarne, l'esito.
Voi siete un abile incantatore di serpenti, caro Lotario. Ma vedete... non siete voi a essere utile a me, ma il contrario. Voi impegnatevi a divenire i miei occhi e le mie orecchie all'interno delle mura vescovili e io assicurer che veniate confermato, considerata la vostra innegabile capacit di svolgere la vostra mansione. Aveva ribaltato la situazione, dimostrandosi pi abile di chi gli stava di fronte. Adesso permettetemi di pregare per l'anima del vescovo affinch possa raggiungere le porte del paradiso placidamente. Lo scans proseguendo oltre.
L'indignazione era evidente nell'espressione di Aldighiero, che lo seguiva da vicino. Lotario si strofin le mani come se avesse concluso un buon affare.
Si avvicin a un monaco e lo autorizz a liberare l'enorme incensaria, che si lanci lungo la navata sospesa a robuste catene. Quando l'odore acre satur l'intera chiesa, il prete inizi la celebrazione.
Di fronte all'enorme porta lignea del duomo, Leonardo ferm l'amico. Frug nella sacca a tracolla e ne estrasse un fagotto. Ne sciolse i lacci e rivel una tunica dai colori ben noti.
Indossatela. La feci lavare da Freda, che ha bofonchiato ogni genere di imprecazioni contro di voi ma poi ha fatto un buon lavoro, come vedete. Gli brillavano gli occhi.
Amico mio... La voce si ridusse a un gracchio a causa della forte commozione. La indoss senza aggiungere altro.
L'ingresso di Ruggero cre scompiglio.
Armati sbucarono da dietro ogni colonna, pronti a eseguire qualsivoglia ordine. Uno solo di essi, nella speranza di ottenere la taglia promessa, si fece avanti sguainando la spada. Commise l'errore di cedere alla bramosia di un guadagno facile e si dimentic del valore dell'uomo che aveva deciso di affrontare. Avanzando di un paio di passi e chinandosi rapidamente, Ruggero fece s che la punta della spada colpisse il pavimento in uno stridio di scintille. Il colpo si ripercosse sull'intero corpo del soldato che, solo dopo qualche attimo, si accorse che la spada del Biancoverde lo aveva trapassato. Vedendo il proprio sangue che colava lungo la lama fino all'elsa venne colto dallo
sgomento, giusto il tempo necessario all'anima per lasciare
il corpo.
Ruggero estrasse la lama, l'asciug sul mantello dell'avido armato e, con una lentezza plateale, prosegu lungo la navata.
Leonardo saltell ebbro di appagamento. Forza, chi vuol essere il prossimo? provoc.
La tensione si sarebbe potuta toccare quando Aldighiero si par di fronte il cavaliere Biancoverde. Posate la vostra spada in questo luogo sacro a Dio! ordin.
Ruggero la ripose nel fodero e l'affront mostrandosi pi determinato che mai. Fatevi da parte. Non vi  pi alcun motivo per uccidersi l'un l'altro.
Ho degli ordini e sono deciso a eseguirli. Vi intimo di gettare la spada o sar peggio per voi. Rote la spada iniziando a spostarsi lateralmente.
Il rumore del metallo che sfrega nel fodero sanc l'inizio di un duello che sarebbe stato memorabile, se non fosse che il podest vi pose subito termine.
Smettete. Non occorre che vi battiate. Possiamo mettere fine a questa storia senza versare altro sangue.
Non fu difficile per Ruggero accorgersi dall'espressione di Guazzalotta che stava mentendo.
La morte di questo sant'uomo ha sancito un cambiamento. Un altro vescovo prender il suo posto e nuovi equilibri si stabiliranno. Pistoia  giunta a una rinnovata vita ed  giusto che inizi in prosperit, e non marchiata di sangue.
Aldighiero rivolse al podest un'occhiata interrogativa nella speranza di capire dove volesse andare a parare e l'altro lo rassicur con un banale gesto della mano. Con titubanza rinfoder la spada senza mollarne l'elsa finch anche Ruggero non fece altrettanto.
Alla luce di decine di candele, entrambi osservarono il podest avvicinarsi alla salma e chinare il capo. Un chiaro segnale dall'intenzione politica: il podest rendeva omaggio, ma non sottomissione. Neppure al cospetto della morte.
Ne avrebbe certamente preso atto la spia di Avignone, come
lo avrebbero fatto coloro che con la Chiesa avessero voluto intessere rapporti economici o fiduciari.
Il volto di Ildebrando aveva mantenuto l'austerit che lo caratterizzava in vita, nonostante le rughe accentuassero la sofferenza che aveva anticipato la morte.
Lo sguardo di Guazzalotta mostrava pi sdegno che indulgenza. Lo scrut fino a soffermarsi sulla croce tempestata di pietre che lo avrebbe accompagnato dentro la tomba. Ai presenti non sfugg un sospiro.
Uno stuolo di monaci, dai cappucci calati sul volto, fece la sua comparsa dalla navata destra. Ognuno reggeva un cero acceso e cantava litanie gregoriane. Si disposero attorno alla salma, mentre il prete lanciava nuovamente l'incensiere. La foschia acre dell'incenso si addens sotto le volte, creando l'effetto di un cielo in procinto di sprigionare pioggia. Soffi di nebbia stizzita sfilavano dalle fenditure del sottotetto.
L'indaffaratissimo Lotario fingeva cordoglio mentre, con raccolti battiti di mani, dava disposizioni affinch tutto si consumasse come da tradizione. Mentre ci accadeva, Ruggero e Aldighiero erano spiazzati: un istante prima si sarebbero dovuti affrontare e adesso nessuno li guardava pi. Era il vescovo passato a miglior vita a essere in primo piano.
La mano di Aldighiero si strinse al cinturone, l'altra sfil il cappuccio; il tramaglio metallico si afflosci sulle spalle. Ruggero fece la stessa cosa.
Verr il giorno in cui l'epilogo sar diverso. E quella tunica non ti protegger disse il comandante, mentre sistemava il pugnale nello stivale.
Questa tunica pesa pi del vostro usbergo. Ne sento tutto il carico sulle spalle e non mi ha mai protetto. Credo invece che possa essere stata paladina di un'idea. O di un sogno, forse. Non aveva intenzione di permettere a nessuno di denigrare i Biancoverdi.
Aldighiero si lisci la barba appuntita. Far liberare Isotta. Per il momento non serve pi... Si gratt sotto il mento. Per la misericordia di Dio, piantatela di fissarmi in quel modo. Ho visto orrori di ogni genere, ho servito padroni che facevano della loro crudelt la pi efficace delle forme di comando; ho visto sangue scorrere a fiumi in nome del Cielo, contee cosparse di corpi che fossero monito a chiunque passasse in quei luoghi. Ho saputo di re folli al punto da cibarsi degli uteri di donne incinte e signorie soggioganti centinaia di uomini, donne e bambini; ma non ho mai visto nulla di cos potente da contrastare tutto ci. Oggi  andata bene per voi. Il mio signore e vostro, il podest, si  mostrato nella sua magnanimit.  solo per questo che respirate ancora.
Gli occhi di Leonardo erano emozionati. Li asciug con le dita grassocce. Era stato un periodo molto intenso e la tensione iniziava a causare i primi sintomi di cedimento.
Ruggero si concesse una lunga pausa, vagando con lo sguardo sulla funzione in corso. Tutto quel che era accaduto aveva contribuito a creare timore verso i Biancoverdi, non tanto per gli uomini che ne facevano parte quanto per ci che rappresentavano. Con le vostre parole, non trasformerete ci che  bene in male.  il destino dell'uomo. E se dovesse capitare, non siate cos certo sull'esito dell'incontro.
Pronunciate quelle ultime parole, Ruggero lanci un'ultima occhiata alla spoglia prima di voltarsi e avviarsi verso l'uscita. Il fatto che la corona del re Radagaiso fosse sorretta da un servo ai piedi del feretro gli fece scuotere la testa in segno di rassegnazione: anche dopo la morte la cupidigia di quell'uomo si palesava in tutta la sua chiarezza. Si credeva davvero che quell'oggetto, appartenuto a un re sanguinario e conquistatore, potesse agevolare il viaggio dell'anima di Ildebrando verso il paradiso? Se s, non c'era bisogno che nessun fedele pregasse a tale scopo. Ma in realt Ildebrando era disprezzato dal popolo, e l'assenza di fedeli nel duomo era quindi un degno addio.
Varcata la soglia, lo stupore immobilizz ogni suo muscolo. Sotto una nevicata infittita al punto da rendere difficile vedere oltre pochi metri, l'attendeva un gruppetto di uomini. Li riconobbe.
Avevano servito sotto di lui, chi per il vecchio Pucci, chi durante l'assedio. Tutti si erano radunati l fuori dopo che si era sparsa la voce del suo rientro tra le mura.
Solo uno indossava, sopra gli abiti di contadino, la tunica biancoverde. Era logora e annerita. Ricordi di ci che fu.
Uno di essi si fece avanti. Comandante, rimangono solo brandelli delle nostre tuniche ma... non c' bisogno che vi diciamo che altri Biancoverdi oltre a noi sono prond a unirsi a voi.
La mano di Ruggero si pos sulla sua spalla rivolgendosi a tutti. Tornate nelle vostre case adesso. Speriamo non ci sia pi bisogno di indossarle. Ma teniamo la brace accesa sotto la cenere, poich nessuno pu dire quali eventi seguiranno ai cambiamenti in corso.
A vedere quella scena, Leonardo smise di trattenere le proprie emozioni e si lasci andare in un pianto silenzioso.
Uno a uno quegli uomini gli sfilarono dinnanzi salutandolo, finendo tutti inghiottiti dalla tormenta in corso. Da un angolo, sotto la gronda del duomo, Aldighiero assistette alla scena. Qualcosa gli diceva che lui e Ruggero avrebbero incrociato ancora una volta i loro destini. Poi fece rientro nella chiesa.
Il giorno seguente, Ruggero attendeva la sua amata fuori dal Palazzo del Comune nonostante la temperatura rigida e la neve. Per tutta la notte i fiocchi non avevano cessato di cadere, e anche in quel momento si posavano sulle spalle e sul cappuccio ricoprendoli di bianchezza.
La porta si apr. Una folata cre un turbinio di lame bianche, dietro il quale apparve Isotta che si avvicinava. Era provata.
A sostenerla arrivarono le braccia di lui, che la avvolsero nel suo mantello stringendola in un gesto di conforto e di calore.
In lontananza, la presenza di Aldighiero lo port a voltarsi verso di lui. L'ufficiale gli fece un segno che ricambi, prima di tornare a prestare attenzione esclusivamente alla donna che tremava tra le sue braccia.
L sotto era dannatamente umido.
In questo posto tutto  umido e freddo.
Ma l sotto molto, molto di pi.
Ho rischiato di finirci anch'io. Ma senza la testa.
Pigramente si aprirono gli angoli della bocca simulando un sorriso.  servito a qualcosa tutto quello che ho subito?
L'abbraccio di Ruggero fu quasi soffocante. La mia vita stessa  dovuta a quanto avete fatto per me.
Ho temuto di non uscire viva.
Due dita alzarono il suo mento all'altezza del proprio. Prov rabbia nel vedere il livido sotto l'occhio e quello sulla mascella. Lo so, amore mio. Darei qualsiasi cosa pur di mostrarvi la mia riconoscenza. Qualsiasi cosa.
Datemi il vostro cuore. L'espressione si fece impertinente.
Chiedetemi qualcosa che non abbiate gi.
Gli occhi di lei brillarono, insinuandosi in quelli dell'uomo che la sorreggeva saldamente e andando a fondo fino a metterlo in imbarazzo.
Perch non siete fuggito? gli chiese.
Come avrei potuto? Lasciare ci che ho di pi prezioso in questo luogo cos umido...
Dunque non fuggireste finch siete in tempo?
Che vita sarebbe stata senza avere i vostri occhi puntati addosso?
Fuggite, io vi consiglio. Sar senza scrupoli lo fronteggi.
Non accadr mai rispose impacciato.
Vi sentite forse a disagio, messere? lo pungol e port la propria mano sulla guancia.
Dovrei?
Fossi in voi, s...
A vedere quelle labbra socchiuse, umettate, Ruggero avvert un tremore. Erano avide di ci che desideravano di pi in quel momento: lui.
Isotta affond in quell'istante di esitazione. Siete distratto, Ruggero da Suio. Attendevo che mi baciaste e invece...
Qualcosa di paragonabile al miele fuso avvolse le bocche di quei due, fermi tra la neve, sedotti l'uno dall'altra, rapiti dall'intensit degli sguardi e dei battiti dei loro cuori. Erano dolore e amore insieme quel che si riservavano. Erano due sospiri vibranti e impazienti di unirsi ancora.
Prepotente come se si trattasse di estate, giunse la primavera.
La chiesa di Santa Tecla era ornata di fiori e di fronde d'ulivo. I rintocchi della campana avevano attirato molta gente e altra ancora sarebbe giunta.
Finalmente la chiesetta era ultimata.
Profumo di carne arrostita si mischiava ai profumi della fioritura e alla fragranza delle focacce appena sfornate. Musici strimpellavano beffeggi rivolti al vescovo defunto, irritando il prete che li fece minacciare invano dalle guardie. Ildebrando non faceva pi paura a nessuno.
L'organizzazione non mostrava pecche, anche in quell'occasione Lotario aveva fatto bene il suo dovere.
I mendicanti si tenevano in zona, poich sapevano che i pi facoltosi avrebbero elargito loro qualche moneta in segno di penitenza e generosit al termine della funzione. Improvvisati venditori vennero cacciati poich sprovvisti della ricevuta dell'accordato del Comune, invece quelli muniti dell'autorizzazione poterono esporre le proprie mercanzie. C'era di tutto: dalla lana alle novit del momento. Da Firenze venivano i nuovi copricapo a forma cilindrica da cui pendeva una stola dello stesso colore che solamente gli uomini pi distinti avrebbero potuto indossare; dalla Provenza le retine per i capelli delle dame pi raffinate; da Roma le vesti di un impertinente rosso dalle maniche pendenti e dalla Serenissima le calzature dalla punta corta. Vere e proprie modernit assai poco gradite da Lotario, che rivolgeva ai venditori occhiate di disprezzo.
Quando anche il podest arriv, la folla si divise lasciandolo
accedere per primo al luogo da consacrare. Attraversando la breve navata, Guazzalotta trov posto nella prima delle panche e altri gi riempivano le restanti.
Ruggero e Isotta furono tra gli ultimi a riuscire a entrare. Un istante prima di salire i tre scalini dell'ingresso il cavaliere si sofferm a guardare l'area antistante: la mente lo riport indietro nel tempo e rivide i corpi di coloro che vennero trucidati dalla crudelt di Filippo de' Tedici. Riflett su ci che era accaduto tra le mura di quella citt che non gli apparteneva. Una stilettata di irrequietezza colp il centro del suo stomaco. Gli parve di trovarsi al principio di tutte le cose, quando tutto  stato fatto e tutto  ancora da fare.
Cerca di non pensarci.
La voce calda della sua Isotta lo fece trasalire. Gliene fu grato e la strinse a s. La osserv come faceva sempre, come se si trattasse della prima volta, e si riemp gli occhi dell'abito che avvolgeva la sua bellezza inebriante. Il marrone delle iridi scintillanti ben si adeguava col verde dell'abito che le stringeva la vita fluendo verso il basso fin quasi a sfiorare il suolo. Le maniche sottili culminavano con uno strascico congiunto alla stoffa della veste. Era paragonabile al pi bello degli orizzonti quel sorriso che lo invitava a entrare insieme a lei, e impossibile fu non assecondarlo.
Il restauro era terminato dunque, ma tutto aveva un significato diverso. La chiesa di Santa Tecla rappresentava una rivincita, e questo il nuovo podest lo sapeva bene. Perci aveva mandato il suo fido Aldighiero a scambiare con lui ulteriori parole chiarificatrici.
Cosa volete? domand Ruggero quando se lo vide avvicinare.
L'altro lasci trapelare quanto potesse essere letale se solo avesse voluto e quando rispose il suo tono era gelido. Vostra signoria il podest, lo messere Guazzalotta, vi manda i propri omaggi e intende manifestare ogni augurio e benevolenza, sempre che voi favoriate...
La mano del cavaliere gli fece segno di non andare oltre. Spiegate al vostro signore che non sento in me alcun desiderio di favorire alcuno che non si tratti di Dio. Vostra signoria dovr cercare altrove i suoi tirapiedi.
 un'insinuazione che oltraggia l'onore di vostra signoria. Ne renderete conto.
Molte volte ho reso conto: hanno tutti ci che meritano. Basta che vi rechiate alla ripa dove la sua testa mozza  ancora appesa, per vedere che ho ragione.
Spero viviate abbastanza a lungo per pentirvi delle vostre parole ribatt l'altro.
Un'altra voce si un alla discussione. Sia Ruggero che
Aldighiero si voltarono: Leonardo vestiva una tunica bianca e verde e vi erano altri uomini che avevano fatto altrettanto. Il cavaliere riconobbe gli stessi che lo avevano atteso fuori dal duomo, con altri che non aveva mai visto.
Leonardo si fece avanti e fronteggi Aldighiero. Non  il caso di rovinare questa festa. Cosa ne dite di tornare strisciando tra le gambe del vostro padrone? lo minacci.
Aldighiero scosse il capo ma indietreggi di qualche passo e si avvi verso la panca dove sedeva il podest. Prese a sussurrargli ci che era accaduto e quando Guazzalotta si volt trov lo sguardo imperturbabile di Ruggero ad attenderlo.
Quando la funzione ebbe termine, la chiesa si svuot lentamente e cos pure la piazzetta. All'imbrunire Ruggero, Isotta e Leonardo entrarono di nascosto in chiesa. Aprirono la teca contenente le spoglie di santa Tecla e ne raccolsero alcune ossa della mano e dell'avambraccio. Le avvolsero, con la dovuta reverenza, in un piccolo panno, poi si avviarono verso il duomo e accedettero avendo cura di non essere notati da nessuno. Al cospetto della teca con la reliquia di Radagaiso, Ruggero estrasse il pugnale e forz il portello. Scambi le ossa del re con quelle della santa e richiuse sistemando tutto.
Cosa ne farete? domand Leonardo indicando le ossa occultate nel panno.
Le getter da qualche parte.
Non avete paura che il Signore vi punisca per questo?
Ruggero fece segno di no. Un re guerriero e rude come
Radagaiso, votato alla battaglia e alla devastazione, non avrebbe mai potuto essere la scelta di Dio. Avrebbe indicato qualcun altro come beato, ne sono certo.
Ma Dio  misericordioso, e lui tutto pu. Non potete sostituirvi a lui, voi non siete altro che un uomo. Solo un semplice uomo che non cambier le cose e che non dovrebbe convincersi di essere qualcosa di pi...
La gente entra in chiesa e si porta al cospetto di una reliquia credendo di venerare qualcosa di sacro che poi, invece, sacro non . Le ossa di re Radagaiso, per quanto mi riguarda, sono semplicemente delle ossa. Appartenute a un re forse, ma pur sempre ossa, che hanno portato solo sciagura. Adesso invece la gente si porter al cospetto della teca e pregher di fronte alle ossa di una santa: Tecla  stata una martire, che senz'altro sapr essere migliore intermediario tra i fedeli e l'Altissimo. Adesso lo popolo pregher su reali reliquie. Nient'altro di Ildebrando vivr in questa citt.
Fu Isotta a ricordare loro che non dovevano farsi sorprendere nel duomo a quell'ora tarda.
Era da cos tanto tempo che non si sentiva sicura, in pace, pervasa da una sensazione di calma. Una lieve brezza mite le mosse i capelli.
Passeggiando lungo il dolce pendio di una collina appena fuori le mura, Isotta si strinse le braccia del suo Ruggero al petto. Entrambi rivolgevano il volto al sole che calava infuocando ogni cosa creando un'unica lunga e sottile ombra dietro di loro.
Quando vi ho vicino mi sento come la peggiore delle squilibrate.
Ruggero la strinse pi forte. Pu essere che lo siate davvero.
Avrei voglia di dirvi molte cose, ma non saprei proprio da che parte cominciare, sapete?
Dopo aver tratto un profondo respiro pot rispondere: Sentite cos insistentemente il bisogno di parlare?.
Le raccolse il volto e la baci con trasporto.
...
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...
FINE.